Non c'erano dubbi che il protagonista dell'informazione in questi giorni sarebbe stato l'allarme batterio. E così è stato, con i giornali che invitavano alla calma mentre “sparavano” titoli da brivido. Eccone qualche esempio. “E' verde l'ultima paura alimentare, ma il cetriolo non è l'indiziato” (Unità, 2 giugno), “La peste di Amburgo” (Il Foglio, 3 giugno). “I rischi ci sono ma il batterio si può battere” (Il Sole 24 Ore, 3 giugno). L'elenco sarebbe ancora lungo, ma fra i tanti spicca “Il Giorno” del 4 giugno che si spinge più in là, titolando “Germania nell'incubo batterio, abbiamo bisogno di sangue”, e l'effetto allarme è assicurato. Smentita poi la notizia di un caso di malattia in Italia del quale scrive “Repubblica” del 5 giugno. Nei giorni seguenti sono presi di mira i germogli di soia (Corriere della Sera, 6 giugno), le produzioni “biologiche” (Libero, 5 giugno), poi tutti scagionati. Tutti falsi allarmi che meritano i commenti (al vetriolo) del “Giornale” e di “Libero” del 7 giugno. Da segnalare, infine, un servizio pubblicato su “Panorama” in edicola il 9 giugno che fornisce un quadro dettagliato della situazione, mettendo in luce fra l'altro il buon livello di sicurezza degli ortaggi prodotti in Italia.

 

A pagare sono gli agricoltori

A pagare le conseguenze di questo ennesimo, caotico allarmismo alimentare sono gli agricoltori e già sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” del 3 giugno si lamenta il crollo delle esportazioni di cetrioli, poi risultati estranei alla diffusione dell' E. Coli patogeno. Sulle conseguenze economiche di questo allarme alimentare si possono segnalare gli articoli pubblicati il 4 giugno da “L'Avvenire” e da “Repubblica”. Per “Il Riformista” dello stesso giorno il crollo dei consumi e delle esportazioni comporta un danno valutato in 3 milioni al giorno. Più che il batterio fa danni la psicosi che ne è conseguita, scrive “Il Sole 24 Ore” del 5 giugno. Il conto finale, avverte “Avvenire” del 7 giugno è di decine di milioni per gli agricoltori. Gli unici vantaggi, si legge su “Libero” dell'8 giugno, sono per gli ortaggi che arrivano dall'Africa, oggi preferiti rispetto a quelli “Made in Ue”, ma forse meno controllati e dunque meno sicuri. In soccorso dei produttori si mobilita la Ue che mette a disposizione, come si legge su “Il Sole 24 Ore” dell'8 giugno, 150 milioni di euro. Pochi, visto che già nel solo Veneto, scrive “L'Arena” del 9 giugno, il settore ortofrutticolo lamenta una perdita di 600mila euro al giorno. E nello stesso giorno si apprende da “Italia Oggi” che la Ue ha deciso di aumentare gli aiuti portandoli a 210 milioni di euro.

 

Allarme (vero) per il kiwi

In tema di allarmi, ma questa volta riguardano solo le piante, si torna a parlare dell'emergenza kiwi dopo gli episodi di batteriosi. Se ne parla su “La Padania” del 2 giugno per ricordare il tavolo aperto presso il ministero dell'Agricoltura per fronteggiare la crisi. Per i produttori, però, non è previsto al momento nessun indennizzo dei danni subiti, avverte dalle pagine dedicate a Ravenna “Il Resto del Carlino” del 3 giugno. Va meglio per gli agricoltori del Veneto dove la Regione, scrive “La Tribuna di Treviso” del 6 giugno, ha messo a disposizione 300 mila euro. Vista la particolare situazione di emergenza, si legge sul “Corriere di Romagna”, arriva una deroga all'uso del rame nella difesa delle coltivazioni di actinidia. Dalla “Voce di Romagna” si apprende intanto che per la ricerca sulla batteriosi del kiwi sono stati stanziati sei milioni di euro.

 

Allarme (presunto) per il clima

Sempre in tema di allarmi, preoccupa il mutamento climatico che a parere di “Repubblica” in edicola il 2 giugno, è destinato a ripercuotersi con effetti devastanti sulle produzioni agricole e su quelle di grano in particolare. Insomma, un allarme tira l'altro. E' allarme per il mais friulano, scrive il “Gazzettino del Friuli” del 3 giugno, con le coltivazioni che si stanno seccando. In difficoltà anche l'asparago di Bassano, questa volta non è colpa del clima, ma delle contese fra due consorzi, come si può leggere sul “Gazzettino di Vicenza e Bassano”. E a proposito di “contese” merita una lettura l'invito ad unire le organizzazioni che si occupano di agricoltura. A lanciare il messaggio è il presidente di Cia, Giuseppe Politi, dalle pagine del “Corriere della Sera” del 5 giugno. Un plauso gli è dovuto.

 

Dagli allarmi alle crisi

Dopo tanti “allarmi”, è rimasto un po' di spazio sui giornali per le ultime vicende della Parmalat, ormai quasi dimenticata se non fosse per le contese che riguardano la Centrale del latte di Roma, argomento che si può leggere su “Il Fatto” del 3 giugno e su “Finanza e Mercati” dell'8 giugno. In tema di allevamenti “Il Corriere della Sera” del 5 giugno dedica attenzione alla crisi del settore suino sfociata nello “sciopero” dei suinicoltori. Curioso, infine, l'articolo pubblicato nello stesso giorno sul “Giornale” a proposito della crisi della pastorizia che avrebbe trovato un inatteso sostenitore in Flavio Briatore.