Sostenibilità e food coalition: le sfide da affrontare (e vincere)

Obiettivo Fame Zero, riduzione delle emissioni, contrasto ai cambiamenti climatici e redditività delle imprese al centro del G20 Agricoltura

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli sollecita ad essere operativi (Foto di archivio)
Fonte foto: © hankimage9 - Adobe Stock

"Il Pianeta non ci aspetta". Il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, presidente di turno del G20 Agricoltura che è stato organizzato a Firenze venerdì e sabato scorsi, sottolinea a più riprese l'urgenza di intervenire rapidamente. È un richiamo all'operatività, a non lasciare che la Carta di Firenze, documento finale scaturito dai lavori della ministeriale, rimanga solo una dichiarazione di principio e non un memorandum per declinare concretamente risposte veloci per le tante emergenze che attanagliano la Terra e i suoi abitanti, a partire da quegli 800 milioni di uomini che soffrono la fame, di fatto uno su nove.

Le parole chiave del G20 sono "food coalition" e "sostenibilità", nei vari aspetti economici, ambientali e sociali, con l'assoluta consapevolezza che se da un lato l'ambiente deve essere difeso dai cambiamenti climatici in atto e l'agricoltura tutelata, anche i redditi degli agricoltori devono essere difesi. L'innovazione, le nuove tecnologie, le scienze applicate saranno in questo senso determinanti per evitare l'abbandono delle terre e la mancata gestione, che significa lasciare spazio all'incolto, con tutte le conseguenze negative che comporta un territorio non gestito.

Gli obiettivi a lungo termine che vengono ribaditi sono "Fame Zero", come contenuto nella carta Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ma anche le prospettive di ridurre le emissioni come previsto dagli Accordi di Parigi. Anche sulla questione ambientale si può fare di più. Lo lascia trapelare il ministro Patuanelli al G20, e lo dice in altra sede - al Major Economies Forum on Energy and Climate promosso dal presidente Usa, Joe Biden - il premier italiano Mario Draghi, a due mesi dall'appuntamento Cop26 di Glasgow. "Stiamo venendo meno alla promessa presa dagli Accordi di Parigi", è l'appunto di Draghi, con riferimento all'impegno di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.
La Carta di Firenze rimarca il fatto che "ora, più che mai, abbiamo bisogno di un'azione decisiva, inclusiva, sostenuta e coordinata per garantire che i nostri sistemi alimentari possano svilupparsi per le sfide, condivise, che dobbiamo affrontare".

E il ministro Patuanelli sollecita ad essere operativi. "Fra un anno la presidenza di turno del G20 spetterà all'Indonesia: non possiamo attendere e non fare più nulla" incalza. "Dobbiamo essere in grado di mettere in campo politiche che invertano la rotta in modo definitivo senza guardare al consenso e alle ricadute immediate: tutto ciò che facciamo avrà effetto tra molti anni".
Le politiche ambientali, in effetti, si scontrano con i benefici immediati attesi da chi fa politica, "hanno tempi ben più lunghi, ma non possiamo più aspettare".
D'altronde, "sistemi alimentari sostenibili e resilienti sono fondamentali per la sicurezza alimentare e la nutrizione, contribuendo alla eliminazione della povertà, alla gestione sostenibile delle risorse naturali, alla conservazione e protezione degli ecosistemi e mitigazione dei cambiamenti climatici", recita uno dei 21 punti della Carta di Firenze.

Sono fondamentali ricerca e sviluppo e il trasferimento tecnologico orizzontale, fra Paesi, per sostenere sia la transizione ecologica sia per permettere a 800 milioni di persone di uscire dalla fame, una condizione che "la pandemia ha accentuato".
Il ministro sa bene che non è semplice, anche perché molto spesso l'agricoltura deve fare i conti con micro aziende e piccole imprese a carattere familiare, dove introdurre nuove tecnologie è molto complesso.

Nel corso del G20, riferisce Patuanelli, uno degli argomenti sui quali si è soffermata l'attenzione dei venti protagonisti mondiali (li ricordiamo: Italia, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia e Unione Europea, con la Spagna invitata permanente) è stato anche il boom dei prezzi dei cereali e dei semi oleosi.

Un'emergenza non soltanto italiana, che mette in difficoltà le principali catene di approvvigionamento. "Se non si raggiungerà in fretta un plateau dei prezzi per poi avere una fase di discesa dei prezzi, siamo consapevoli che dovremo fare qualcosa a livello globale" dice il ministro Patuanelli. "La questione non è limitata all'Italia, come sapete, ma riguarda tutti". Un percorso efficace, ha riconosciuto Patuanelli, potrebbe essere "l'abolizione dei dazi a livello globale", ma una cosa è certa, "sono in atto dinamiche di speculazione sulle borse mondiali".

Spazio anche alla sostenibilità sociale dell'agricoltura e alla redditività delle imprese, quest'ultima variabile essenziale per permettere agli agricoltori di pianificare percorsi di crescita. "Va aumentato il reddito dei contadini, anche per avere una maggiore dignità del lavoro e contrastare il caporalato".

E nell'ambito del contesto climatico, l'acqua rimane una priorità. Vi sono ormai molte aree del Pianeta in cui, per effetto dei cambiamenti climatici, a situazioni emergenziali di siccità si alternano catastrofi per una presenza di pioggia violenta e concentrata, che distrugge (anche) l'agricoltura. Bisogna fare presto.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ambiente sostenibilità mipaaf

Temi caldi: G20 Agricoltura 2021

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