C'è paura per gli antibiotici

Aumentano i casi di batteri resistenti agli antimicrobici. Il Parlamento Ue vota una proposta per limitare i trattamenti di massa negli allevamenti. A rischio terapie e profilassi

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Occhi puntati sugli allevamenti, ma le responsabilità della crescita dell'antibiotico resistenza vanno ricercate anche altrove
Fonte foto: Allan Ajifo

Aumenta ogni giorno il numero di batteri capaci di resistere agli antibiotici. Un problema del quale si parla da tempo e che ha visto in passato sul banco degli accusati gli allevamenti per l'impiego di antibiotici a fini auxinici. Così si chiama la somministrazione di molecole antibatteriche utilizzate a dosi sub terapeutiche per aumentare le prestazioni produttive degli animali. Il sospetto che questa pratica potesse in qualche modo favorire l'insorgenza dell'antibiotico resistenza ne decretò già dieci anni fa l'abolizione.
Nonostante ciò il problema non si è risolto e anzi è andato peggiorando. Anche le analisi riportate nell'annuale rapporto di Efsa, l'Ente europeo per la sicurezza alimentare, evidenzia il crescente rischio per la salute umana conseguente alla aumentata resistenza agli antimicrobici.
Nella Ue, ha affermato recentemente Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, le infezioni sostenute da batteri resistenti agli antibiotici sono responsabili di 25mila decessi ogni anno e il problema non è solo europeo, ma mondiale.

Dito puntato contro gli allevamenti...
E ancora una volta si è puntato il dito sugli allevamenti intensivi, partendo dalla presunzione di un eccessivo impiego di antibiotici. Ma è il caso di ricordare che da tempo le buone prassi di medicina veterinaria non prevedono terapie di massa con antibiotici, ma interventi mirati ai soli soggetti malati.
Un caso a parte può essere quello degli allevamenti avicoli, dove le dimensioni e l'organizzazione dell'allevamento rendono difficile il trattamento del singolo individuo. Proprio per questo si tende a prevenire, piuttosto che curare e infatti è pratica diffusa la vaccinazione contro le più frequenti malattie del pollame. Ciò non evita che alcune patologie riescano a fare la loro comparsa, e anche gli allevamenti si trovano a fare i conti con la minore efficacia degli antibiotici.

che non sono gli unici responsabili
Dal rapporto di Efsa emergono casi di resistenza alla colisitina da parte della salmonella nel pollame e analoga situazione si verifica per il Campylobacter, contro il quale sta perdendo efficacia la ciprofloxacina. Fenomeni di resistenza in questo caso riscontrati sia nel pollame sia nella campilobatteriosi umana.
Poiché i meccanismi del passaggio di questa resistenza non sono del tutto noti ed escludendo la contaminazione alimentare (nella carne cotta questo batterio non può essere presente), ci sarebbe da interrogarsi sulle responsabilità dell'uomo e non solo degli allevamenti, nella crescita dell'antibiotico resistenza. Troppo spesso, ma solo per fare un esempio, si assumono inutilmente e a posologie non corrette farmaci antimicrobici per malattie virali, come la comune influenza di stagione.

Le proposte
Il problema, sia per l'uomo, sia per gli allevamenti, è troppo importante per essere trascurato e bene ha fatto il Parlamento europeo ad affrontare questo tema proponendo nella riunione di giovedì 9 marzo il divieto ai trattamenti di massa anche a fini preventivi (metafilassi). Le misure proposte prevedono poi stimoli alla ricerca di nuovi farmaci e una netta distinzione fra molecole di impiego veterinario e per uso in medicina umana.
La relatrice della proposta approvata dal Parlamento europeo, la francese Françoise Grossetête (Ppe), ha espresso preoccupazioni anche per la vendita online di antibiotici e vaccini. In Italia, lo ricordiamo, la somministrazione di queste categorie di farmaci può avvenire solo sotto la responsabilità di un veterinario e l'unico canale di commercializzazione è la farmacia. Nemmeno il veterinario, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi europei, può distribuire il farmaco.

Farmaci per l'uomo e per gli animali
Fra le proposte approvate dal Parlamento figura un allungamento dei tempi di brevettabilità dei nuovi farmaci e una semplificazione per la loro autorizzazione, oggi molto complessa. Con ciò si vorrebbero valorizzare i forti investimenti che le industrie farmaceutiche sono chiamate a fare per la ricerca di nuove molecole o per aumentare l'efficacia di quelle esistenti. Dal Parlamento arriva poi il via libera alla Commissione europea affinché decida quali molecole siano da destinare all'esclusivo impiego in campo umano. Una scelta che in un prossimo futuro servirà fra l'altro a meglio chiarire le responsabilità della crescita dei fenomeni di antibiotico resistenza.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento unione europea veterinaria avicoli

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