Serve una Alexa (o una Siri) in campo

Sono centinaia i sensori Iot che possono essere installati in campo o nelle aziende agricole. Ma serve una intelligenza artificiale per gestirli tutti e offrire agli agricoltori informazioni chiare

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Cortana è l'assistente virtuale di Windows

In un video virale diventato popolare nella comunità italo-americana, una anziana signora (di origini venete) si confronta con Google Home, l'assistente virtuale di Big G capace di rispondere alle domande che facciamo, come ad esempio 'come sarà il tempo oggi?', oppure di suonare una canzone a scelta, come 'Piemontesina bella'. Ma gli assistenti vocali, oltre a darci informazioni, sono persino in grado di comandare alcuni elettrodomestici connessi ad internet (in gergo Iot - Internet of things), come la caffettiera elettrica, le luci di casa o l'allarme alla porta.


Facciamo un salto e andiamo in una azienda agricola. Oggi sono a disposizione degli agricoltori una infinità di device Iot, in altre parole sensori e apparecchi connessi ad internet, in grado di registrare dati di vario genere e 'fare cose'. Grandi aziende e startup hanno sfornato centinaia di soluzioni differenti per ogni esigenza, quello che manca è una Alexa (l'assistente di Amazon), una Corteva (quella di Windows) o una Siri (mondo Apple) che raccolga i dati, li elabori, e fornisca all'agricoltore informazioni utili oppure 'faccia qualcosa'.


L'agricoltura sempre più connessa

E' vero, parlare di agricoltura connessa quando spesso in campo non prende neppure il cellulare fa un po' ridere (o piangere). Eppure nei prossimi anni anche in campagna arriverà il 4G e si spera anche il 5G. Intanto molte aziende si sono attrezzate con ponti radio e LAN wireless di media portata per rimanere connessi al mondo. Al di là di questo ostacolo i sensori wireless sono presenti in un numero crescente di aziende agricole e lo saranno sempre di più. Ma parlare di sensori in maniera astratta vuol dire poco, facciamo qualche esempio.

Blueleaf è una startup italiana che attraverso sensori Iot in campo raccoglie dati su suolo e pianta per poi supportare l'agricoltore nella definizione di un consiglio irriguo, che comprende anche la fertirrigazione. Per le aziende più smart anche il sistema di fertirrigazione è connesso ad internet e si attiva, anche in maniera automatica, a seconda delle informazioni processate dal sistema. Piattaforme simili sono quelle realizzate da Bluetentacle, startup trentina, oppure Revotree (startup pugliese) o ancora Smart Island (startup siciliana). Senza parlare di Netbeat del gigante Netafim.

Ogni sensore può diventare Iot se connesso alla rete. Una capannina meteo, un igrometro inserito nel suolo per misurarne l'umidità, un sensore che valuta il Potenziale idrico fogliare (come fa la startup israeliana Saturas) per anticipare gli stress idrici. Oppure una camera multispettrale montata su un drone o il sensore di una trincia che misura la produttività di un campo.

Molti agricoltori utilizzano le trappole a feromoni per monitorare la pressione di alcuni insetti sulla propria coltura. Per chi ha pochi ettari non è un problema fare il giro una volta a settimana per contare gli esemplari che sono rimasti appiccicati alla colla. Ma per chi ha tanti ettari questo è un problema. E allora si stanno sviluppando trappole che contengono fotocamere in grado di scattare foto agli insetti catturati e di contarli in maniera autonoma, inviando poi i dati via internet.

Per supportare lo sviluppo di soluzioni Iot dedicate all'agricoltura l'Unione europea ha finanziato il programma Internet of food and farm 2020 (35 milioni di euro nell'ambito del programma Horizon 2020). IOF2020 ha raccolto startup e aziende provenienti da tutta Europa (e non solo) per creare una rete e promuovere le best practices, anche in zootecnia.

I polli da allevamento risentono molto degli stress ambientali e per questo mantenere monitorati parametri come la temperatura, l'umidità, la luce o la presenza di gas tossici (come l'ammoniaca o la CO2) è di fondamentale importanza. L'utilizzo di sensori è in grado di monitorare le condizioni ambientali nell'allevamento, ma anche durante il trasporto verso i luoghi di macellazione, assicurando agli animali condizioni favorevoli.

Qualcosa di simile accade negli allevamenti bovini, dove gli animali spesso sono equipaggiati con pedometri o ruminometri. I primi sono in grado di misurare l'attività motoria delle vacche. I secondi invece misurano quanto l'animale si nutre. Dati che vengono inviati a degli hub installati in stalla che poi caricano i dati in cloud per essere analizzati. Ma è anche possibile individuare precocemente le zoppie o le mastiti.


Abbiamo bisogno di una assistente virtuale

Insomma, i sensori Iot oggi disponibili sono moltissimi e anche i software che analizzano i dati per fornire dei suggerimenti (i Dss, Decision support systems), iniziano a diffondersi. Quello che manca è una Alexa dell'agricoltore. Un assistente (vocale e non) che quando interpellato risponde fornendo informazioni chiare e precise: dallo stato di salute di una vacca alla presenza di parassiti in campo. E che, se richiesto dall'agricoltore, sia in grado di azionare pompe, muovere trattori (non siamo lontani) o aprire le finestre di colmo di una serra.

Assistenti che devono essere semplici da utilizzare, come la nonnina del filmato che dice 'Ehi Google'. Che siano affidabili, che cioè forniscano informazioni che possano essere prese per buone con un certo margine di sicurezza. E che siano in grado di aiutarci quando ne abbiamo bisogno, anche da remoto.

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