E' questo il latte italiano

L'imponente mole di dati raccolta da Aia per i controlli funzionali fornisce una fotografia precisa e dettagliata della produzione lattiera. Numeri liberamente disponibili per esaminare il presente e progettare il futuro

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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La produttività delle vacche è aumentata, rendendo il modello italiano di zootecnia intensiva sempre più sostenibile anche sotto il profilo ambientale
Fonte foto: Rosmary

Dove sono le vacche che producono il latte con il maggiore tenore di grasso? La risposta corretta è: in Trentino Alto Adige. E quelle che producono più proteine? Ancora una volta in Trentino Alto Adige, seguite da vicino da quelle della Liguria e della Puglia.
Inutile chiedersi qual è la razza bovina che produce più latte: come da sempre si conferma la Frisona.

Sono queste solo alcune delle domande alle quali fornisce una risposta puntuale il “Bollettino dei controlli della produttività del latte” realizzato dall'Associazione italiana allevatori (Aia).
Accessibile via web all'indirizzo http://bollettino.aia.it, il Bollettino raccoglie l'impressionante mole di dati che riguardano il patrimonio zootecnico italiano.

Ora sono disponibili i dati riferiti al 2019, l'ultima campagna produttiva che ha preso il via nell'autunno del 2018 per concludersi nell'estate del 2019, con l'inizio della campagna in corso, che terminerà a sua volta nei prossimi mesi estivi.
 

Forte dettaglio

Il dettaglio delle informazioni che vi sono raccolte è di tutto rispetto, distinguendo il numero di animali e la loro tipologia per regione e per provincia, con riferimento alle quantità prodotte e alle caratteristiche del latte.

A essere contemplata non è tutta la zootecnia da latte, ma solo quella che aderisce su base volontaria alle attività di controllo funzionale.
Si tratta in ogni caso di numeri importanti, oltre 1,35 milioni di bovini distribuiti in più di 15mila allevamenti, e poi quasi 200mila capi ovini e caprini in circa 1700 allevamenti e infine più di 60mila bufalini presenti in 271 allevamenti.

Un campione più che rappresentativo dell'intera zootecnia da latte, se si tiene conto che il numero di vacche controllate rappresenta il 75% dell'intero patrimonio nazionale di bovine da latte.
Significativo anche il dato relativo alle bufale, circa il 30% del totale allevato in Italia.
 

Tanti numeri

Il “certosino” lavoro di raccolta dei dati produttivi di ogni singolo animale, fondamentale per orientare il successivo lavoro di selezione e miglioramento genetico, alimenta questa gigantesca banca dati della zootecnia da latte che già da tempo è stata informatizzata per essere liberamente fruibile da quanti hanno interesse a questo settore.

I dati possono essere consultati scegliendo il dettaglio voluto, con distinzione per specie e poi per regione e provincia.
Si può anche conoscere chi sono gli allevatori che vantano i migliori risultati produttivi o semplicemente quali sono le medie delle singole aziende.
I dati, poi, sono liberamente scaricabili per chi volesse su di essi operare ulteriori elaborazioni e confronti utilizzando programmi di uso comune.
 

Ai vertici mondiali

Un lavoro imponente, grazie al quale la produttività delle bovine da latte allevate in Italia può gareggiare con i paesi dove la zootecnia da latte è ai massimi livelli, nella Ue e nel resto del mondo.

Per raggiungere questo risultato si è al lavoro da molti anni, ma i risultati ripagano gli sforzi fatti.

Basta dare un'occhiata al grafico che riassume l'andamento medio della produzione di latte per lattazione.
Nel 1962 una vacca era in grado di produrre circa 40 quintali. Oggi quella stessa vacca (ma a dire il vero è molto diversa da allora) sfiora i 100 quintali, più del doppio.
 

Serie storica della media produttiva a lattazione delle bovine da latte in Italia
(Fonte: © Aia)

 

Zootecnia sostenibile

Prendere in considerazione il solo dato produttivo è tuttavia limitante.
Raddoppiare per unità animale la produzione significa al contempo dimezzare il numero di animali necessario per ottenere la stessa quantità di latte.

Va da sé che un minor numero di animali consente di ridurre in modo significativo l'impatto ambientale in termini di emissioni di gas climalteranti.

Un merito che va tributato da una parte al lavoro di selezione e dall'altro al migliore management che animali ad alta produttività richiedono.
Un'ulteriore conferma della sostenibilità del modello zootecnico italiano.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: latte organizzazioni agricole bovini genetica animale ovini caprini

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