Chimica versus naturale, salutare e biologico: facciamo chiarezza (almeno nei termini)

Sette proposte per uscire da una confusione che danneggia tutta la filiera del made in Italy agroalimentare. Evitando gli estremismi

Ivano Valmori di Ivano Valmori

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Naturale, salutare e biologico sono sinonimi? Si contrappongono alla chimica?
Fonte foto: © Cherries - Fotolia

Amo l’agricoltura italiana. Vivo consumando prodotti agroalimentari made in Italy, specialmente quelli freschi. Sono certo che tutto ciò che trovo in commercio, che arriva dalla terra e che è prodotto in Italia sia il più sicuro sotto il profilo salutare disponibile al mondo.
Trovo assurda la guerra tra produttori che spesso vede contrapposto il mondo della produzione integrata e quello della produzione biologica… per questo voglio cercare di fare un po’ di chiarezza. 
Partiamo da una semplice domanda che faccio sempre quando parlo con i consumatori in contesti non agricoli: “Per te cosa significa biologico?”
La risposta da parte della maggioranza è: più salutare, più naturale e senza chimica. Sarà vero?

Senza volermi addentrare in questioni di carattere medico o legale mi sono fatto aiutare dal mio amico Dizionario Treccani per conoscere bene il significato di queste quattro parole, troppo spesso usate in libertà.
 

Salutare

Che conserva o che ridà la salute”, dove per salute si intende “Stato di benessere fisico e di armonico equilibrio psichico dell’organismo umano in quanto esente da malattie, da imperfezioni e disturbi organici o funzionali”.

Qui si apre un mondo: cosa ci conserva o ci ridà “benessere fisico” e un “armonico equilibrio psichico”? Dal momento che non sono un medico e tantomeno uno psicologo, in modo molto pragmatico mi sento di affermare che è salutare tutto ciò che ci fa stare bene intervenendo positivamente sul “benessere fisico” e l’“armonico equilibrio psichico”.
 

Naturale

Della natura, che riguarda la natura o si riferisce alla natura, nel suo significato più ampio e comprensivo” dove per natura si intende: “Il sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate”.

Un prodotto “naturale” quindi è un prodotto che esiste in natura. Ergo, tutti i prodotti di origine animale e vegetale sono “naturali” perché arrivano dalla natura.

Attenzione però! Sono naturali anche:
  • la cicuta (Conium maculatum) pianta erbacea a ciclo biennale notevolmente velenosa che può portare alla morte attraverso l’ingestione di pochi grammi di frutti per la presenza di almeno cinque diversi alcaloidi: la coniina, la conidrina, la pseudoconidrina, la metilconicina e la coniceina, tutte sostanze rigorosamente naturali;
  • l’oleandro (Nerium oleander) che è ritenuto una delle piante più velenose del mondo. Tutta la pianta è tossica per l’uomo e per ogni specie animale a causa del contenuto di oleandrina, un glicoside cardiotossico naturale;
  • la matrina (alcaloide che si trova nelle piante della leguminosa originaria della Cina Sophora flavescens) e la ricina (proteina presente nei semi della pianta Ricinus communis ed in grado di causare morte cellulare bloccando l'attività di sintesi proteica dei ribosomi) che sono spesso oggetto di scandali giornalistici nel settore biologico;
  • il rotenone, un insetticida e acaricida naturale, a largo spettro d'azione, estratto dalle radici di piante tropicali della famiglia delle leguminose (Derris elliptica, Derris involuta, Lonchocarpus utilis, Lonchocarpus urucu, ecc.).

Per questa ultima sostanza, impiegata per la difesa delle produzioni biologiche fino a qualche anno fa, il Comitato permanente europeo per la catena alimentare e la salute degli animali ha rilevato che, seppure di origine naturale, il suo utilizzo esercitava un forte impatto ambientale, in quanto poco selettivo con un’elevata tossicità verso i pesci e le api. Pertanto, la Commissione europea, con decisione del 10 aprile 2008, ha comunicato la revoca delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari contenenti rotenone, a partire dal 10 ottobre 2008 e il suo utilizzo in agricoltura (anche biologica) è definitivamente terminato al 30 aprile 2011.
 

Chimica

Scienza che studia le proprietà, la composizione, l’identificazione, la preparazione e il modo di reagire delle sostanze, sia naturali sia artificiali, del regno inorganico e di quello organico”.

Quindi la chimica studia anche le sostanze naturali, sia organiche che inorganiche. In effetti anche l’acqua è chimica (H2O) così come il sale da cucina (NaCl) o l’aria che respiriamo che, ad altezza del mare, è composta per circa il 78,09% di azoto (N2), per il 20,9% di ossigeno (O2), per lo 0,93% di argon (Ar) e per lo 0,04% di anidride carbonica (CO2).
Lo stesso vale per qualsiasi composto organico che compone qualsiasi prodotto naturale… si tratta di chimica organica, ma pur sempre di chimica.
 

Biologico

Che si riferisce alla biologia o agli esseri viventi” e, in campo agricolo: “Agricoltura biologica: metodo di coltivazione caratterizzato dall’impiego esclusivo di concimi organici (e minerali come si trovano in natura) e di preparazioni naturali (decotti e macerati di erbe appropriate, alghe e minerali polverizzati, ecc.), nonché di predatori naturali (microrganismi, insetti, uccelli) dei funghi, batteri e insetti che provocano malattie nelle piante".

