Avete mai sentito parlare di apiturismo? Forse sì, forse no, ma sicuramente ne avete sentito parlare poco.

 

Così come esiste l'enoturismo, il turismo legato al vino, e l'oleoturismo, quello legato all'olio, l'apiturismo è una forma di turismo rurale e di agriturismo legato al miele, all'apicoltura e alle api in generale.

 

Una realtà che in alcuni paesi è già molto sviluppata, primo tra tutti la Slovenia, dove esiste addirittura un sito nazionale per promuoverne le attività.

 

Una realtà che potrebbe dare un importante aiuto anche all'apicoltura italiana, offrendo visibilità, promozione dei prodotti, nuovi canali di commercializzazione e diversificazione del reddito, soprattutto in un momento come quello attuale, dove il settore apistico sta vivendo una notevole crisi produttiva.

 

E allora in Italia a che punto siamo? Lo abbiamo chiesto a Serenella Mortani, coordinatrice nazionale dell'associazione Le città del Miele, che proprio sulla promozione del miele e dei territori centra la sua attività.

 

Serenella Mortani, si fa apiturismo in Italia? E come?
"Il patrimonio di biodiversità che ogni territorio regionale italiano ospita compone naturalmente un itinerario dei "paesaggi del miele": dall'arco alpino settentrionale a quello appenninico che attraversa le regioni del Centro Italia, sino a giungere ai rilievi delle grandi isole.  L'Italia è l'unico Paese al mondo a vantare oltre 60 diverse tipologie di mieli, alle quali corrispondono le diverse fioriture che caratterizzano le nostre coste marittime tirreniche, adriatiche e ioniche alcune delle quali danno origine a mieli esclusivi, unici al mondo: quale quello di barena della laguna veneta, piuttosto che il millefiori di spiaggia del tirreno toscano.


In questo contesto i mieli italiani tracciano di fatto un "percorso naturalistico" d'interesse per un turismo sempre più attratto dalle bellezze naturali del nostro bel Paese.  I territori del miele sono luoghi ideali per quello che possiamo definire un viaggiare alternativo verso mete non tanto sconosciute, ma meno note che meritano certamente una gita, un weekend dove un'ospitalità semplice, una cucina genuina e una cordialità spontanea può rappresentare un'esperienza particolare arricchita da storie locali con un loro fascino. Spesso sono luoghi insoliti piacevoli da scoprire.

 

Su questa realtà da oltre vent'anni Le Città del Miele promuovono l'agenda annuale di "Andare per Miele": il calendario degli eventi promossi dalle città associative. Sono mostre mercato, fiere o sagre che vedono protagonisti i mieli di territorio e i prodotti dell'alveare. In questo contesto sono gli apicoltori del territorio a presentare i mieli locali: spiegano ai consumatori le diversità di prodotto, il lavoro che svolgono le api, li accompagnano a visitare gli apiari, consigliano come consumare il miele: non solo spalmato sul pane o nelle tisane, ma usandolo anche nelle ricette della cucina di tradizione.

 

L'agenda annuale ogni anno registra una frequentazione di oltre 400mila visitatori; in vent'anni di attività possiamo affermare che l'agenda di "Andar per Miele" de Le Città del Miele ha consentito all'apicoltura di territorio di incontrare quasi 5 milioni di visitatori/consumatori che nel tempo hanno originato un "movimento turistico legato al miele" e che, a sua volta, non solo ha determinato una "passione diffusa" verso il miele, ma ha stimolato gli apicoltori del territorio a dare vita a quelle che possiamo definire "azioni di corredo": gli apiari didattici, gli apiari olistici, la smielatura in piazza…


È in questo contesto di sviluppo spontaneo che prende forma il termine apiturismo, ovvero una nuova motivazione di vacanza. Per Le Città del Miele l'apiturismo è la conferma di un obiettivo perseguito tenacemente negli anni, verso il quale ricopriamo il ruolo di promoter consapevoli che il suo sviluppo necessita di una messa a punto dei suoi contenuti e delle modalità operative".

