Corsi di laurea in scienze agrarie: dove e cosa studiare

Il percorso di studi spiegato semplice. Panoramica dei corsi di laura triennali e magistrali e in lingua inglese

di Vittoriana Lasorella

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Le classi dei corsi di studio che descrivono il percorso di studi in agraria sono la L-25 e la Lm-69 (Foto di archivio)
Fonte foto: © VectorMine - Adobe Stock

Per chi vuole studiare agraria, come per ogni studente che inizia l'università, è importante capire com'è fatto il percorso di studi e dove e cosa si studia in Italia.

È di questo che si parla negli articoli collegati al tema caldo "Università di agraria: conoscerla, iscriversi, studiare": cosa vuol dire studiare agronomia, come sono strutturate le università di agraria italiane e quali sono le cose da sapere prima di iscriversi.

Le università di agraria funzionano tutte secondo il sistema 3+2. Dopo i primi tre anni (primo ciclo di studi, laurea di primo livello) viene rilasciato il titolo di laurea (L) e dopo i successivi due anni (secondo ciclo di studi, laurea di secondo livello) si ottiene la laurea magistrale (Lm).

Alla laurea triennale si accede con il diploma ed è divisa in centottanta Crediti formativi universitari (Cfu) distribuiti in un massimo di venti esami. Alla laurea magistrale, invece, si accede solo dopo quella triennale e si acquisiscono centoventi Cfu distribuiti in un massimo di dodici esami.

I crediti formativi sono lo strumento che misura la quantità di lavoro spesa per studiare una materia. Ogni credito corrisponde a 25 ore di lavoro che comprendono lezioni, esercitazioni e anche lo studio a casa. Se per esempio un corso ha quattro Cfu, lo studente deve mettere in conto che impiegherà cento ore "di preparazione". I Cfu si acquisiscono con il superamento dell'esame e sono molto importanti per comparare corsi di studio di diverse università italiane ed europee.

Le classi dei corsi di studio (i raggruppamenti di quei corsi di laurea aventi stessi obiettivi formativi qualificanti) che descrivono il percorso di studi in agraria sono la L-25 e la Lm-69.

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Le lauree triennali in scienze agrarie

In Italia ci sono 59 corsi di laurea di primo livello in scienze e tecnologie agrarie e forestali (L-25). Di queste 24 sono al Nord, 14 al Centro, 13 al Sud e otto nelle isole. Sono compresi i percorsi più tradizionali in "Scienze e tecnologie agrarie" e quelli più specifici come "Viticoltura ed enologia", che sono ben dieci sul totale. Ci sono anche corsi più legati al mercato come agribusiness o economia e marketing nel sistema agro industriale.

L'obiettivo del corso di laurea triennale è sia quello di fornire una preparazione generale relativa alle discipline di base e caratterizzanti ma anche quello di formare una figura professionale capace di inserirsi più velocemente nel mondo del lavoro.

Le lauree triennali danno, dunque, la possibilità di acquisire un titolo immediatamente spendibile. Il professore Domenico Pessina, che insegna Meccanica agraria all'Università di Milano, fa l'esempio del corso di laurea di viticoltura ed enologia, molto diffuso in Italia. "Questa laurea conferisce direttamente il titolo di enologo, perché in questo caso non c'è l'esame di Stato abilitante, come per altre lauree. È una laurea quindi fortemente professionalizzante. Viceversa, la laurea in scienze agrarie, parlo della triennale, prepara l'agronomo in senso lato, quello che acquisisce conoscenze in tutte le discipline e poi, per esempio, offre la sua consulenza presso le aziende. Ci sono poi altre lauree più specializzate: per esempio, produzione e protezione delle piante e dei sistemi del verde, e ancora agrotecnologie per l'ambiente e il territorio. E, con sede distaccata in val Camonica, a Edolo, ce n'è un'altra dedicata alla valorizzazione e alla tutela del territorio montano...".

Ogni corso di laurea ha generalmente tre tipi di discipline o materie. Le prime sono le fondamentali o di base ovvero matematica, fisica, chimica, biologia, poi ci sono le materie caratterizzanti cioè quelle che caratterizzano la figura che il corso di laurea vuole formare. Per esempio, nel caso di scienze e tecnologie agrarie ci sono economia ed estimo, agronomia e coltivazioni erbacee, patologia vegetale ed entomologia, ma anche meccanica ed idraulica. Poi ci sono le discipline affini o integrative che completano la preparazione del laureato su tematiche non centrali al corso di laurea come per esempio zootecnia, microbiologia, genetica agraria. 

