Il cibo è sicuro? Ce lo dirà un laser

I ricercatori dell'Enea stanno mettendo a punto un sistema in grado di rilevare contaminazioni chimiche o biologiche su prodotti alimentari. Un aiuto per le aziende di trasformazione e le autorità di controllo

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il cibo italiano è tra i più sicuri al mondo
Fonte foto: © Rido - Adobe Stock

Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità ogni anno 23 milioni di europei contraggono malattie attraverso il cibo (la stragrande maggioranza delle quali è innocua e si risolve in poco tempo). A verificare che i cibi non siano contaminati o mal conservati sono preposte diverse autorità, che hanno anche il compito di reprimere le frodi alimentari, un business da miliardi di euro.

È bene sottolineare che il settore agroalimentare italiano è tra quelli più sicuri a livello globale e le statistiche diffuse dall'Unione europea certificano che i nostri agricoltori e trasformatori sono maestri nel produrre cibo di elevata qualità che rispetti le normative. Per offrire all'industria alimentare e agli organi di controllo strumenti di analisi veloci ed efficienti, Enea ha messo a punto un sistema di rilevamento chiamato FoodSafe. Si tratta di uno strumento che sfrutta la spettroscopia laser fotoacustica per individuare la presenza di contaminanti nei cibi.

"Stiamo lavorando su due tipologie di strumenti. Una, di dimensioni ridotte, che può essere trasportata facilmente dalle autorità di controllo, come i Nas, per effettuare analisi in campo", spiega ad AgroNotizie Luca Fiorani, ricercatore del laboratorio Enea Diagnostiche e metrologia e responsabile del progetto. "Per le industrie alimentari invece stiamo lavorando ad uno strumento che può essere inserito nella linea di produzione per monitorare costantemente la sicurezza dei prodotti".

Ma che cosa è in grado di rilevare SafeFood? Ad esempio può rintracciare istamina all'interno del pesce. Una funzione molto utile visto che questa sostanza, presente nel pesce mal conservato, non è degradata dal calore della cottura e può causare reazioni importanti in chi la assume.

SafeFood può anche scovare ingredienti non segnalati in etichetta, come ad esempio alcuni dolcificanti che vengono aggiunti nei succhi di frutta (come fruttosio, glucosio, maltosio, aspartame e saccarosio). Può individuare la presenza di melammina, utilizzata da ditte senza scrupoli per adulterare il latte in polvere destinato ai neonati. Una pratica che per fortuna non ha mai interessato il nostro paese ma che in Cina ha causato la morte di diversi bambini.

E ancora: la presenza di metanolo o glicole etilenico (l'antigelo delle auto) nel vino, oppure adulterazioni del miele, oggi sempre più frequenti vista la moria di api e la crescita delle importazioni dalla Cina. Attraverso SafeFood sarà anche possibile rintracciare la presenza di olii di bassa qualità miscelati con olio di oliva e spacciati come extravergine. Ma si potrà anche individuare la presenza di curcuma nel più prezioso zafferano.

"L'affidabilità del sistema è elevata e tuttavia è pensato per generare una allerta precoce. Un alert che deve essere seguito da analisi di laboratorio che sono certamente più lunghe e costose, ma che offrono risultati più dettagliati", spiega Fiorani.

SafeFood è ancora a livello prototipale, ma gli sviluppatori prevedono di avere il primo prodotto nell'arco di due anni. Non sarà comunque uno strumento in grado di rilevare qualunque tipo di contaminazione, ma avrà uno spettro di azione limitato ad alcune sostanze.

Negli Stati Uniti, dove le contaminazioni alimentari sono frequenti, diverse startup stanno cercando di mettere a punto microsensori che i consumatori possono utilizzare per determinare la qualità di un cibo quando fanno la spesa al supermercato o sono incerti sulla salubrità di un prodotto conservato nel proprio frigorifero. Il mercato consumer non è però fatto per SafeFood. "Il laser che utilizziamo è uno strumento dal costo molto elevato e non certo compatibile con le disponibilità di una famiglia normale".

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