 

Agli italiani piace o piacerebbe fare apiturismo? E se si come e dove?
"I dati emersi da una ricerca commissionata da noi mostrano un interesse a valutare positivamente una vacanza apituristica: il 75% del campione dichiara una predilezione medio alta a prendere in considerazione una vacanza all'insegna dell'apiturismo nei prossimi anni; oltre 1/3 del campione (il 36%) esprime valutazioni estremamente positive. Relativamente al "come" per il 30% del campione intervistato una vacanza apituristica è caratterizzata principalmente da un contatto diretto con la natura, in un ambiente salubre e incontaminato. Sul dove le indicazioni sono scontate: ambiente incontaminato = montagna = Trentino, Valle d'Aosta i luoghi simbolo.


In sintesi per gli Italiani l'apiturismo è una proposta interessante. La risposta del turista italiano può essere riassunta così: mettimi a punto un'offerta apituristica, proponimela: io sono disponibile".

 

Cosa può fare e offrire una azienda apistica o agricola in generale per fare apiturismo?
"La legge nazionale sull’apicoltura delega alle regioni lo sviluppo di settore, molte delle quali riserva buona attenzione alla sua tutela e sviluppo. In questo contesto si inizia a guardare anche al possibile sviluppo legato all'apiturismo. Sui territori regionali già diversi apicoltori hanno creato apiari didattici, apiari olistici, honey farm e agriturismi con una mappa a pelle di leopardo sviluppata su scelte al singolare, spontanee. Meritevoli certamente, ma estemporanee, parziali e scollegate nella loro visione d'insieme.


Il turismo in Italia è un settore non solo molto importante, ma anche molto qualificato che ha saputo crescere sia in termini economici come in tutti i suoi aspetti culturali motivazionali di prodotto (mare, montagna, laghi, città d'arte, enogastronomia, religioso, congressuale, ecc.). Nelle sue fasi di crescita il turismo ha formato non solo gli operatori del settore, ma anche il suo fruitore: il turista. Un consumatore sempre meno sprovveduto, che esige non solo professionalità nei servizi, ma anche personalità nell'accoglienza, nel dialogo, nelle proposte di intrattenimento e qualità nelle proposte. In forma chiara il turista oggi esprime che il valore del suo viaggiare e della sua vacanza è una esperienza individuale composta di tante particolarità, tutte da vivere per poterle raccontare.


Se ne trae che lo sviluppo dell'apiturismo, dove i primi attori protagonisti sono gli apicoltori, necessita di acquisire la cultura del prodotto turismo.


Ed è in questa direzione che Le Città del Miele sono chiamate ad essere di supporto. Non è un caso che da alcuni anni diversi nostri territori associati ci chiedono collaborazione per attivare progetti mirati allo sviluppo del loro territorio di un turismo legato al miele. In questa direzione la nostra rete nazionale affianca il territorio da una posizione privilegiata: la singola richiesta diventa una tessera che porta con sé l'identità territoriale rendendola funzionale e utile a comporre un ideale mosaico nazionale.


La visione nazionale operativa del Le Città del Miele consente di collaborare con i territori facendo emergere le loro peculiarità, evitando sterili imitazioni di iniziative per caratterizzare l'espressione individuale inserendola in un percorso che rafforza il valore di un impegno che è collettivo".


Quali sono i limiti principali per lo sviluppo di questa realtà in Italia, secondo lei?
"Frequento il mondo dell'apicoltura da tanti anni, ben prima della nascita de Le Città del Miele. Una mia visione personale raffigura l'apicoltura italiana come il dio Giano Bifronte. Un volto è quello dell'apicoltura nazionale con le sue regole, i suoi sistemi di relazione che tendono a replicarsi su un tradizionale agire di negoziazione non sempre armonioso che rendono complesso il dialogo; l'altro volto appartiene all'apicoltura di territorio, composta da tanti singoli apicoltori che vivono ed operano sul e per il loro territorio. Gente straordinaria, schietta, sincera che non manca certo di carattere e punge anche… ma per provocarti a fare di più.


