Emergenza coronavirus, Sos stagionali nei campi

Con la crisi sanitaria i raccolti sono a rischio: all'appello mancano 200mila lavoratori

Tommaso Tetro di Tommaso Tetro

lavoratori-campi-lavoro-stagionale-by-pictures-news-adobe-stock-750x421.jpeg

Le stime di Confagricoltura e della Coldiretti (Foto di archivio)
Fonte foto: © pictures news - Adobe Stock

L'emergenza coronavirus diventa crisi di lavoro nei campi. Manca, in sostanza, la manodopera; si tratta di migliaia di lavoratori. Una risposta, in parte, è arrivata dalla Commissione europea con la pubblicazione delle linee guida: va garantita la libera circolazione dei lavoratori stagionali in agricoltura (inserendo nella lista anche altre professioni come chi si occupa di medicina, di alimentare in senso più ampio, e di trasporti).

Il primo insieme di linee guida identifica le tipologie di lavoratori per i quali è considerato essenziale garantire la libera circolazione nell'Ue, in particolare per combattere la pandemia di coronavirus. Inoltre le linee guida, per i viaggi non essenziali verso l'Ue, offrono alle autorità di frontiera per l'attuazione delle restrizioni temporanee, l'agevolazione delle modalità di transito per il rimpatrio dei cittadini dell'Ue e per eventuali problemi di visto.
"Circa 1,5 milioni di europei sono lavoratori frontalieri - afferma la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - devono poter raggiungere il loro posto di lavoro in modo rapido malgrado le restrizioni adottate da alcuni Stati membri alle frontiere interne, per limitare il diffondersi del coronavirus".

Secondo Confagricoltura il deficit di lavoratori è di 200mila persone in Italia; numero che sale a 700mila allargando il perimetro dell'Europa. "Siamo in un momento cruciale: si avvicina la stagione della raccolta degli ortaggi e della frutta estiva. Servono almeno 200mila persone subito - osserva il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - in Italia gli operai agricoli sono circa 1,1 milioni. E di questi i lavoratori stranieri regolari sono poco meno di 400mila, ovvero circa il 36%, la stragrande maggioranza dei quali rumeni. Senza di loro si torna a un'agricoltura con sole braccia italiane, che a memoria non ricordo: gli ultimi campi senza immigrati saranno degli anni '70". Per questo "bisogna trovare un rimedio, anche perché il problema non è solo italiano ma di tutti i paesi agricoli europei. Si stima che a livello continentale servano circa 700mila persone".

Il numero è più altro secondo le stime della Coldiretti: con la chiusura delle frontiere nell'Unione europea manca quasi 1 milione di lavoratori stagionali nelle campagne dei principali paesi agricoli, con l'Ue che rischia di perdere quest'anno l'autosufficienza alimentare e il suo ruolo di principale esportatore mondiale di alimenti per un valore di 151,2 miliardi di euro. La situazione più grave - afferma la Coldiretti - è in Italia da cui arriva oltre un quarto di prodotti made in Italy raccolto nelle campagne. Inoltre la Coldiretti ricorda che sono molti i "distretti agricoli" del Nord dove i lavoratori immigrati rappresentano una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della raccolta delle fragole e asparagi nel veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell'uva, delle mele, delle pere e dei kiwi in Piemonte, dei pomodori, dei broccoli, cavoli e finocchi in Puglia fino agli allevamenti e i caseifici della Lombardia. La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia è quella rumena con 107.591 occupati, davanti a marocchini con 35.013 e indiani con 34.043, che precedono albanesi (32.264), senegalesi (14.165), polacchi (13.134), tunisini (13.106) e bulgari (11.261).

Tante le proposte per superare il momento di difficoltà. Per Confagricoltura servono "strumenti governativi che facilitino le assunzioni, come i voucher, o la possibilità di impiegare persone che hanno perso il lavoro o i cassintegrati". E i voucher sono anche la soluzione prospettata dalla Coldiretti: "Nessuna posizione ideologica ma scelte pragmatiche; i voucher in agricoltura servono subito per continuare a garantire le forniture alimentari di cui il paese ha bisogno e per non far marcire i raccolti nei campi. Opporsi oggi ai voucher significa assumersi la responsabilità domani di far mancare prodotti alimentari in negozi e supermercati ma anche di far perdere fonti di reddito integrative a categorie particolarmente colpite in questo periodo".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: agroalimentare unione europea lavoro agricolo

Temi caldi: Coronavirus

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 234.525 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner