I progetti per il biometano

Un investimento di 70 milioni di euro per la realizzazione di dieci impianti per la produzione di biometano partendo dai reflui zootecnici.

È questo il "succo" dell'accordo fra la Confederazione Generale dei Bieticoltori Italiani (Cbgi) e il Gruppo Cooperativo Granarolo.

A darne notizia è Marco Bettazzi dalle pagine dedicate all'economia di Repubblica in edicola il 26 settembre.

Il piano è analogo a quello già siglato da Cbgi con la ravennate Fruttagel e come quest'ultimo trova sostegno dagli incentivi previsti dal decreto sul biometano promosso dal ministero per la Transizione ecologica.

 

I nuovi impianti verranno realizzati dove si ha la maggiore concentrazione di allevamenti e secondo il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari, si potrà arrivare a produrre circa 30 milioni di metri cubi di biometano, in pratica la quota di fabbisogno del gruppo.

Si tratta di un progetto virtuoso che alla forte valenza ambientale associa un vantaggio per l'agricoltore, come sottolinea il presidente di Cbgi, Gabriele Manfredi.

Con l'intero sistema di biogas attuale si potrebbero produrre circa 3 miliardi di metri cubi di metano, cui si aggiunge il digestato da utilizzare come fertilizzante. 


Contributi, quando l'esonero non c'è

Gli imprenditori agricoli professionali che si trovano ad essere amministratori di società di capitali potrebbero vedersi negare dall'Inps l'accesso all'esonero parziale dei contributi per i lavoratori autonomi.

Lo ricorda Francesco Giuseppe Carucci su Il Sole 24 Ore del 27 settembre, citando una recente circolare che opera la medesima preclusione anche per i bonus di 200 e 150 euro.

Il motivo addotto è quello che il reddito percepito non rientra fra quelli prodotti dall'attività aziendale.

 

Nell'articolo viene messa in discussione questa tesi dell'Istituto di previdenza, in quanto le normative stabiliscono già dal 1999 che i redditi derivati da società agricole, anche se di capitali, vanno "catalogati" come redditi da attività agricole.

La tesi sostenuta da Inps avrebbe valore se il socio amministratore non partecipasse al lavoro aziendale.

Ma quando si è in presenza di un imprenditore agricolo professionale, conclude l'articolo, è difficile ipotizzare che questi svolga la sola attività amministrativa.


Stop agli agrofarmaci

Il progetto è quello di ridurre del 50% l'impiego di agrofarmaci entro il 2030.

Se ne discute a Bruxelles da tempo ed è questo uno dei capisaldi della strategia Farm to Fork.

Ma quali saranno le conseguenze sui campi?

Secondo quanto scrive Marco Vassallo sulle pagine di Verità & Affari in edicola il 28 settembre, le analisi sin qui fatte a livello comunitario sono parziali e non valutano adeguatamente le conseguenze.

Fra le voci che si sono alzate per denunciare il problema, c'è quella di Assomela che rappresenta l'80% del settore melicolo.

 

La riduzione proposta dalla Commissione, spiega Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela, avviene in tempi troppo stretti e non tiene conto che alcune colture, e questo è il caso delle mele, sono più sensibili di altre.

Cita a questo proposito la ticchiolatura contro la quale viene usato il captano, sostanza che potrebbe essere bandita dal prossimo anno, sostituita da molecole meno efficaci e con maggiore impatto ambientale.

C'è poi il grande tema delle "aree protette" dove gli agrofarmaci dovrebbero essere tolti del tutto.

In Trentino, dove si concentra il 65% della produzione di mele, sarebbe coinvolto da questo divieto totale il 20% del territorio.

Il danno per il settore potrebbe raggiungere i 200 milioni.

Problemi che si aggiungono a quelli già creati con le tensioni geopolitiche e le chiusure dell'export verso la Russia.


Rischio chiusura

Non è un caso isolato quello raccontato da Filippo Boffelli sul Corriere della Sera del 29 settembre.

Poche righe per descrivere la vicenda di un agricoltore che si è visto recapitare in luglio una bolletta della corrente elettrica di 14mila euro.

