Entro la giornata di oggi, 24 marzo 2025, potrà dirsi avviato il cantiere della nuova politica agricola dell'Unione Europea, da intendersi in senso molto ampio. Perché in queste ore il commissario per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Christophe Hansen sta presentando al Consiglio Agrifish il documento denominato "Una visione per l'agricoltura e l'alimentazione - Realizzare insieme un settore agricolo e alimentare dell'Ue attrattivo per le generazioni future". Nella "visione" vi sono anche ampi riferimenti alle politiche commerciali da sviluppare - che dovranno tanto combattere le pratiche sleali all'interno dei confini unionali, quanto fronteggiare la concorrenza sleale dei Paesi terzi - per scongiurare il rischio che gli agricoltori siano costretti a cedere le proprie produzioni a prezzi inferiori ai costi medi di produzione.
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Tali iniziative sono contenute nel documento insieme agli indirizzi programmatici della nuova Pac post 2027, riguardo alla quale saranno affrontati alcuni temi: in particolare, un più intenso uso della degressività per dirottare fondi sui piccoli e medi imprenditori, sui giovani e nuovi agricoltori e una maggiore integrazione e coordinamento di obiettivi tra Fondi di Coesione e Fondi della Pac per quanto riguarda un più elevato investimento sui beni pubblici nelle aree rurali dell'Unione.
La discussione di oggi tra il commissario Hansen ed i 27 ministri dell'Agricoltura dell'Unione avrà però un'incognita: il budget della Pac post 2027, del quale ancora nulla si sa, visto che il Consiglio Europeo del 20 e 21 marzo scorso tra i capi di Governo dei 27 Paesi dell'Unione si è limitato ad uno "scambio di opinioni sul futuro Quadro Finanziario Pluriennale", il Bilancio dell'Unione dal 2028 in avanti. Per quanto riguarda il nostro Paese si registra la posizione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che prima di partire per Bruxelles aveva riferito in Parlamento, ricordando che avrebbe difeso i budget della Pac e dei Fondi di coesione. Nulla di più, ma già un primo passo, vista la posta in gioco.
Sull'esito di quanto in discussione oggi al Consiglio Agrifish si dirà domani, ma ecco quali sono le attese e i timori delle organizzazioni agricole.
Confagricoltura, no al Fondo Unico Pac-Coesione
Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha scritto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per esprimere forte contrarietà all'eventuale proposta di un Fondo Unico nazionale per il finanziamento delle misure che attualmente rientrano nella Pac, nei Fondi di Coesione e altri fondi diretti europei. "Questa proposta - evidenzia Giansanti - non solo creerebbe disparità nell'allocazione delle risorse tra gli Stati, ma metterebbe a rischio l'intero sistema della politica agricola europea e del mercato unico". La lettera è stata recapitata alla premier in occasione del Consiglio Europeo, del 20 e 21 marzo scorsi a Bruxelles. La proposta non è inserita nella "visione" della Commissione, documento ufficiale, ma era un'ipotesi ventilata nelle scorse settimane negli ambienti della Commissione, mai però ufficializzata.
"La riassegnazione dei finanziamenti Ue in un Fondo Unico - spiega il presidente di Confagricoltura - comporterebbe l'eliminazione degli storici strumenti di finanziamento della Pac, ovvero il Fondo Europeo Agricolo di Garanzia e il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, minacciando la competitività dell'agricoltura e della stabilità delle zone rurali europee". Confagricoltura ribadisce la richiesta di un aumento del bilancio agricolo dell'Unione e della sua indipendenza da altri fondi.
Cia, attualizzare valore Pac
Anche il presidente di Cia Cristiano Fini scrive a Giorgia Meloni, esprimendo la stessa preoccupazione di Confagricoltura: il pericolo della creazione di un Fondo Unico con dentro i denari di Pac e Fondi di Coesione operazione che "rappresenterebbe una modifica fondamentale della governance del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp) con il rischio di minare il funzionamento della Pac". Ma "indebolire la Politica Agricola Comune recherebbe conseguenze di vasta portata sulla produzione alimentare, sull'occupazione dei territori rurali e sulla stabilità generale del nostro settore agricolo".
Di pari passo, aggiunge Fini nella lettera alla premier Meloni, "date le attuali tensioni geopolitiche e le pressioni inflazionistiche, esortiamo la Commissione a includere nel Qfp un meccanismo automatico che consenta di adeguare in tempo reale le dotazioni finanziarie in base ai tassi di inflazione effettivamente osservati anziché a quelli previsti".
Coldiretti, soldi solo ai veri agricoltori
Coldiretti non prende posizione alla vigilia del vertice, ma in una nota del 4 marzo si legge del messaggio lanciato dal delegato nazionale di Coldiretti Giovani, Enrico Parisi, nel corso di un incontro a Bruxelles con il commissario europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Cristophe Hansen, promosso dal Ceja, con la presenza del presidente del comitato Peter Meedendorp e del segretario generale Marion Picot e della delegata italiana Anna Maria Mantovani.
Parisi nei fatti afferma che se l'Unione Europea vuole davvero sostenere il ricambio generazionale nelle campagne e porre le basi per una crescita della produzione alimentare occorre che i Fondi della Politica Agricola Comune vadano esclusivamente ai veri agricoltori - "In tale ottica è fondamentale avviare un percorso di ridefinizione a livello comunitario del concetto di agricoltore attivo - ha sottolineato Parisi - che risulta oggi troppo generico oltre che distante dal modello italiano, incapace di inquadrare davvero chi lavora e vive davvero di agricoltura".
Confeuro, serve Terzo Pilastro
Confeuro, invece, per bocca del presidente Andrea Tiso chiede con forza che "l'Unione Europea rafforzi la Pac, sia aumentando le risorse a disposizione di chi lavora la terra e produce il cibo per milioni di persone, sia costituendo un nuovo pilastro della Pac dedicato alle assicurazioni agricole, per garantire coperture adeguate contro eventi estremi sempre più frequenti e contro il riscaldamento globale. Da parte di Bruxelles, servono interventi concreti e mirati per il rilancio del nostro comparto: serve un ReFarm Europe!".
Altragricoltura, favorire le colture mediterranee
Per Altragricoltura la nuova Pac deve non solo contenere un budget più sostanzioso in termini reali, ma deve anche essere riorientata a favore delle colture mediterranee a più alta intensità di lavoro e che sono state penalizzate negli ultimi decenni da politiche che hanno favorito le agricolture del Centro e Nord Europa.
Inoltre Gianni Fabbris, segretario generale di Altragricoltura, sottolinea: "Riteniamo che una delle strade possibili per incrementare gli aiuti agli agricoltori attivi ed ai giovani possa essere quella di un recupero di risorse dato da una maggiore integrazione tra i Fondi di Coesione e quelli della Pac nel quadro delle azioni per rendere vivibili le zone rurali con investimenti in infrastrutture di pubblica utilità, come pure prefigurato dal documento della Commissione, che non mette in discussione la Pac e la sua autonomia finanziaria, ma punta a coordinare gli obiettivi delle politiche comunitarie sulle aree interne e rurali" continua Fabbris.
Sull'aumento del sistema della degressività, Fabbris infine sottolinea come "Possa essere considerato uno strumento valido solo se realmente finalizzato a reindirizzare le risorse drenate dalle grandi aziende agricole dell'agroindustria verso le piccole e medie imprese che rappresentano circa l'80% del tessuto imprenditoriale agricolo dell'Unione".