Agrofarmaci, la sostenibilità si impara in campo

Demo-Farm è un progetto che ha come obiettivo quello di realizzare azioni dimostrative in campo e di informazione sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nei siti Natura 2000

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La sostenibilità dell'agricoltura passa da un uso consapevole degli agrofarmaci (Foto di archivio)
Fonte foto: © Jean-marc RICHARD - Fotolia

Gli agrofarmaci rappresentano uno dei fattori produttivi chiave in agricoltura. Senza di essi la difesa delle colture sarebbe molto difficile, se non impossibile. Tuttavia i prodotti fitosanitari, erroneamente definiti "pesticidi", hanno una pessima reputazione nell'opinione pubblica. Spesso infatti gli agricoltori vengono descritti come "inquinatori" dell'ambiente, senza invece tenere in considerazione il loro ruolo di produttori di cibo e custodi della natura.

La comunicazione del settore dovrebbe dunque cambiare, ma ci sono margini di miglioramento anche sul fronte degli utilizzatori dei prodotti fitosanitari. Non sempre infatti gli agrofarmaci vengono usati in maniera corretta, rispettando le etichette e le buone pratiche agronomiche. Un uso poco consapevole si traduce in una scarsa sostenibilità sotto il profilo ambientale, ma anche economico e sociale.


Demo-Farm, la sostenibilità spiegata in campo

Per aumentare la consapevolezza di agricoltori e tecnici nei confronti dell'uso corretto degli agrofarmaci ha preso il via Demo-Farm, un progetto, finanziato dalla misura 1.2.01 del Psr Lombardia, che vede coinvolti la provincia di Pavia, l'Università di Pavia (dipartimento di Scienze della terra e dell'ambiente), la Società agraria di Lombardia e il Centro di saggio Agricola 2000, con la consulenza dello studio Agri.Bio.

Il progetto, della durata triennale, prevede azioni dimostrative in campo e di informazione sull'applicazione sostenibile dei prodotti fitosanitari nei siti di Natura 2000, quella rete cioè di Siti di interesse comunitario e di Zone di protezione speciale (Sic e Zps) creata per la protezione e la salvaguardia degli habitat e delle specie, animali e vegetali. Per la Lombardia si parla di circa 87mila ettari in cui la convivenza di agricoltura e natura deve essere armonica.

La Demo-Farm


Gli obiettivi di Demo-Farm

È bene fare una premessa. I prodotti alimentari italiani sono ai vertici delle classifiche internazionali in termini di sicurezza e i limiti ai residui ammessi sono superati in rarissimi casi (come dimostra questo report Efsa). E anche la qualità delle acque, in Lombardia come nelle altre regioni, è generalmente ottima. Ma si può sempre migliorare. Specialmente in aree di interesse naturalistico, come quelle Natura 2000.

Per questa ragione il progetto Demo-Farm si pone questi obiettivi:
  • Allestire una Demo-Farm in cui implementare e illustrare ad agricoltori e tecnici (ma anche a rivenditori, contoterzisti e all'ente gestore dei siti Natura 2000) le buone pratiche di gestione degli agrofarmaci (dall'acquisto allo stoccaggio, fino all'utilizzo in campo e allo smaltimento dei rifiuti).
  • Mettere in campo attività e azioni sperimentali per la conservazione della biodiversità e il suo potenziamento.
  • Diffondere la conoscenza degli strumenti per la riduzione dell'inquinamento puntiforme, come l'uso dei biobed, e diffuso (deriva e ruscellamento), attraverso l'impiego di siepi, fasce di rispetto, ugelli antideriva, nonché attraverso una corretta manutenzione e regolazione delle attrezzature.
  • Favorire nelle colture di mais e riso (scelte per il progetto visto il loro importante ruolo a livello regionale) l'adozione di tecniche innovative a basso apporto di prodotti fitosanitari.
  • Informare gli imprenditori agricoli operanti in Natura 2000 dell'importanza della biodiversità e della sua tutela.
  • Risvegliare nell'agricoltore la consapevolezza del suo ruolo di tutore della biodiversità e dell'ambiente.

Ma perché un agricoltore dovrebbe partecipare a queste attività? Prima di tutto perché un uso scorretto degli agrofarmaci è sanzionato dalla legge. In secondo luogo perché l'impiego inconsapevole facilita lo sviluppo di resistenze, che rendono inutilizzabili sostanze attive utili al lavoro dell'agricoltore. Terzo, perché è interesse stesso degli operatori vivere in ambienti salubri. Infine perché l'allarme sociale provocato da un uso improprio di tali prodotti può spingere il regolatore a porre limitazioni o addirittura ad impedirne l'uso (come nel caso del glifosate).

Possibili ricadute del progetto


Il quadro normativo

Gli agricoltori si muovono in un contesto normativo estremamente complesso per quanto riguarda la gestione e l'applicazione dei prodotti fitosanitari. Pietra di volta è il Pan, Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che recepisce la direttiva 2009/128/CE e che è in fase di revisione.
 
Un'attenzione particolare all'uso degli agrofarmaci viene riservata ai siti Natura 2000, dove sono previste restrizioni ulteriori, introdotte anche da decisioni regionali, come nel caso della Lombardia, che ha adottato due differenti delibere di Giunta proprio in merito a questi siti.

Quadro normativo di riferimento

Si deve poi considerare il regolamento 1107/2009, che regola l'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari e che ha portato ad una drastica riduzione delle molecole disponibili e ad un controllo stringente sulle nuove autorizzazioni.

A Bruxelles sono infine in fase di definizione la nuova Pac e il Green deal, all'interno del quale si inseriscono le strategie From farm to fork e Biodiversity, che avranno un impatto importante sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci unione europea fitosanitari sostenibilità pan

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