Colture protette: la tecnica della solarizzazione

Uno dei possibili mezzi per limitare la comparsa di erbe infestanti e per controllare i nematodi - a cura di Antesia

Tecnica
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Solarizzazione: bagnatura dall'alto e bloccaggio telo sui lati
Fonte foto: Antesia

Premessa

Nei terreni sottoposti ad agricoltura intensiva la ripetuta coltivazione con la stessa specie di pianta (monocoltura) o con piante appartenenti alla stessa famiglia ha determinato una proliferazione di agenti di malattia e, quindi, una riduzione delle rese e della qualità. E' questo un fenomeno particolarmente accentuato nelle colture orticole protette, in particolare i patogeni fungini, i nematodi e le erbe infestanti sono responsabili dei principali decrementi produttivi.

Per contenere i danni provocati dai patogeni ipogei si può intervenire con mezzi chimici (Cloropicrina, 1,3 Dicloropropene, Metham sodio o potassio, Dazomet) mezzi fisici (Solarizzazione ,Vapore), mezzi agronomici (Innesto erbaceo,Rotazioni ), mezzi biologici (impiego di specie antagoniste)

 

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Tab .1 Elaborazione della tabella tratta da: Di Tullio et al., Inf. Fitopat., 2006

Metodi alternativi controllo nematodi...

 

Cenni storici

La nascita della solarizzazione quale nuova tecnica fitoiatrica risale al 1976 quando venne pubblicata su Phitopathology la possibilità di impiego dell'energia solare attraverso plastiche pacciamanti per il contenimento degli agenti patogeni del suolo. Fino ad allora l'energia solare in agricoltura era unicamente applicata esponendo al sole le zolle emerse dai terreni appena dissodati. All'inizio la solarizzazione venne indicata come un metodo in grado di contenere alcuni patogeni delle piante. Successivamente numerose ricerche misero in luce come la 'pacciamatura riscaldante del terreno' organizzata in una precisa tecnica fosse in grado di limitare anche la comparsa di erbe infestanti e di agire verso i nematodi.

 

In cosa consiste

La solarizzazione consiste nel sottoporre il terreno, opportunamente lavorato, bagnato e pacciamato con film plastico trasparente, all'azione benefica della radiazione solare per un cospicuo numero di giorni nella stagione calda. L'innalzamento termico nel terreno dovuto all''effetto serra' è responsabile di una serie di fenomeni positivi per le coltivazioni successive.

La solarizzazione è un'agrotecnica economica e di facile esecuzione. La riuscita del trattamento dipende oltre che dalle temperature raggiunte dal terreno anche dall'attenta esecuzione di tutte le fasi che lo compongono.

La preparazione del terreno consiste nella lavorazione dei primi 30 cm di profondità del suolo, alla quale deve seguire la sistemazione del fondo come se si dovesse già provvedere alla semina o trapianto della coltura. Il terreno deve essere contemporaneamente irrigato abbondantemente per consentire la trasmissione del calore dagli strati più superficiali a quelli più profondi e per stimolare le attività vitali di organi di resistenza di funghi, parassiti animali e semi di piante infestanti, rendendoli così più vulnerabili. Dopo l'intervento irriguo e la lavorazione il terreno va subito coperto con film plastico trasparente da 0,03 a 0,05 mm di spessore, cercando di far aderire quanto più possibile il film al terreno ed interrando i bordi con cura, specialmente quando si opera in pieno campo.

Per ottenere risultati apprezzabili la copertura deve essere tenuta per almeno 35-40 giorni nella stagione di massima insolazione (fine giugno - prima metà di agosto). E' stato dimostrato che la solarizzazione è efficace se la temperatura supera per un periodo di tempo sufficientemente lungo il valore di 37-40°C, generalmente riconosciuto come soglia termica minima per una significativa riduzione del carico dei microrganismi dannosi.

 

Tab. 2 Mortalità di patogeni in funzione delle temperature

Patogeno 

Ambiente prova 

Mortalità 

Tempo x T (°C) 

Fonte bibliog. 

Sclerotinia sclerotiorum (sclerozi) 

Laboratorio

LDL 90

9 gg a 35

84 h a 40

Cartia e Asero, 1994

Verticillium dahliae (sclerozi) 

Campo

Profondità 30 cm

LDL 90

15 gg a 37

8 gg a 38,5

15 h a 42

2 h a 45

Pullmann et al., 1981

Fusarium oxysporum f.sp melonis 

(terreno inoculato) 

Campo

Profondità 25 cm

ED 50 

86 h a 40 

7 h a 42 

Tamietti et al., 2005

ED90

524 h a 40

282 h a 42

Fusarium oxysporum f.sp. radicis-lycopersici 

 (tessuti infetti) 

Serra coperta con ETFE + EVA 

Profondità 30 cm

98.5 %

214 h 37<T<40

+ 40 h T>40

Polizzi et al., 2003

Meloidogyne spp. (forme libere - uova) 

Campo

LDL 90

alcune ore a 45

Greco e Di Vito, 2003

Campo

Inattivazione uova

10-20 min a 48-53

Gokte et Mauthur, 1995

 

 

Tabella 3. Infestanti suscettibili o moderatamente suscettibili alla solarizzazione

Invernali

Estive

Perennanti

Anagallis cerulea

Abutilon theophrasti

Convolvulus arvensis

Avena fatua

Amaranthus spp.

Cynodon dactylon

Capsella bursa-pastoris

Chenopodium spp.

Equisetum spp.

Hordeum leporinum

Cyperus spp.

Plantago spp.

Lactuga seriola

Datura stramonium

Sorghum halepense

Lamium amplexicaule

Digitaria sanguinalis

 

Mercurialis annua

Echinochloa crus-galli

 

Phalaris brachistachis

Eleusine indica

 

Phalaris paradoxa

Orobanche spp.

 

Raphanus raphanistrum

Polygonum persicaria

 

Senecio vulgaris

Portulaca oleracea

 

Sinapis arvensis

Setaria glauca

 

Sinapis arvensis

Solanum nigrum

 

Sonchus oleraceus

 

 

Stellaria media

 

 

Urtica urens

 

 

 

Come si solarizza il terreno 

1. Interramento residui colturali, concimi organici o minerali (non quelli nitrici), geodisinfestanti 

2. Lavorazione terreno (almeno 30 cm), sminuzzamento zolle, livellamento

3. Bagnatura del terreno fino alla capacità di campo (acqua che tende a ristagnare)

4. Copertura terreno con film plastico trasparente (da 0,03 a 0,05 mm) bloccato sui margini

5. Chiusura aperture serra da regolare in funzione delle temperature interne

6. Durata del trattamento in funzione del tempo disponibile in azienda. Varia da 30 a 60 giorni

7. Rimozione telo plastico, lavorazione superficiale per rompere eventuali croste del suolo, modellatura terreno. Da evitare lavorazioni profonde

8. Ridurre gli apporti azotati iniziali sulla prima coltura effettuata in virtù della liberazione di N nitrico a seguito del trattamento

 

La solarizzazione non può essere considerata alla stregua di un mero trattamento chimico e quindi va effettuata in sinergia con altre buone pratiche agricole tra le quali è da considerare fondamentale l'apporto di sostanza organica. Il terreno è infatti un ecosistema vivente e un ruolo centrale nel mantenimento degli equilibri tra le componenti biotiche è svolto dall'humus.

 

L'impiego di sostanza organica può essere interrata:

a) all'inizio della solarizzazione

Pollina, paglia, sovesci di Brassicacee

con lo scopo di potenziare gli effetti biocidi grazie alla liberazione di composti tossici

b) dopo la solarizzazione

Compost maturo

Con lo scopo di apportare popolazioni microbiche selezionate e favorire un riequilibrio dell'ecosistema tellurico

 

 

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Particolare del bloccaggio laterale dei teli

Solarizzazione - bloccaggio teli

 

Il prolungato superamento di temperature oltre i 37°C determina la mortalità e/o l'indebolimento di molti parassiti tellurici nonché di semi di molte erbe infestanti.

Tali effetti dovrebbero riguardare uno strato di terreno fino a 30 cm di profondità e ciò avviene in funzione della somma di ore utili. Relativamente a quest'ultimo aspetto, oltre alla durata del trattamento, rivestono un'importanza fondamentale i materiali plastici utilizzati per la solarizzazione, che devono essere scelti in modo da essere sufficientemente resistenti (per non avere aperture di plastica durante i trattamenti) e da presentare caratteristiche radiometriche tali da rendere massima la quantità di radiazione solare che li attraversa minimizzando le perdite radiative nel range dell'infrarosso lungo.

