L'inizio del 2024 segna anche un anno esatto dal debutto del nuovo Fondo mutualistico AgriCat, ovvero il nuovo strumento di gestione del rischio agricolo per i soli rischi catastrofali previsto dal Piano Strategico Pac 2023-2027.

 

Gelo e brina, siccità e alluvione sono gli eventi che il Fondo AgriCat va a coprire e purtroppo nel 2023 molti agricoltori hanno sperimentato sulla propria pelle cosa significhi essere colpiti da alluvione. Nell'anno appena concluso, il primo della nuova programmazione Pac, l'AgriCat era già operativo in tutto e per tutto, ma come funziona esattamente?

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Abbiamo incontrato (virtualmente) Camillo Zaccarini Bonelli, responsabile della Direzione Strumenti per la Gestione del Rischio di Ismea. Ismea è infatti, tramite la società AgriCat Srl, ente gestore del Fondo. Secondo Zaccarini Bonelli AgriCat è anche il primo Fondo i cui soci, gli agricoltori, mostrano un lato decisamente green.

 

A un anno dall'entrata in funzione del Fondo AgriCat contro i rischi catastrofali, definiamolo.

"Intanto una premessa: nel 2022 abbiamo sperimentato una fase di esercizio preoperativo del Fondo, questa ci ha dato la possibilità di testarlo da Nord a Sud, in diversi contesti geografici e produttivi e con esposizioni e vulnerabilità diverse. A fine anno lo strumento era stato messo a punto ed è stato approvato. Il Fondo AgriCat è il quarto intervento degli strumenti di gestione rischio nel Piano Strategico Pac, a fianco di assicurazioni agevolate, fondi di mutualità danni e fondi di stabilizzazione del reddito.

 

AgriCat si rivolge agli agricoltori percettori dei 'pagamenti diretti' del Primo Pilastro. Stiamo parlando dei percettori del 'Sostegno di base per la sostenibilità', del 'Sostegno ridistributivo complementare', del 'Sostegno complementare per i giovani agricoltori', del 'Sostegno accoppiato' e degli 'Ecoschemi'. In quanto percettori di aiuti diretti Pac, questi agricoltori sono automaticamente anche coperti dal Fondo AgriCat per i rischi catastrofali (gelo e brina, siccità e alluvione), sono quindi soci di diritto e di fatto del Fondo.

 

Questi agricoltori contribuiscono direttamente al Fondo, il 3% degli aiuti Pac infatti è trattenuto per la contribuzione (Ndr: Agea, con una circolare datata 19 settembre 2023, ha stabilito come avviene il prelievo). Si tratta di un Fondo pubblico e lo scopo è avere una prima copertura mutualistica di base contro i rischi catastrofali: ai versamenti privati dei soci, circa 100 milioni all'anno, si aggiunge il cofinanziamento pubblico a valere sul Feasr (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale). Ciò permette un effetto moltiplicatore: per ogni euro versato dagli agricoltori, la parte pubblica mette 2,3 euro nel Fondo AgriCat. Stiamo parlando di una media di circa 330-350 milioni di euro che finiscono nel Fondo AgriCat ogni anno".

 

Quali sono gli agricoltori che possono beneficiare del Fondo AgriCat se colpiti da gelo, brina, siccità o alluvione?

"Tutti i percettori di aiuti diretti ne hanno diritto. Il numero varia di anno in anno, ma siamo attorno ai 730mila agricoltori. La superficie cui si rivolge AgriCat è di circa 10-11 milioni di ettari. Sono potenzialmente escluse le imprese del mondo Ocm, ortofrutta o vino ad esempio, ma non è del tutto vero. Se pensiamo al 'Sostegno accoppiato', all'interno abbiamo il pomodoro da industria che fa parte dell'ortofrutta. Il prelievo del 3% è attuato anche tramite gli Ecoschemi che potenzialmente abbracciano tutto il mondo agricolo professionale. Gli Ecoschemi sono per tutti, anche per gli agricoltori che non hanno Titoli Pac.

 

Ecco perché io dico che il Fondo AgriCat rende green gli agricoltori. È uno strumento di gestione fortemente ecocompatibile se ci pensiamo, nel mondo della finanza diremmo che rispetta gli standard ESG. Per percepire gli aiuti diretti infatti bisogna rispettare la 'condizionalità rafforzata', erede del 'greening' ma con un accento ancora più marcato. Gli Ecoschemi poi, l'altra via di accesso al Fondo AgriCat, sono per definizione sostenibili dal punto di vista ambientale".

