Coltivare il miscanto, un business ecologico

Presentata in un seminario ad Agrilevante una pianta originaria dell’Asia centrale capace di purificare i terreni assorbendo le sostanze inquinanti, e nello stesso tempo di produrre materia prima combustibile e paste vegetali per l’industria cartaria

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Il miscanto è una pianta originaria dell’Asia centrale

Ha un nome vagamente magico, ed ha in effetti proprietà straordinarie. Il “Miscanto” è una pianta originaria dell’Asia centrale che attecchisce bene nelle nostre regioni e che può cambiare il destino di vasti territori della Penisola.

Pianta erbacea rustica, il Miscanto ha un apparato radicale molto esteso e la capacità di assorbire dal terreno sostanze inquinanti e metalli pesanti, svolgendo così un’opera di bonifica e filtraggio delle sostanze dannose, e di ripristino degli equilibri biologici in tutte le aree che presentano suoli degradati.

L’abbondante massa vegetale prodotta dal Miscanto, peraltro, può avere molteplici impieghi, essendo adatta alla produzione di carte da imballaggio, e all’uso come materia prima combustibile (in forma di cippato, di pellet o di etanolo). Di questa pianta si è parlato lo scorso 17 ottobre a Bari, nell’ambito di Agrilevante, in un seminario dal titolo “Il miscanto, una coltura preziosa per il ripristino dei suoli degradati e la produzione di bioenergia”, promosso da Itabia, l’associazione specializzata nello studio, nella sperimentazione e nella divulgazione delle piante e delle tecnologie per le filiere bioenergetiche.

Gli esperti di Itabia Vito Pignatelli e Matteo Monni hanno descritto le formidabili potenzialità di questa pianta, sulla quale convergono gli interessi delle amministrazioni territoriali per l’azione di bonifica che questa è in grado di effettuare, gli interessi degli agricoltori, per la possibilità di produrre grandi quantità di biomassa a costi contenuti, e quelli dell’industria dell’energia e delle fibre vegetali. Nel corso del seminario sono stati presentati anche i risultati di una ricerca - promossa in Abruzzo dal Gruppo di azione locale “Gran Sasso Velino”, finanziata con fondi comunitari nell’ambito dei Piani di sviluppo rurale - che ha messo alla prova il miscanto su alcuni terreni critici della Piana del Fucino, una delle aree dell’Abruzzo che hanno subito fenomeni di inquinamento e di degrado, misurando le sue proprietà e confermando come questa pianta possa agire efficacemente sui nostri territori, conciliando gli interessi economici con le esigenze ambientali.
 

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