Copa-Cogeca, un'italiana alla guida degli olivicoltori Ue

Xylella, reddito e rilancio del settore sono le priorità di Anna Rufolo, la nuova presidente al vertice del gruppo di lavoro olio di olive da tavolo della federazione delle aziende e delle cooperative agroalimentari europee

Alessio Pisanò di Alessio Pisanò

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Anna Rufolo: 'La produzione italiana è insufficiente a soddisfare i bisogni e serve una vera strategia di rilancio dell'olivicoltura nazionale perché possa essere competitiva e attrattiva'
Fonte foto: © Dusan Zidar - Fotolia

Sarà l'italiana Anna Rufolo la nuova presidente al vertice del gruppo di lavoro olio di olive da tavolo del Copa e Cogeca, la federazione delle aziende e delle cooperative agroalimentari europee. Reddito di olivicoltori, cambiamento climatico, standard di commercializzazione e Xylella sono le priorità. Opposizione ai tagli alla Pac, attenzione ai dazi Usa e rilancio dell'olivicoltura nazionale.
Votata all'unanimità dai delegati delle diverse organizzazioni del gruppo composto da Spagna, Italia, Portogallo, Francia, Grecia e Croazia.

Un'italiana alla guida degli olivicoltori Ue, una bella sfida. Quali saranno le sue priorità? 
"Prima di tutto il reddito di olivicoltori e cooperative olivicole. Il mercato è spesso instabile e in alcuni momenti raggiungiamo dei prezzi insostenibili. Personalmente ritengo essenziale lavorare sulla corretta informazione, anche dei benefici legati al consumo di olio di oliva, per niente scontata se allontaniamo lo sguardo dall'Italia. Adattamento al cambiamento climatico e miglioramento della sostenibilità ambientale sono le principali sfide future. Lavoreremo sulla qualità e sul miglioramento degli standard di commercializzazione, ma anche sugli strumenti per prevenire e gestire fitopatie. La Xylella resta di assoluta priorità: è stato stimato che in caso di piena diffusione provocherebbe un danno sulla produzione di 5,5 miliardi di euro e metterebbe a rischio 300mila lavoratori. E poi c'è il tema degli accordi commerciali che da anni vede il gruppo di lavoro che presiedo in prima linea nel dialogo con la Commissione europea".

Nel dibattito sulla Pac sono previsti dal 2021 nuovi tagli. Pensa che questo possa in un certo senso minare il settore olivicolo e la tutela del reddito dei produttori di tale comparto?
"La Commissione ha fatto una proposta in linea con quella avanzata per il Quadro finanziario pluriennale, che è tuttavia ancora in fase di negoziazione e dimostra quanto l'Italia perderebbe con il nuovo regime finanziario. E' assurdo che le misure di transizione diventino occasione per tagliare risorse. Continuiamo a opporci fermamente a questi tagli. Per evitare che sia le attuali che le future norme siano applicate con meno risorse è necessario raggiungere un accordo sul Qfp che preveda un contributo da parte degli Stati membri dell'1,3%. E' indispensabile mantenere e stabilizzare il bilancio della futura Pac in termini reali considerando che essa contribuisce notevolmente agli obiettivi europei e alle priorità della futura Europa.

E' importante approvare in tempi rapidi le norme transitorie 'ponte' per garantire regole certe e stabilità agli olivicoltori e alle loro cooperative e avere tempo sufficiente affinché gli Stati membri definiscano i futuri Piani strategici"
.

Quello degli Usa è un mercato cruciale per l'olio italiano. Con l'introduzione dei nuovi dazi, teme ulteriori ripercussioni sui prodotti dell'agroalimentare made in Italy negli Usa? Come si può intervenire?
"L'agricoltura paga ancora una volta per questioni che non la riguardano direttamente. Nella riunione di fine ottobre con la Commissione ho chiesto massima attenzione sul tema dazi Usa e di evitare qualsiasi escalation. Una guerra commerciale danneggerebbe le imprese di tutta la filiera, anche considerando che gli Stati Uniti sono la più importante destinazione per l'export di olio di oliva. Serve un negoziato per una risoluzione equa e bilanciata. L'applicazione dei dazi anche se non tocca al momento direttamente l'olio e le olive italiane, a differenza della Spagna, minaccia il settore tutto perché altera gli equilibri di mercato e danneggia le imprese europee che hanno fatto sforzi per diversificare i mercati".

Le regioni del Sud si trovano a dover concorrere con olio, spesso tunisino e spagnolo, importato. Pensa che questo possa rappresentare una minaccia per i produttori nostrani? Come si possono tutelare?
"L'Italia ha una bilancia commerciale strutturalmente al negativo, anche considerando gli altissimi livelli di consumo interno, per cui deve necessariamente importare prodotto dall'estero e lo fa principalmente dalla vicina Spagna. La produzione italiana è insufficiente a soddisfare i bisogni e serve una vera strategia di rilancio dell'olivicoltura nazionale perché possa essere competitiva e attrattiva. C'è una giusta sensibilità alla reciprocità così come la necessità di far rispettare le regole, sostengo con forza entrambe le istanze, ma mi astengo da pregiudizi legati alla sola origine.

Abbiamo un pacchetto di riconoscimenti Dop nel cassetto con potenzialità spesso inespresse, tanti paesi emergenti che mostrano interesse per il prodotto italiano e molte referenze nello stesso segmento dell'extravergine. Lavoriamo sui punti di forza del nostro sistema produttivo e sulla differenziazione e potremo affrontare adeguatamente il mercato globale"
.
 
In collaborazione con Giuseppe Papalia

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: pac olio olivicoltura interviste nomine reddito agricolo politica agricola dazi

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