Quindi l’agricoltura biologica, di per sé, non può essere considerata più naturale o più salutare; si differenzia dall’agricoltura integrata per il fatto che per la protezione delle piante si usano esclusivamente prodotti chimici naturali (non di sintesi) e organismi antagonisti, mentre per la fertilizzazione si usano esclusivamente concimi organici e concimi minerali purché non modificati chimicamente.
Ho parlato di agricoltura integrata perché l’“agricoltura convenzionale” non esiste più dal 2014, quando in tutte le nazioni d’Europa è entrato in vigore Piano d’azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari previsto dalla direttiva 2009/128/CE che ha istituito un "quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi" (in Italia recepita con il decreto legislativo del 14 agosto 2012, n. 150 ed entrata in vigore dal gennaio 2014).
 

Quindi… naturale non è sempre salutare

Una prima considerazione nasce dal postulato “non tutto ciò che è naturale è anche salutare”.
Dal momento che l’agricoltura biologica si basa sull’uso di prodotti naturali tutto è nelle mani (e nell’onestà) di chi opera nella filiera:
  • il legislatore, che deve normare opportunamente cosa è lecito usare, cosa non è lecito usare ed il livello massimo di presenza delle “impurezze” di composti naturali particolarmente tossici che possono essere presenti nei prodotti usati in biologico (naturalmente o immessi con dolo);
  • chi svolge i controlli, veramente pochi, troppo pochi per tutelare un settore così delicato come quello della coltivazione biologica e la stragrande maggioranza degli operatori onesti;
  • i certificatori che devono essere messi in condizione di sapere con la massima trasparenza e chiarezza cosa è stato usato in campo e cosa contengono i prodotti naturali somministrati;
  • i fornitori dei mezzi tecnici per la coltivazione biologica che non  devono sfruttare i vuoti normativi per importare e mettere a disposizione dei produttori dei fantomatici “biopesticidi naturali” a base (o addizionate) di sostanze naturali nocive (alcune delle quali citate anche in questo articolo) che hanno ottimo effetto contro i parassiti ma che sono tossiche anche per l’uomo e di cui i limiti di presenza non sono ancora opportunamente definiti;
  • i produttori agricoli che devono essere onesti e non fingere carenze nutritive per utilizzare fantomatici fertilizzanti bio a base di rame e zolfo che, anche se sono prodotti naturali, non possono essere utilizzati come antiparassitari “truccati” da concimi o che usano consapevolmente i “biopesticidi naturali” di cui abbiamo parlato prima.


Quindi…  anche il biologico usa la chimica

Altra considerazione interessante: per la difesa di tutte le colture agrarie in agricoltura integrata sono disponibili in Italia 2.032 prodotti fitosanitari registrati a base di 456 sostanze attive. Per la coltivazione biologica ne sono disponibili 414 a base di 89 sostanze attive. Si tratta di prodotti chimici naturali (a parte i microrganismi che non sono prodotti chimici naturali ma batteri, virus o funghi) utilizzati come acaricidi, adesivanti, anticrittogamici, bagnanti, coadiuvanti, fitoregolatori, insetticidi, molluschicidi, nematocidi oltre ai feromoni per la cattura massale, per la confusione, disorientamento e distrazione sessuale (dati giugno 2019 - fonte Fitogest).
Si tratta di prodotti chimici di origine naturale che vengono prodotti da aziende che ne hanno ottenuto la registrazione e che possono essere legittimamente utilizzati per la difesa biologica delle coltivazioni agrarie. Sono gli unici che possono essere usati per la difesa e non possono essere sostituiti da concimi, corroboranti o biostimolanti (legittimamente usati per altri scopi) o biopesticidi strani (di cui non si sa nulla o ben poco).
 

Quindi… grande confusione

Ho la netta sensazione che ci sia un po’ di fraintendimento generale, con prese di posizione estremiste e ben poco ortodosse.
Non credo che oggi sia lecita la netta contrapposizione tra integrato e biologico (tutti i prodotti agricoli made in Italy sono salutari…) anche alla luce dei miglioramenti delle tecniche di campo, delle modalità di irrorazione, della revoca di oltre il 75% delle sostanze attive avvenuta negli ultimi venti anni e dei miglioramenti previsti dal Pan.

Sarebbero invece auspicabili:
  • un’azione netta per normare in profondità e con chiarezza la produzione dei prodotti destinati all’uso nel comparto biologico e la presenza massima ammessa di sostanze naturali tossiche;
  • un vero registro pubblico di tutti i prodotti autorizzati nel biologico, costantemente aggiornato dal ministero delle Politiche agricole ed in stretta collaborazione con associazioni di produttori dei mezzi tecnici (Agrofarma, Assofertilizzanti, Ibma, Aif) ed enti di certificazione;
  • una gestione onesta delle sostanze “multiple use” - dico “multiple” dal momento che il “dualuse” mi sembra molto limitativo - che possono essere usate contestualmente per la difesa/nutrizione/biostimolazione/corroborazione. In pratica un prodotto immesso in commercio come fertilizzante deve apportare il quantitativo adeguato di elemento nutritivo per svolgere la sua funzione (fertilizzanti con solfato di rame al 99% mi sembrano leggermente “sovradimensionati” per fare i fertilizzanti)
  • un sistema per identificare in modo univoco ogni preparato immesso in commercio come mezzo tecnico, in modo che sia controllabile il solo uso possibile e sia univocamente identificabile;
  • un sistema di controllo efficiente in grado di intervenire in caso di presunti illeciti;
  • un sistema di reale tracciabilità che prenda in esame tutti i prodotti usati in agricoltura (e non solo i prodotti fitosanitari);
  • sanzioni adeguate (rischiare pochi euro di sanzione a fronte di interessi milionari è troppo facile per chi è disonesto e mette in cattiva luce tutto il settore).

Altrimenti per alcuni diventa naturale e salutare (a causa di un… disarmonico equilibrio psichico) porre sempre la chimica in contrapposizione al biologico e speculare su questa “insana ignoranza diffusa”.

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