Mentre le materie di base sono rimaste su per giù le stesse negli anni, quelle affini e integrative sono invece cambiate con la naturale evoluzione dell'agricoltura. "Per esempio, con l'introduzione delle tematiche tipiche dell'agricoltura di precisione e di quella digitale 4.0, e ovviamente di tutto ciò che riguarda l'ambiente", dice Pessina. "Ecco, questo quando ero io uno studente non c'era ancora o era appena abbozzato".

Uno stesso corso di laurea può prevedere diversi curricula, ognuno specializzato in un diverso ambito di interesse e specializzazione. Ad esempio, il corso di laurea in scienze e tecnologie agrarie dell'Università di Torino è suddiviso in quattro curricula: produzioni agrarie, realizzazione e gestione delle aree verdi, agrobiotecnologie e produzioni animali.


Le lauree magistrali

34 sono invece i corsi di laurea di secondo livello in scienze e tecnologie agrarie (Lm-69) di cui dodici al Nord, dieci al Sud, sette al Centro e cinque nelle isole. Tra queste ci sono quelle che permettono di continuare il percorso in scienze e tecnologie agrarie con i vari curricula più specifici, per esempio il corso magistrale in scienze e tecnologie agrarie dell'Università di Padova si compone di tre curricula quali difesa dei vegetali, produzioni vegetali e professionale. Ma anche corsi più specifici come agricoltura sostenibile, architettura del paesaggio o imprenditorialità e qualità del sistema agroalimentare.

L'obiettivo della laurea magistrale è quello di assicurare una formazione di livello avanzato per poter esercitare attività di elevata qualificazione in ambiti più specifici.

Per orientarsi tra i corsi di laurea e l'offerta formativa si può iniziare da Universitaly e Almalaurea. Ogni facoltà e ogni corso dispone poi di un proprio sito. 


I corsi di laurea in lingua inglese

In Italia ci sono due corsi di laurea triennale e sei corsi di laurea magistrale dove lezioni ed esami si svolgono completamente in inglese. Una grande opportunità per gli studenti italiani che puntano all'estero ma anche per gli studenti stranieri che possono portare nuove idee e informazioni.

Oltre ai corsi completamente in lingua molte università erogano singoli esami tecnici o esami di idoneità in inglese.

"La tendenza attuale è verso un accrescimento delle attività di tesi all'estero. L'Università di Bari ha investito tanto in un progetto che si chiama Global thesis", spiega il professor Enrico De Lillo che insegna Acarologia all'Università di Bari. "E' un'opportunità molto grande perché ti permette poi di svolgere l'attività di tesi in tutti i Paesi del mondo". De Lillo cita tre studenti che ha avuto nell'ultimo periodo andati poi in Francia, Stati Uniti e Canada: "Hanno la possibilità di confrontarsi ampiamente e svolgere anche delle attività molto specializzanti e specifiche". Il professore ricorda un'altra ragione per cui la conoscenza dell'inglese è ormai imprescindibile: la stragrande maggioranza degli articoli di aggiornamento è in lingua inglese.

Invece il professor Pessina racconta della realtà milanese: "All'Università degli Studi qui a Milano sono stati investite ingenti risorse per offrire agli studenti (e più di recente anche ai docenti) corsi in inglese di diverso livello, frequentabili gratuitamente dagli studenti per migliorare le proprie conoscenze. Lo Slam, il Centro linguistico del nostro ateneo, offre corsi di tutti i livelli non solo di inglese ma anche francese, tedesco, spagnolo, ecc. Sono corsi molto impegnativi, con un minimo di sessanta ore con frequenza obbligatoria ed esame finale. Questo serve anche in prospettiva per fare il tirocinio all'estero. Ad esempio, diversi nostri studenti di Viticoltura ed enologia riescono a fare addirittura due esperienze di tirocinio in un solo anno solare, in Europa e nei Paesi dell'altro emisfero, come Nuova Zelanda, Australia, ecc. avvalendosi della differenza tra le stagioni".

È chiaro che i corsi in lingua possono anche avere i loro punti deboli "a me è capitato negli anni di vedere docenti italiani che spiegano in inglese a studenti italiani che l'inglese lo conoscono mediamente molto meglio di loro" dice il professore Paolo Sambo che insegna Orticoltura all'Università di Padova che però sottolinea anche l'importanza di conoscere la lingua: "L'inglese ti serve anche solo per leggere le istruzioni di uno strumento, per esempio il piaccametro che usiamo qui in laboratorio".

Anche alcuni ex studenti sono dubbiosi sull'effettiva efficacia di questi corsi. Elisa Genovesi (28 anni, Emilia-Romagna) commenta come inutile l'esame di certificazione della lingua inglese svolto durante la triennale e la magistrale: "Non si occupa del linguaggio tecnico del settore agrario che è quello che a me interessa di più. Per quanto riguarda i corsi ne ho fatti alcuni. Lì ti preparano comunque per le basi, non dal punto di vista tecnico. Ho notato che anche se ho le basi e le conoscenze tecniche non so esprimerle in lingua inglese quindi credo che dal punto di vista di una laurea magistrale almeno sei crediti per un corso in lingua inglese più tecnico sarebbero molto utili".