Il trattamento non provoca ‘vuoto biologico', favorisce la sopravvivenza di batteri PGPR, funghi e attinomiceti antagonisti, etc.

 

I punti critici

Allo stato attuale le principali motivazioni della mancata diffusione di questa tecnica sono:

  • la durata (circa 45 giorni); spesso è considerata una causa ostativa per fare solarizzazione; in coltura protetta con gli elevati costi di investimento l'imprenditore cerca di avere un tempo di inattività quanto più breve possibile, ed attualmente diversi mezzi chimici consentiti (ad es. il metam sodio) sono caratterizzati da rapidità di esecuzione (senza la necessità di doversi rivolgere a ditte specializzate), bassi residui (se non proprio nulli) sulle colture e costi sostenibili.
  • Minore efficacia in pieno campo
  • Efficacia legata all'andamento climatico
  • Possibili danni alle strutture interne, in particolar modo all'impianto di irrigazione (facilmente risolvibile)
  • Difficoltà di reperimento della sostanza organica; l'utilizzo di letame è condizionato da problemi microbiologici (soprattutto per i prodotti destinati alla IV Gamma), mentre per il compost attualmente il limite maggiore è il prezzo mediamente elevato.

 

I punti a favore

  • Approccio integrato al terreno considerato come un 'ecosistema complesso'
  • Integrabile con altri prodotti
  • Buona efficacia
  • Tecnica utilissima in orticoltura in coltura protetta nel caso di aziende biologiche
  • Economica
  • A ridotto impatto ambientale

 

Conclusioni

L'efficacia del trattamento di solarizzazione è connessa a vari fattori; i principali sono: la localizzazione geografica dell'area e l'ambiente di applicazione (serra o pieno campo), le caratteristiche chimico-fisiche del materiale plastico utilizzato, la possibilità di combinazione con altri mezzi di lotta, la durata del trattamento e la probabilità di raggiungere e mantenere, il più a lungo possibile nel terreno, livelli termici considerati indispensabili per il contenimento dei patogeni tellurici e delle erbe infestanti.

L'efficacia di breve e medio periodo di tecniche di sterilizzazione chimica dei terreni, prima con il bromuro di metile e - successivamente alla sua messa al bando - con fumiganti alternativi quali cloropicrina, metam-sodium, 1,3 dicloropropene, dazomet, ha determinato un limitatissimo impiego della solarizzazione anche in zone pedoclimatiche idonee ad una riuscita della tecnica.

Sul lungo periodo l'uso continuo di metodi chimici però intacca la biodiversità dell'ecosistema terreno accentuando problemi tossicologici (stanchezza del terreno) legati a metabolismi non umigeni, ed infine la perdita di struttura del terreno legata alla frequenza delle lavorazioni e alla carenza di agenti cementanti forniti dalla sostanza organica determina una diminuzione generale della fertilità.

In un contesto politico e sociale nel quale vi sono sempre maggiori spinte dalla Comunità Europea, con la progressiva revoca delle sostanze attive comunementi utilizzate come fumiganti, e dalla GDO con la richiesta di un prodotto sempre più ecosostenibile, la solarizzazione si ripropone con attualità come una tecnica capace di assicurare risultati economicamente validi agli imprenditori agricoli nella difficile 'battaglia produttiva' che si combatte in campagna.

 

A cura di Giancarlo Pierri - socio di Antesia

Antesia, l'Associazione Nazionale Tecnici Specialisti In Agricoltura
I soci di Antesia sono dottori agronomi e forestali, periti agrari, agrotenici, tecnologi alimentari che svolgono assistenza tecnica agronomica a centinaia di produttori agricoli e agroalimentari, svincolati dalla vendita di qualsivoglia prodotto materiale alle aziende agricole. Antesia contribuisce alla formazione dei soci ed al loro continuo aggiornamento, promuovendo il reciproco scambio di informazioni, conoscenze ed esperienze di campo. Se vuoi conoscere le iniziative di Antesia, vai su www.antesia.it. Se vuoi diventare socio di Antesia, vai su www.antesia.it

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Associazione Antesia

Speciale: Colture protette II

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