 

Qual è l'indennizzo cui un agricoltore socio del Fondo AgriCat colpito da catastrofe può aspirare?

"Il Fondo AgriCat lavora su valori indice. Sono valori tabellari validi per tutti gli agricoltori che hanno una determinata coltura. Non corrispondono al valore di mercato del prodotto, come per il mondo assicurativo, ma sono un po' inferiori. Il valore indice sostituisce la dichiarazione dell'agricoltore, è stato calcolato in una misura tale che copra almeno i costi variabili di produzione che un'azienda ha sostenuto per produrre 1 ettaro di quel determinato prodotto di cui stiamo parlando.

 

In caso di evento catastrofale, il Fondo AgriCat restituisce in tutto o in parte, a seconda dell'entità del danno, i costi variabili sostenuti per la produzione. Facciamo un esempio pratico, puramente ipotetico, con valori inventati. Poniamo di avere 1 ettaro di mele colpito da evento catastrofale. Ipotizziamo che il valore standard che usiamo per il mondo assicurativo sia 25mila euro a ettaro. AgriCat non copre questo massimale, si basa invece su un valore indice che copre almeno il costo di produzione di quell'ettaro di mele, se quell'ettaro arriva a maturazione e va sul mercato. Il valore indice si potrebbe collocare fra il 30 e il 50% di 25mila. Per calcolare l'indennizzo dovuto all'agricoltore colpito, si prende il danno d'area stimato per un certo evento catastrofale e la percentuale di danno sarà applicata a tutti gli agricoltori ricadenti nell'area colpita.

 

Per stimare il danno usiamo un sistema misto, l'area viene mappata attraverso sistemi remoti, spesso di derivazione satellitare e anche con rilievi a terra, tramite periti. Di conseguenza, se il danno d'area è 100%, totale, il valore indice viene erogato per intero, in caso contrario verrà erogata una percentuale di quel valore indice. Come per il mondo assicurativo poi, a seconda delle diverse colture, operano franchigie e massimali. Nel primo anno del Fondo AgriCat, quello appena chiuso, è stata decisa una linea molto prudente, per non esporre immediatamente il Fondo. Per il 2024 andrà fatto un affinamento delle regole di indennizzo, il 2023 in un certo senso è stato un anno di test".

 

Se un agricoltore colpito da gelo, brina, siccità o alluvione è anche assicurato con polizza assicurativa agevolata per i rischi catastrofali, indennizzo del Fondo AgriCat e risarcimento della compagnia assicurativa si sommano?

", si sommano. Quando non c'è contemporaneamente una compagnia assicurativa con la quale l'azienda agricola è assicurata per gli eventi catastrofali, per stabilire l'indennizzo il Fondo AgriCat lavora con i valori indice e valutando il danno d'area. Quando invece l'agricoltore è anche assicurato, il Fondo AgriCat eredita e utilizza la percentuale di danno stabilita dalla perizia dell'azienda assicurativa. La compagnia liquiderà il suo risarcimento assicurativo, secondo le sue regole contrattuali, e seguendo ovviamente il valore assicurato della coltura. AgriCat, per stabilire l'indennizzo a cui ha diritto l'agricoltore colpito da gelo o brina, siccità o alluvione, userà invece sempre il valore indice. Sommando risarcimento assicurativo e indennizzo di AgriCat, l'agricoltore avrà un ristoro complessivo. Attenzione però: regole comunitarie e non solo quelle comunitarie, stabiliscono che il ristoro complessivo non potrà mai superare il danno".

 

Nel 2023 ci sono state l'alluvione dell'Emilia Romagna e quella toscana. Il Fondo AgriCat appena costituito è già esaurito?

"I conti sono in corso, a breve dovremmo avere le prime informazioni, ma orientativamente, salvo eventi invernali, il Fondo non è stato prosciugato dalla campagna 2023. Ci sarà molto probabilmente un riporto in cassa al 2024. Per quanto riguarda gli eventi alluvionali, dicevo prima che nel 2023 il Fondo AgriCat ha operato con una linea molto prudente, ma c'è stata una deroga per gli alluvionati. Grazie ad aiuti di Stato aggiuntivi (50 milioni) sono state superate le regole stringenti del Piano di Gestione del Rischio 2023. Si potrà arrivare vicini al 100% del danno, in caso il danno d'area sia al 100%. Ci sono poi anche ulteriori 100 milioni di euro arrivati grazie al Fondo Crisi di Ultima Istanza dell'Unione.