E Marco Benetti (26, Veneto) sottolinea che "è alla base del concetto scientifico il fatto di fare i corsi in inglese. Agevolano la formazione degli studenti che vogliono confrontarsi a livello internazionale o semplicemente ricercare informazioni".


Facciamo un passo indietro… 

Con il decreto 270/2004 i corsi di laurea di scienze agrarie (ma anche quelli di altre discipline) hanno subìto una trasformazione. Dal ciclo unico che poteva durare quattro o cinque anni si è passati al sistema 3+2. Questo è stato sicuramente un grosso e importante cambiamento in cui le criticità non sono mancate a partire dalla messa in pratica che "non è stata così efficace come avrebbe potuto essere" dice il professore Paolo Sambo.

Anche la professoressa Laura Mugnai dell'Università di Firenze nota alcuni svantaggi. Di base i primi tre anni sembrano troppo generici e si è costretti ad aspettare del tempo per completare alcune materie alla magistrale. Alla triennale "fai un assaggino di tutto e poi quando ti trovi alla magistrale ti tocca ripetere delle cose già fatte. Diventa troppo poco il tempo alla magistrale per approfondire le cose”.

Un'opinione condivisa anche da alcuni studenti come Ilaria Laterza (26, Puglia): "Alcuni corsi sono troppo brevi per farci rientrare tutto, ma allo stesso tempo diventa troppo poco il tempo alla magistrale per approfondire le cose". L'università poi fatica a coprire tutta la ricchezza di diversità dell'agricoltura italiana con alcuni paradossi. Per fare un esempio: "qui a Bari non c'è un corso specifico di olivicoltura".

Tutto da rifare dunque? Assolutamente no. Il professore Enrico De Lillo sottolinea la maggior libertà di uno studente di oggi rispetto ad uno di quarant'anni fa. "Questo può creare delle incertezze ma può favorire delle inclinazioni specifiche che vengono sostenute, coltivate e portate avanti".

Non più "laureati tutto fare": il 3+2 ha dato maggiore specializzazione ai corsi di laurea, "il che diventa positivo quando esistono delle fasce di mercato di lavoro che lo consentono".

Un cambiamento positivo riguarda anche l'organizzazione pratica per esempio nel fornire maggiori informazioni e migliore assistenza agli studenti o nelle attività di tutoraggio. "C'e una cura e un'attenzione molto più alta rispetto al passato".


…e un passo avanti

Il mondo dell'agricoltura sta cambiando tanto e si sta modernizzando. L'università deve aggiornarsi di conseguenza. L'ex studente Emanuele Vigano (27 anni, Lombardia) ha le idee chiare su quello che servirebbe per un'università che prepari studenti moderni per un'agricoltura moderna: per esempio nuovi corsi su "come fare impresa in agricoltura, oppure corsi più applicativi che servono nel mondo del lavoro, per esempio, come aprire una partita Iva, come gestirla, capire i contratti".

Ma a proposito di nuovi corsi e tendenze, qualcosa si muove. Da settembre partirà un nuovo corso di ingegneria agraria con base a Cremona che però farà parte della facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano. Un primo passo per la nascita della figura dell'ingegnere agronomo che, pur essendoci da molto tempo in diversi paesi europei ed extraeuropei, in Italia non si è ancora concretizzata.
 
Cosa vuol dire studiare agraria? Come sono strutturate le università di agraria italiane e quali sono le cose da sapere prima di iscriversi? Tutte queste informazioni saranno raccolte in un ciclo di articoli contenuti nel tema caldo "Università di agraria: conoscerla, iscriversi, studiare".

Ricordiamo che per accedere a qualsiasi corso di laurea è fondamentale consultare il sito dell'ateneo di riferimento. Ogni università ha le proprie modalità e tempistiche di iscrizione e di ammissione.

Si ringraziano per la partecipazione i professori: Domenico Pessina dell'Università di Milano, Enrico De Lillo dell'Università di Bari, Laura Mugnai dell'Università di Firenze, Paolo Sambo dell'Università di Padova e Stefania Pollastro dell'Università di Bari e gli ex studenti: Elia Tognetti, Elisa Genovesi, Emanuele Vigano, Ilaria Laterza e Marco Benetti.

Le singole interviste sono state riassunte, condensate ed editate per maggiore chiarezza e brevità, pur mantenendo il contenuto fedele a quanto detto.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: interviste università

Temi caldi: Università di agraria: conoscerla, iscriversi, studiare

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