Pomodoro, verso varietà più resistenti e nutrienti

Pubblicati dal Crea i primi risultati del progetto di ricerca Bresov che ha lo scopo di indicare le linee guida per il miglioramento genetico di pomodori, fagiolini e broccoli

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Pomodoro, uno studio del Crea ha individuato i geni per una migliore risposta a siccità e parassiti (Foto di archivio)
Fonte foto: © umbertoleporini - Fotolia

Il Crea ha pubblicato in questi giorni i primi risultati del progetto di ricerca europeo Horizon 2020 Bresov sul miglioramento genetico di tre specie orticole (pomodoro, fagiolino e broccolo) nell'ottica di una produzione ad alta sostenibilità ambientale e biologica.

Un progetto coordinato dall'Università di Catania e che coinvolge ventidue enti di ricerca di tredici paesi diversi. Tra questi il Crea Orticoltura e florovivaismo e l'Università politecnica di Valencia che alcuni giorni fa hanno pubblicato un articolo sulla rivista scientifica internazionale Horticulture Research, del Gruppo editoriale Nature, dove sono stati presentati i primi risultati del loro lavoro.
 
In questo lavoro appena pubblicato i ricercatori hanno cercato di identificare nuove varianti genetiche responsabili delle caratteristiche di lunga conservazione nelle tipologie di pomodoro cosiddette 'da serbo' e in grado di conferire resistenze all'attacco di malattie e adattabilità a condizioni di coltivazione in zone con scarsa disponibilità di acqua.
   
Così sono state studiate circa 150 varietà da serbo, pomodorini con forme a ciliegino ovoidale e piriforme, cuticola spessa e colore variabile dal rosso al giallo. Dal punto di vista qualitativo, studi precedenti hanno dimostrato che questi pomodori hanno elevato contenuto in vitamina C, beta-carotene, e spiccate proprietà organolettiche.
 
I pomodori da serbo sono tipiche varietà autoctone, poi diversificatesi nel tempo, tradizionalmente coltivate nel Sud Italia e in Spagna, dove sono state selezionate negli anni per la loro elevata qualità e conservabilità nonché per la loro capacità di adattarsi agli ambienti caldi e alla scarsità d'acqua.

Il Centro di ricerca Orticoltura e florovivaismo del Crea ha coordinato le analisi sui geni mettendo in condivisione le collezioni di pregio che sono state selezionate nel corso degli anni, svolgendo una importante attività di valorizzazione delle risorse genetiche, campo in cui l'ente è riconosciuto come eccellenza internazionale.

La ricerca è stata condotta su un'ampia gamma di varietà autoctone per il consumo fresco, tipologie da serbo recuperate dal bacino del Mediterraneo, cultivar tradizionali e d'élite di pomodoro coltivato (Solanum lycopersicum) diffuse in tutto il mondo. Mediante i metodi 'Next generation sequencing' che si basano su tecniche di sequenziamento su larga scala di piccoli frammenti di Dna, sono stati identificati i geni soggetti a pressione selettiva e presumibilmente responsabili delle caratteristiche fenotipiche delle cultivar da serbo.

Lo studio ha incluso anche varietà di pomodoro da mensa e da industria e ha permesso di identificare nelle cultivar da serbo i geni coinvolti nelle risposte di resistenza a patogeni e siccità. Inoltre, sono stati evidenziati i cromosomi che regolano i meccanismi di maturazione del frutto.

Grazie alle analisi genomiche e alle prove di coltivazione, sono state selezionate varietà migliorate in grado di tollerare carenze idriche, stress da caldo e con un buon livello di resistenza a patogeni fungini.

Attualmente le selezioni sono in fase di valutazione in diversi ambienti del bacino del Mediterraneo, con l'obiettivo di valutare le performance produttive nei più ampi areali e studiare il contenuto di sostanze antiossidanti.

"L’aspetto principale della ricerca - come ha spiegato Pasquale Tripodi del Crea - è la possibilità di ottenere pomodori che sappiano adattarsi alle condizioni ambientali provocate dai mutamenti climatici in atto. Pertanto, oggi è fondamentale selezionare varietà produttive in grado di tollerare condizioni di stress dovute a scarso regime idrico, elevate temperature climatiche e attacchi di patogeni. Ciò permette di ampliare gli areali di coltivazione e allo stesso tempo di assicurare una maggiore sostenibilità ambientale".

Le nuove conoscenze potranno essere utili nell'ambito dei programmi di miglioramento genetico e per la valorizzazione delle cultivar studiate sui mercati globali. Nuovi esperimenti per identificare potenziali geni di interesse agronomico e qualitativo sono attualmente in via di svolgimento.

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