 

Al momento stiamo definendo le percentuali di danno d'area e poi si potrà procedere all'erogazione degli indennizzi agli agricoltori aventi diritto, colpiti".

 

Sappiamo che il contributo pubblico per le polizze assicurative agevolate sottoscritte dagli agricoltori nel 2023 sarà del 40% e non del 70% come si prevedeva del Piano di Gestione dei Rischi 2023, cosa succede?

"Il punto è che crescono i premi assicurativi e la spesa pubblica è loro collegata. I premi crescono perché c'è un aumento dei sinistri, è sotto gli occhi di tutti che gli eventi siano sempre più frequenti, non solo quelli estremi. Questo aumento di turbolenza aumenta i danni e quindi i risarcimenti assicurativi, di conseguenza aumenta il costo della polizza. I fondi pubblici sono però limitati. La torta, per così dire, è sempre quella e di conseguenza la percentuale di contribuzione scende. La dinamica di riduzione della contribuzione pubblica credo sia assodata. Dove si fermerà l'asticella lo deciderà il prossimo Piano di Gestione del Rischio (Pgra 2024)".

 

C'è chi chiede la regionalizzazione degli strumenti di gestione del rischio che oggi sono gestiti a livello nazionale, come la vede?

"Secondo la mia opinione, regionalizzare la gestione del rischio non risolverebbe la questione dell'equilibrio finanziario fra Nord e Sud delle polizze. Mi spiego meglio: il problema non è chi gestisce i soldi, se lo Stato o le regioni, lo dimostrano i dati. Il problema è che al Sud e al Centro Italia non c'è una domanda tale da assorbire i fondi a disposizione per la gestione del rischio. Non sono state create le condizioni, dai consorzi di difesa, dalle organizzazioni di categoria e anche da parte pubblica. Sicuramente va rafforzata la comunicazione sulla gestione del rischio, al Sud.

 

Guardando al lato dell'offerta assicurativa, mancano proposte assicurative tagliate sulle specifiche locali. L'ipotesi di regionalizzazione dei fondi, a mio parere, potrebbe addirittura essere un boomerang. Il budget per la gestione del rischio, a livello nazionale, è infatti blindato. Le regioni hanno invece libertà di spostare i fondi su altre misure e se non c'è domanda, il rischio è che il budget vada verso altre misure. Va generata la domanda di polizze assicurative agevolate al Sud. Nel 2024, lato pubblico, interverremo con maggiore energia per fare comunicazione, faremo seminari".

 

Se fosse un imprenditore agricolo e la sua azienda fosse sì professionale, ma di medie dimensioni, quale strategia di gestione del rischio attuerebbe, tenendo conto della necessità di allocare attentamente le risorse aziendali che sono limitate? Ci fornisca una ricetta.

"Tendenzialmente un'azienda media avrà la copertura AgriCat. Per gli eventi catastrofali quindi è coperta per quanto riguarda i costi variabili e avendo un ristoro delle spese anticipate, non va in default. AgriCat quindi inizia a togliere un problema. Ci sarebbe di certo la necessità di una copertura assicurativa aggiuntiva, soprattutto se la produzione è fortemente vulnerabile come nell'ortofrutta. Grandine e vento forte sono i rischi più frequenti ed espongono a perdita di redditività, stipulerei quindi una polizza agevolata per almeno due rischi di frequenza, c'è buon equilibrio fra costo e ristoro che si riceve in caso di danno.

 

Mi concentrerei poi sulla difesa attiva. Vanno scelte cultivar e varietà idonee a sottrarsi ai ritorni di freddo, alle gelate e a rischi collegati. Il rischio potrebbe essere mitigato anche tramite investimenti, utilizzando contributi Psr. C'è anche il credito agrario agevolato con alle spalle garanzie Ismea. Si potrebbe pensare a schemi irrigui antibrina contro il gelo per colture ad alto reddito o a reti antigrandine.

 

Infine cercherei di utilizzare un altro strumento agevolato, la consulenza aziendale per farmi fare un check up dei rischi aziendali e misurare quindi l'esposizione e la vulnerabilità della mia azienda, anche con verifiche oggettive, per esempio via satellite. Sono consulenze che si possono finanziare tramite Psr, non in tutte le regioni, ma il check up mi consentirebbe di studiare una ricetta sull'azienda specifica".