Mancozeb: tutti i formulati per la vite (per la stagione 2021...)

Dopo la decisione Ue di non rinnovare il ditiocarbammato, vediamo cosa potrebbe succedere in futuro nella difesa contro la peronospora della vite

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Mancozeb e vino: fine di un connubio che dura da 50 anni?
Fonte foto: © Igor Normann - Fotolia

Dieci anni sono passati da quando su AgroNotizie venne proposto Mancozeb: senatore a vita per via dei meriti pluridecennali in campo fitoiatrico, soprattutto in quello viticolo. Innumerevoli ettolitri di vino sono stati infatti prodotti, anziché andar perduti, proprio grazie a questa sostanza attiva, la quale contro la peronospora ha da sempre giocato un ruolo decisivo specialmente nelle prime fasi dei programmi di difesa.

La proposta di AgroNotizie non è stata purtroppo raccolta a livello europeo e il 23 ottobre scorso mancozeb è stato frettolosamente liquidato, dando sei mesi per lo smaltimento scorte e altri sei per l'uso in campo. In pratica, a meno di altre soluzioni come le autorizzazioni in deroga, il 2021 potrebbe essere l'ultimo anno in cui la peronospora dovrà fare i conti con questo efficace fungicida anti-resistenza
Oltre ai succitati ettolitri di vino, infatti, gli devono la vita decine di altre sostanze attive più moderne e gradite (o meglio: meno sgradite) che sono state preservate nel tempo grazie proprio alla presenza di mancozeb nei programmi antiperonosporici.

Proviamo quindi a immaginare cosa succederebbe allo scibile fitosanitario applicabile alla vite da vino se domani stesso sparissero per magia i formulati che contengono mancozeb, da solo o in miscela. 
 

Viticoltura: che voragine...

In banca dati Fitogest risultano autorizzati su vite da vino 363 formulati ad azione antiperonosporica. Un'enormità, parrebbe.
Poi però si contano 197 di questi che sono a base di rame: 34 contengono idrossido, 80 ossicloruro, 2 ossido, 35 solfato neutralizzato e 46 solfato tribasico. In pratica, il 54,3% dei formulati antiperonosporici su vite da vino sono rameici o loro miscele. 

Tradotto in termini di sostenibilità di lungo periodo degli attuali programmi di difesa, più della metà dei fungicidi oggi utilizzabili nei vigneti sono basati, in tutto o in parte, su un elemento in lista di sostituzione che ha ricevuto pure un'ulteriore restrizione a soli 4 kg/ha di rame metallo per anno. O, detta in altri termini, 28 kg/ha in sette anni. Saranno forse le prime brume autunnali, ma chi scrive ha i sudorini freddi pensando a quanto sopra.

Però restano i prodotti di sintesi, si dirà. E qui i conti aprono ancor di più la porta allo sconforto, perché mancozeb, con i suoi 54 formulati, è contenuto in circa un terzo dei formulati antiperonosporici di sintesi oggi disponibili, una volta detratti i 197 che contengono rame.

Di questi, ve ne sono 15 in cui mancozeb è da solo. La miscela a due vie più gettonata, con 9 formulazioni autorizzate, è quella con cymoxanil, seguita da quella con metalaxil: 6 prodotti, che salgono però a 10 se si uniscono anche le 4 soluzioni contenenti metalaxil-m. Altra miscela a due vie abbastanza rappresentata è quella con dimetomorf, con 4 prodotti, seguita dalle 3 con ossicloruro di rame e da una contenente rame solfato. Quindi, se si escludono questi prodotti in base rame, il conto scende a 50 formulati, pari comunque a circa il 30% del totale "sintetico". 

Con 2 formulazioni giunge poi benalaxil-m, salendo a 3 se si aggiunge anche la registrazione contenente benalaxil. A queste segue una discreta serie di miscele a due vie rappresentate però da un solo formulato per tipo, ovvero quelle con amisulbrom, mandipropamid, benthiavalicarb isopropile e valifenalate. Una sola invece la miscela a tre vie, quella in cui mancozeb è miscelato con fosetil alluminio e cymoxanil

Come si vede, la defezione di mancozeb non è quella di un prodotto "laqualsiasi", figlio di una famiglia chimica ricca di fratelli e cugini tutti più o meno efficaci e interscambiabili. Perdendo mancozeb si perde una fetta importantissima dello scibile fitosanitario contro la peronospora della vite

Dal 1948 in America e dal 1971 in Italia, questo ditiocarbammato ha fatto un lavoro eccellente a difesa delle produzioni vitivinicole. Si spera che ora il gioco al massacro finisca lì, perché di prodotti di sintesi che siano al contempo anti-resistenza e di chiara efficacia ne sono rimasti ben pochi, ovvero folpet, ditianon e metiram. Sicuramente attempati e dall'azione multisito - che piaccia o non piaccia è proprio questo che li rende spettacolari contro la malattia anche in ottica resistenze - sono guardati anch'essi con un certo qual sdegno da chi pensa forse che la peronospora si possa controllare con qualche occhiataccia severa

Il tutto - ed è davvero grottesco - pensando che tossicologicamente parlando il vino stesso sarebbe da considerare molto, ma molto peggio del tanto vituperato mancozeb. Altro che "cutoff criteria"...

Leggi l'approfondimento:
Fanta-etichette con sorpresa

Resta quindi un'ultima, annosa domanda: chissà se coloro che hanno bocciato mancozeb con tanta risoluta fermezza bevono abitualmente vino? Perché se la risposta è sì, verrebbe da chiedere loro in che mondo vivano, perché fare le pulci alle pagliuzze, in nome della salute, trovando poi normali le travi non pare approccio molto razionale.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura ambiente salute peronospora Tossicologia

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