Giovani agricoltori, fare rete per fare reddito

Il numero dei giovani che si affaccia al mondo dell'agricoltura è in aumento, ma i problemi da affrontare sono molti. Fare rete è un buon modo per superarli

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Cresce il numero dei giovani agricoltori
Fonte foto: © Goodluz - Fotolia

Non solo calciatori e modelle. Tra i sogni nel cassetto dei giovani italiani c'è anche quello di diventare agricoltori. A dirlo sono i numeri. Con oltre 55mila aziende agricole guidate da under 35 l'Italia si piazza al primo posto in Europa per la presenza di giovani in campagna. Figli di agricoltori che prendono in mano le redini dell'azienda, ma anche ragazzi che hanno voluto fare dell'amore per la terra un lavoro.

Secondo i dati di Coldiretti, la principale associazione di categoria italiana, i nuovi agricoltori hanno dimestichezza con le nuove tecnologie, sono abituati a viaggiare e hanno una particolare attenzione per la tutela dell'ambiente e per il sociale. Un giovane agricoltore su quattro è laureato ed è donna.
 

Figli di agricoltori e non

C'è una grande differenza però tra gli agricoltori che decidono di avviare una attività ex novo e quelli che ereditano la terra dai padri (la maggioranza). I primi infatti hanno titoli di studio eterogenei, hanno un business plan e le idee chiare.

I maggiori ostacoli riguardano l'accesso al credito. Basti pensare al costo della terra: si va dai 17mila euro della Sardegna ai 108mila della Liguria, senza spingersi nelle Langhe, dove un ettaro di vigna può costare milioni. Ma da questo punto di vista le Misure di primo insediamento e gli altri fondi messi a disposizione dall'Ue e dallo Stato rendono meno insormontabile il problema

Secondo Coldiretti quest'anno ben 22mila giovani under 40 hanno presentato domanda per il primo insediamento nel Sud Italia. Ma il 78% delle pratiche non sono state accolte per ritardi amministrativi. E così si rischia che i fondi europei legati ai Piani di sviluppo rurale della programmazione 2014-2020 tornino a Bruxelles. "Un danno enorme ad un territorio già in difficoltà" denuncia Confagricoltura, l'altra grande associazione di categoria che punta il dito contro la burocrazia e le amministrazioni regionali.
 

Il ruolo della formazione

La maggior parte dei ragazzi che studia agraria tuttavia è figlia di agricoltori e un giorno erediterà l'azienda di famiglia. Nell'anno scolastico 2017-2018 sono stati 45.566 i ragazzi che hanno scelto un percorso scolastico con indirizzo agrario. Secondo l'indagine svolta tra gli studenti da AgroInnovation EDU by Image Line risulta che il moderno agricoltore non potrà fare a meno di centraline meteo (52,1%), web app per la gestione delle operazioni in campo (51,1%), Gps (47%) e sensori (45,1%). Seguono i motori di ricerca per agrofarmaci e fertilizzanti (39,4%), i droni (33,7%) e i robot (10,5%).

Subentrare al padre tuttavia non è semplice. E i problemi di ricambio generazionale si fanno sentire. "I giovani agricoltori oggi si sentono soli e molto spesso, anche se preparati dal punto di vista accademico, non riescono ad imprimere una svolta in azienda. Di fatto sono gli anziani padri a prendere le decisioni, anche se sulla carta il titolare è il figlio", spiega ad AgroNotizie Giuseppe Savino, fondatore di VàZapp'.
 

L'importanza di fare rete

VàZapp' è un'associazione nata in Puglia, a Foggia, fatta da giovani che leggono il mondo agricolo da angolature diverse per dare una visione nuova al settore. È un luogo di incontro, di contaminazione, di condivisione di buone pratiche. Nasce da una idea di Giuseppe Savino e di un sacerdote mancato a 93 anni, Don Michele De Paolis, che vedeva la terra come fonte di lavoro e non come causa di emigrazione verso il Nord.

Ma che cosa fa VàZapp' per aiutare gli agricoltori? "Prima di tutto ascoltiamo. Io stesso sono un agricoltore e so che i contadini oggi si sentono soli e non vengono ascoltati. Per questo abbiamo inventato le Contadinner, delle cene organizzate a casa degli agricoltori in cui ognuno è libero di scambiare idee, problemi e visioni", ci spiega Savino.

Il punto fondamentale è fare rete. In un'epoca in cui il digitale facilita la circolazione delle informazioni, per i piccoli agricoltori creare delle comunità è necessario per sopravvivere. Fare rete significa ad esempio condividere le buone pratiche agronomiche, ma anche le attrezzature: perché comprare da solo un trattore quando posso condividere la spesa con il mio vicino? E magari prevedere delle rimesse centralizzate per prevenire i furti?

"I giovani agricoltori hanno una sensibilità diversa, vorrebbero cambiare il modo di fare agricoltura, ma spesso non sanno come. Si sentono isolati", ci confida Savino che ha preso in mano l'impresa di famiglia, a Foggia, che produce cereali, uva e olio d'oliva. "Bisogna ascoltarli e dargli coraggio. Anche perché l'innovazione in agricoltura si diffonde per emulazione. Non servono le lezioni in aula, ma agricoltori che diano l'esempio in una formazione fatta nelle aziende agricole in orari dove gli agricoltori siano liberi".

Nella visione di VàZapp' gli agricoltori non sono solo le persone che sfamano ogni giorno l'umanità, ma possono essere anche dei terapeuti. "I cittadini fuggono in campagna per cercare bellezza, tranquillità, ritmi di vita più lenti. Gli agricoltori possono diventare custodi del paesaggio e creare quelle relazioni di cui tutte le persone sentono il bisogno". E dal legame umano ne nasce anche uno economico, con la vendita diretta dei prodotti della terra.

La multifunzionalità è infatti un tratto distintivo delle giovani aziende. Non solo coltivazione della terra, ma anche ospitalità, con gli agriturismi. Educazione, con il ricevimento di scuole e l'ideazione di percorsi didattici. Ed esperienze. Oggi migliaia di persone vanno in campagna per partecipare alla vendemmia, alla raccolta delle olive, alla preparazione del formaggio. Nel nuovo millennio il cibo non è più un bene per soddisfare un bisogno primario, ma una fonte di esperienze che nutre l'anima.

Azione cofinanziata dall'Unione europea

Questo progetto è stato finanziato con il sostegno della Commissione europea. La presente pubblicazione [comunicazione] rispecchia unicamente le opinioni dell'autore. La Commissione non può essere ritenuta responsabile dell'uso che verrà fatto delle informazioni in essa contenute.
 

Questo articolo, tradotto in italiano, fa parte di un progetto cofinanziato dall'Unione europea con l'obiettivo di raccontare e far conoscere all'opinione pubblica le differenti agricolture all'interno dell'Ue. Il progetto coinvolge i media di settore di sette Stati differenti che hanno raccontato ognuno l'agricoltura del proprio paese. A coordinare il progetto è il network editoriale Euractiv.com. AgroNotizie è stata scelta in rappresentanza dell'Italia

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