Il mercato dei substrati europeo è cresciuto costantemente nel secondo dopoguerra fino a raggiungere e superare i 34.000.000 di metri cubi. In questo contesto l'Italia rappresenta, dopo la Germania, il secondo mercato per importanza con un consumo annuo di circa 5.000.000 di metri cubi, assorbiti per il 70% dal comparto professionale.

I materiali utilizzabili nella preparazione dei substrati sono quanto mai disparati ma si possono suddividere fondamentalmente in tre categorie: organici, inorganici e sintetici.

 

Componenti organici

I componenti organici più usati sono la torba, il cocco, la corteccia, il compost e la lolla di riso. Hanno la funzione di fornire aria ed acqua alla pianta, di dare struttura al substrato, di assicurare una buona porosità senza appesantire eccessivamente il mezzo.

Le torbe, il componente organico di gran lunga più diffuso, possono essere valutate sulla base della stabilità meccanica e microbiologica. Le torbe con il miglior compromesso fra stabilità e caratteristiche fisiche generali sono rappresentate dai tipi a media decomposizione (torbe brune). Le più giovani (torbe chiare), pur di ottime caratteristiche fisiche tendono a decomporsi più velocemente mentre le più vecchie (torbe nere) pur stabili, hanno spesso una struttura polverulenta che compromette il contenuto d'aria della miscela.

Anche la struttura della torba ha la sua importanza, le torbe granulari o in pezzi sono più stabili dei tipi fibrosi. Le fibre infatti, nel corso del tempo, tendono a schiacciarsi riducendo pesantemente il volume d'aria ed aumentando il restringimento (si veda la foto a sinistra).

 

Componenti inorganici

a) naturali 

Tra i composti inorganici naturali possiamo ricordare le argille bentonitiche, la sabbia di fiume, la pozzolana, la pomice ed il lapillo. Questi materiali vengono aggiunti per appesantire il terriccio e, nel caso della pomice e del lapillo, per arieggiare il mezzo. Essi assolvono anche ad un'altra importante funzione: facilitare la reidratazione del terriccio soprattutto nel caso di forti disidratazioni.

Le argille possono essere aggiunte sia in forma polverulenta che granulare, tuttavia questa seconda forma va preferita in quanto meno soggetta ai fenomeni di sedimentazione ed in grado di contrastare efficacemente la perdita di volume del terriccio nel corso della coltivazione (restringimento). Va infine sottolineato che la sabbia impiegata non deve contenere carbonati e che, a dispetto di quanto a volte si è portati a pensare, la sua presenza riduce in maniera drastica il volume d'aria presente nel terriccio.

 

b) riscaldati

Vi fanno parte la lana di roccia, l'argilla espansa, la vermiculite e la perlite. Vengono aggiunte per migliorare la capacità di reidratazione, l'arieggiamento (argilla espansa, perlite, lana di roccia idrofobica) o la ritenzione idrica (lana di roccia idrofila e vermiculite).

 

Componenti sintetici

Sono rappresentati in larga parte da schiume poliuretaniche e trovano impiego soprattutto nella produzione di preformati (es. Pit Pot) o di lastre per colture fuori suolo.

 

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Le caratteristiche fisiche finali della torba si decidono in buona parte all'atto della raccolta

Le caratteristiche fisiche finali della torba si decidono in buona parte all'atto della raccolta

 

Parametri analitici

Un terriccio può essere caratterizzato sul piano fisico, chimico e microbiologico. Di seguito, vengono brevemente accennati solamente i principali parametri fisici perché in genere poco conosciuti e spesso sottovalutati.

I parametri fisici rappresentano la vera carta di identità di un terriccio perché non modificabili dall'operatore una volta che il terriccio è in uso. 

Se ne contano circa una ventina ma i più importanti sono i seguenti tre: volume d'aria, restringimento, volume del terriccio confezionato. 

- Volume d'aria. Dipende non solo dal tipo di substrato utilizzato ma anche dall'altezza e dalla forma del contenitore. All'aumentare dell'altezza cresce progressivamente il volume d'aria presente nei terricci mentre a parità di altezza il contenitore di forma cilindrica avrà un contenuto d'aria più basso rispetto ad uno tronco conico. Tuttavia se nel primo caso le variazioni sono forti e possono determinare aumenti di tre volte dei valori, nel secondo caso le oscillazioni sono molto più contenute e con riflessi pratici meno importanti. I valori ideali dipendono perciò dall'uso che se ne fa del terriccio e dal contenitore in cui viene posto: dal 10% per il riempimento di vassoi con terricci da semina, al 60-70% per substrati adatti a specie epifite.

- Restringimento. Misura la perdita di volume di un terriccio che si accompagna spesso anche ad una perdita d'aria e ad una difficoltà nella ripresa dell'acqua. Un buon terriccio non dovrebbe presentare valori superiori al 30% anche se si considerano ottimali indici compresi fra il 10 e 20% in volume.

- Volume del terriccio confezionato. E' un parametro che ha, come intuibile, evidenti rilessi economici in quanto misura il volume del terriccio presente nelle confezioni. Può essere determinato con diverse metodiche anche se attualmente la più diffusa a livello europeo è la EN 12580. Rispetto alla vecchia metodica DIN 11540 da dei valori più bassi tanto che per un terriccio di media granulometria i vecchi 80 litri determinati con la metodica DIN 11540, equivalgono a 70 litri misurati con la EN 12580.

 

A cura di Costantino Cattivello - ERSA-Friuli Venezia Giulia