Diserbi in aree urbane: Amia Verona fa il punto

A fronte dei mutati scenari normativi, Amia Verona ha organizzato un convegno incentrato sullo stato dell'arte in materia di diserbi in aree urbane

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Il convegno di Amia Spa a Verona

Dopo l’avvento della cosiddetta “Clp” l’elenco delle frasi di rischio sgradite e dei pittogrammi indesiderati si è fatto più lungo che in passato. Ciò ha anche indotto a interdire alcuni usi di agrofarmaci in ambito urbano a seguito delle preoccupazioni sollevate a carico della salute pubblica. Chi deve gestire gli spazi extra agricoli urbani, però, ora deve fronteggiare alcune difficoltà, le quali potranno condurre anche a un considerevole aggravio dei costi gestionali.
 
Per affrontare tali nuovi scenari, il 21 marzo 2017 Amia ha organizzato a Verona la seconda edizione del convegno “Il Piano di azione nazionale e l’utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalla popolazione”. Amia gestisce infatti i servizi d’igiene urbana nel territorio di Verona e nei Comuni di Boscochiesanuova, Cerro Veronese, Grezzana, San Giovanni Lupatoto, Villafranca e Sant'Ambrogio di Valpolicella. Oltre a occuparsi della gestione dei rifiuti solidi urbani l’Azienda svolge anche servizi di pulizia e lavaggio di aree pubbliche e gestisce il verde urbano.

A sinistra, Andrea Miglioranzi, Presidente di Amia Verona. A destra Marco Magnano, coordinatore responsabile servizio verde pubblico Amia Verona
 
Presso la sala convegni dell’Hotel Leon d’Oro si sono potuti quindi confrontare dirigenti e tecnici coinvolti nel tema in questione, al fine di analizzare le possibili prospettive di sviluppo del quadro normativo nazionale e europeo, come pure delle criticità gestionali e delle analisi dei costi dei metodi alternativi per il controllo della flora infestante.
 
Moderato da Marco Magnano, coordinatore responsabile servizio verde pubblico Amia Verona, il convegno ha coinvolto diversi portatori di interesse, a partire dalle case produttrici di agrofarmaci, rappresentate da Enrico Savona di Ecpa, associazione europea delle aziende produttrici, e da Alice Parasecolo a nome di Agrofarma. Forte la preoccupazione espressa in termini di limiti posti a fronte di indicazioni di pericolo, riportate in etichetta, anziché di opportune valutazioni dei rischi per ambiente e popolazione.

Enrico Savona, di Ecpa

Alice Parasecolo, di Agrofarma
 
Un approccio, questo, che ha purtroppo penalizzato in passato molti formulati senza che questi di fatto rappresentassero rischi oggettivi anche per quanto riguarda gli usi agricoli.
 
A fornire un aggiornamento circa prodotti fitosanitari ammessi nelle aree frequentate dalla popolazione è stato quindi Gabriele Zecchin, dei Servizi fitosanitari della Regione Veneto, evidenziando la dicotomia che esiste fra autorizzazioni ministeriali e limitazioni dovute al Piano d’azione nazionale in termini di usi extra-agricoli. Un intervento, quello di Zecchin, seguito da Nicoletta Vai, del Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna, la quale ha riassunto le linee di indirizzo e i protocolli tecnici adottati dalla propria Regione.

Gabriele Zecchin, dei Servizi fitosanitari della Regione Veneto

Nicoletta Vai, del Servizio fitosanitario dell’Emilia-Romagna
 
Daniele Lugaresi, di Agri 2000, ha invece condiviso con la platea l’analisi dei costi gestionali della gestione degli spazi verdi urbani a seconda delle opzioni tecniche scelte (leggi l’approfondimento), mentre Gianni Azzali dell’Ordine degli Agronomi, ha enfatizzato il ruolo degli agronomi nell’applicazione corretta dei diversi Par regionali, nel rispetto delle norme fitosanitarie.

Daniele Lugaresi, di Agri 2000

Giovanni Azzali, Ordine degli Agronomi

In seguito, Ulrike Buratti, responsabile Servizio giardineria di Bolzano, ha portato la testimonianza sull’esperienza gestionale maturata nella città di Bolzano, ove sono stati aboliti sia glifosate, sia altri prodotti biologici fino a quel momento utilizzati, dal momento che non avevano specifiche autorizzazioni in materia di igiene fitosanitaria del verde urbano.

Un’esperienza maturata nel corso del 2016 incontrando tutte le difficoltà create dai diversi obblighi previsti dal Pan, come per esempio quello di apporre cartelli d’avviso nelle aree di accesso, numerosissimi e pertanto ingestibili, e tempi di rientro di 48 ore, irrealizzabili secondo Buratti in una città come Bolzano dai molteplici accessi alle aree verdi e alla loro frequentazione quotidiana. Non sono mancate nemmeno le proteste dei cittadini, poco inclini a vedere aiuole con erba alta o a trovarsi insetti nei panni stesi o nei sottotetti. Uno scotto da pagare, questo, quando si metta la biodiversità davanti al comfort dei cittadini stessi. Essere Grüne, cioè Verdi, ha cioè un prezzo, perché spesso la biodiversità può non essere così gradevole come la si immagina.

 Ulrike Buratti, responsabile Servizio giardineria di Bolzano

Marco Bellomi, della Aulss 9 Scaligera ha infine concluso la parte più corposa del convegno, elencando le iniziative di sensibilizzazione adottate .

Marco Bellomi, della Aulss 9 Scaligera
 
A chiudere i lavori è stato demandato un Tavolo di approfondimenti al quale hanno partecipato Alessandro De Luca, responsabile sezione tappeti erbosi di Federgolf, Alberto Virgili, direttore tecnico di Tecnofer Spa, e Giuseppe Toscano, responsabile del Pool specialistico per il verde di Anas Lombardia.
 
Molteplici le criticità per i tre ambiti, in special modo quando si parli di sicurezza di strade e ferrovie. La presenza di infestanti può infatti rappresentare rischi per automobilisti e viaggiatori ferroviari e quindi la lotta per il loro controllo non può essere demandata alle sole pratiche di tipo meccanico o alternativo. Anche perché, come ricorda Virgili, più che ad essere danneggiate dalla parte epigea delle piante, le massicciate ferroviarie vengono destabilizzate dagli apparati radicali. Cioè il pericolo viene più da ciò che non si vede che da ciò che invece colpisce l’occhio.
 
A breve il Pan dovrebbe essere ridiscusso e aggiornato. Si spera che in tale occasione tutte le criticità condivise a Verona vengono prese in esame, al fine di modulare gli usi degli agrofarmaci in ambiti extra-agricoli non solo dal punto di vista “proibizionistico”, bensì anche da quello dell’igiene, del decoro e della salute pubblica. L’Ambrosia, del resto, non pare intenzionata a ridurre il proprio polline in osservanza delle direttive europee o dei decreti nazionali.

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