L'anno precedente, nello stesso periodo, il costo si fermava prima dei tremila euro.

 

A essere "impazzite",non ci sono solo le bollette dell'energia, ma anche il clima.

Colpa di caldo e siccità se alcuni allevatori sono stati costretti a distruggere centinaia di quintali di latte per colpa delle aflatossine che dal mais si sono trasferite al latte.

Gli allevamenti si trovano così a lavorare in situazioni economiche ed ambientali impossibili da sostenere e il rischio di chiusura è ogni giorno più alto per molte di esse.

A cascata, la crisi coinvolge le industrie di trasformazione del made in Italy.

Intanto, mentre l'agricoltura italiana è fra le più sostenibili, conclude l'articolo, si rallentano e bloccano gli impianti per la produzione di biometano.

Occorrono soluzioni e si rischia di arrivare troppo tardi.

 

Attenti all'affitto

Bisogna prestare attenzione quando si affitta un fondo agricolo acquistato con qualche agevolazione.

Angelo Busani dalle pagine de Il Sole 24 Ore del 30 settembre avverte che le agevolazioni ottenute potrebbero andare perse se l'affitto è intestato a uno dei soci della società acquirente. 

Ad essere interessati sono i benefici fiscali connessi alle imposte di registro e ipotecaria, ferme all'1% quando i terreni sono acquistati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (categoria nella quale possono rientrare anche società e coop).

Per non perdere le agevolazioni occorre attendere almeno cinque anni dall'acquisto.

Analogo esonero se il godimento del bene è a favore del coniuge o parenti entro il terzo grado, purché a loro volta siano impegnati nelle attività agricole.


Ammoniaca cercasi

Grupa Azoty, il primo produttore polacco di ammoniaca ha tagliato la produzione del 90%, mentre in Lituania il gruppo Achema ha sospeso del tutto le attività già da settembre.

Un altro grande produttore di fertilizzanti, la norvegese Yara, ha portato la propria capacità produttiva al solo 30%.

Colpa del caro energia che sta colpendo i produttori di fertilizzanti, tanto da generare forti difficoltà nel reperire concimi, la cui richiesta è in aumento alla vigilia delle semine invernali, come scrive Alessio Romeo su Il Sole 24 Ore del primo ottobre.

 

Una possibile soluzione potrebbe venire dalla cancellazione dei dazi comunitari (escludendo ovviamente l'import da Russia che resta il principale produttore) e da accordi con il Canada per aumentare le forniture di ammoniaca.

Sulla carenza di fertilizzanti si è espressa anche l'Onu, che ha chiesto alle altre organizzazioni mondiali interessate (Fao e Wto) di monitorare il problema e studiare soluzioni.

Ne scaturiranno proposte che saranno prese in esame alla prossima riunione del G-20 in programma in Indonesia a metà novembre.

Nel frattempo le industrie del settore sono state invitate a spingere il più possibile sulla produzione.


Strategie per l'agroalimentare

"La carne in provetta dietro all'alibi della tutela ambientale nasconde speculazioni che portano al cibo sintetico".

È una delle denunce che il presidente Coldiretti Ettore Prandini ha lanciato nei confronti delle politiche comunitarie in occasione della manifestazione indetta a Milano da questa organizzazione agricola.

Ne offre un resoconto Carlo Nicolato ai lettori di Libero in edicola il 2 settembre, con un ampio riferimento alla partecipazione di Giorgia Meloni che fra l'altro si è espressa contro l'adozione delle etichette a semaforo, il cosiddetto Nutriscore.

 

Si è molto parlato anche di sostenibilità, che va liberata da un approccio ideologico che genera vincoli inutili e dannosi.

Fra i molti temi toccati, quello delle imitazioni con l'esempio del Prošek croato nei confronti del quale Bruxelles non si è ancora espressa.

Poi il grande capitolo dei rincari della bolletta energetica e delle conseguenze per il settore agroalimentare.

Problemi che, come la crisi del grano, hanno forti connessioni con la guerra in Ucraina e che impongono un ripensamento di tutto il sistema alimentare mondiale.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
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