L'apicoltura di territorio consente linearità di dialogo, franchezza nei rapporti, facilità di collaborazione nei reciproci ruoli. Le Città del Miele non producono e non vendono miele, la loro missione è di promuovere i territori del miele, di essere al loro fianco quando chiedono collaborazione. È un rapporto che propone senza imporre.


Una lettura attenta della ricerca che abbiamo commissionato offre indicazioni indirette sull'importanza dell'apicoltura di territorio anche nel suo legame con l'agricoltura. Ogni regione italiana vanta produzioni agricole proprie, che a loro volta compongono il grande patrimonio dell’agroalimentare italiano. In questa direzione consolidare il rapporto che unisce questi 2 mondi è obiettivo d'interesse anche per lo sviluppo dell'apiturismo.

 

Con queste ragioni di partenza la scorsa primavera Le Città del Miele ha promosso un'azione specifica, con la condivisione dell'assessorato all'agricoltura della regione Marche. L'iniziativa propone un'analisi preliminare delle colture agricole che caratterizzano il territorio marchigiano da collegare con la mappatura delle postazioni apistiche provinciali, funzionali a tracciare le linee guida per adottare buone pratiche di sviluppo e implementazione funzionali a sostenere la qualità delle produzioni agricole, tutelando il patrimonio apistico regionale e salvaguardando i tanti e diversi valori di biodiversità che ogni territorio regionale italiano esprime in termini di produzioni agricole come di varietà e specificità di mieli. Il preliminare d'intesa è stato sottoscritto dalle rappresentanze agricole regionali quali Coldiretti, Cia e Copagri, nonché dai 4 consorzi apistici marchigiani. Per la messa a punto del protocollo sta lavorando il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università Politecnica delle Marche. Le Città del Miele con l'appoggio della Regione Marche sono stati elementi di stimolo, il merito va riconosciuto ai consorzi apistici regionali, alle rappresentanze marchigiane come Coldiretti, Cia e Copagri che hanno condiviso e sottoscritto il preliminare d'intesa.


I buoni stimoli vengono spesso raccolti e producono e possono produrre un buon raccolto.


A questa prima iniziativa, infatti, i consorzi apistici delle Marche hanno di recente presentato il marchio Marche di Miele destinato a contraddistinguere la produzione regionali di mieli marchigiani. Successivamente il Consorzio Apicoltori di Macerata, ha messo a punto il progetto Strada del Miele di Macerata che sta entrando nella sua parte operativa.


Essere a fianco dell'apicoltura di territorio resta la missione principale de Le Città del Miele, che trova oggi con l'apiturismo un'occasione per un buon sviluppo promozionale. Un obiettivo che richiede apertura al dialogo, unione e sinergia di collaborazione tra i tanti protagonisti che compongono l'economia di territorio, elementi indispensabili per un agire unitario a reale valore collettivo".

 

A livello nazionale esistono già normative specifiche per l'enoturismo e anche per l'oleoturismo. E per l'apiturismo a che punto siamo?
"Come per il vino e l'olio anche il miele è prodotto d'identità a forte legame con il territorio d'origine: un miele di castagno del Piemonte è simile ma non uguale a un miele di castagno del Lazio, piuttosto che del Veneto o della Calabria.


Come per il vino e l'olio anche il miele, attraverso l'apiturismo, presenta opportunità di crescita e sviluppo economico per i territori italiani. Guardando le normative vigenti e conoscendo l'esperienza percorsa dal mondo del vino, che è stata certamente mutuata dal settore dell'olio, così in tema di apiturismo si dovrà iniziare il percorso. L'importante è evidenziare che tale iter non rappresenta una gara tra settori e/o prodotti tipici, bensì un percorso tutto a favore di territori dove al vino e all'olio anche il miele porta con sé un lavoro umano caratterizzato da una storia millenaria".