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Russia, il sogno autarchico non può fare a meno dell'expertise italiana

Da importatori a produttori, con il raggiungimento dell'autarchia entro il 2020. Ma rimangono fondamentali la formazione e il know how italiano. Le videointerviste a Salvi Vivai e Idromeccanica Lucchini

Barbara Righini di Barbara Righini

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Per riuscire a produrre di più il Governo russo sta finanziando l'agricoltura con sussidi ed agevolazioni
Fonte foto: Idromeccanica Lucchini

"Le misure applicate alla Russia dall'Ue hanno fatto scattare nei russi l'orgoglio nazionale, un orgoglio che prima non avevano", sono parole di Massimo Lucchini, presidente di Idromeccanica Lucchini e produttore di serre ad alta tecnologia che conosce bene il mercato russo perché è presente sul territorio dal 2007. Forse la chiave per comprendere lo scatto agricolo della Russia, partito soprattutto con la questione Crimea e il conseguente inasprirsi dei rapporti fra la Federazione Russa gli Stati Uniti e l'Ue è tutta nelle parole "orgoglio nazionale".
"Se prima la Russia non credeva nelle sue tecnologie e preferiva importare cibo e tecnologia dall'estero, adesso puntano all'autarchia entro il 2020 e anzi, io temo che con il nuovo piano, dal 2020 in avanti, il Governo russo possa decidere di supportare solo tecnologia made in Russia", ha aggiunto ancora Massimo Lucchini al microfono di AgroNotizie.

Se da un lato il blocco delle importazioni in Russia di molti prodotti alimentari, fra i quali frutta e verdura, dal 2014, ha creato problemi ai produttori italiani ed europei che esportavano in quel mercato, dall'altro si è creata una grande occasione per fornitori di materiale floro-vivaistico, di tecnologia e portatori di know how. La Russia, puntando all'autarchia, deve aumentare enormemente la produzione e deve farlo in breve tempo.

L'Italia ha saputo entrare nella partita: secondo le ultime statistiche ufficiali che arrivano dal Federal Customs Service russo, il nostro paese è al secondo posto nella classifica dei fornitori di piantine alla Russia. La quota di mercato è, per il 2017, del 16,03% in crescita continua dal 2015 quando la quota era al 5,17%. L'Italia è passata, in tre anni, da esportatore di 33milioni 543mila euro di valore di materiale vivaistico a 81 milioni 344mila euro. E' al secondo posto dopo l'Ecuador e ha superato di gran lunga i Paesi Passi. In grande crescita, come paesi esportatori di materiale floro vivaistico: Belarus, Ungheria, Kazakistan e Armenia.

Fra gli esportatori c'è Salvi Vivai: "Era già qualche anno che il mercato russo si era aperto, investiva già molto nei frutteti. L'incremento dal 2014 - ci ha raccontato Silvia Salvi, socio amministratore di Salvi Vivai - però è evidente nei numeri: siamo passati a un fatturato estero nelle piante da frutto che pesava per il 40% all'80%. Di questo 80% la Russia rappresenta una bella fetta. Le principali piante che ci richiedono sono melo, pero, ciliegio e fragole".

L'accelerazione nella produzione di cibo e, in particolare di frutta e verdura, è evidente anche se il paese resta ancora fortemente importatore. Secondo le statistiche ufficiali del 2016 fornite dal World Food di Mosca, i 144 milioni di abitanti della Russia, consumano 62 chilogrammi all'anno a testa di frutta e berries e 112 chilogrammi a testa di verdura. Consumi che molto spesso non trovano corrispettivi volumi prodotti. Nonostante la produzione di cibo, dal 2012, secondo il premier Medvedev, sia cresciuta del 20%, per quanto riguarda specificamente frutta e berries la Russia copre con la produzione interna, ad oggi, solo il 15,6% del consumo pro-capite raccomandato. Amano soprattutto agrumi, mele e pere, drupacee, uva da tavola e banane, per quanto riguarda la frutta; patate, pomodori, cipolle, cetrioli e peperoni, per quanto riguarda le verdure.
I paesi dai quali la Russia importa ad oggi sono soprattutto Ecuador, Turchia e Serbia, per quanto riguarda la frutta; Cina, Marocco, Azerbaijan e Iran, per quanto riguarda le verdure.

Per riuscire a produrre di più il Governo russo sta finanziando l'agricoltura con sussidi ed agevolazioni. Secondo dichiarazioni ufficiali, entro il 2020 lo Stato russo avrà investito 9 miliardi di dollari nel settore. In particolare nel 2018 sono stati messi a budget 4,26 miliardi di dollari ma il ministro dell'Agricoltura ha chiesto ufficialmente che la spesa sia portata a 5,28 miliardi di dollari.

Oltre a importare piante da frutto e piantine di fragole, dall'Italia i russi importano tecnologia e know how. A dare la dimensione del mercato potenziale è Alexandra Caminschi, fondatrice della Advice and Consulting, giovanissima azienda bolognese, partita meno di due anni fa con i due fondatori e che ora conta un team di quindici persone. La Advice and Consulting segue il progetto della realizzazione di un nuovo frutteto dal materiale vivaistico fino alla consegna della frutta ai supermercati, il tutto appoggiandosi a partner italiani. L'azienda fornisce anche assistenza agronomica.
E' proprio Alexandra Caminschi a raccontarci di cosa hanno bisogno oggi i russi: "Ciò che manca loro è la competenza, l'organizzazione, la gestione del frutteto".
"In media un frutteto lì produce 20 tonnellate a ettaro, ecco perché ci chiamano" ci ha raccontato l'agronomo dell'Advice and Consulting Angelo Mazzanti, che fa avanti e indietro dalla Russia e dai paesi satelliti russi da quando l'azienda è stata fondata. "Vogliono produrre come noi. Con la gestione dei frutteti sono indietro di trenta-quaranta anni, rispetto a noi".

Anche Massimo Lucchini, che dal 2007 con Idromeccanica Lucchini ha realizzato circa 200 ettari di serre e che è operativo anche nei paesi limitrofi, per esempio ha appena finito una serra ipertecnologica da 20 ettari in Armenia, conferma che c'è bisogno di formazione: "E' fondamentale formare il personale. Noi normalmente quando vendiamo un impianto serricolo vendiamo anche il know how agronomico. Nel pacchetto c'è anche la formazione dei futuri capiserra", ha detto ancora Lucchini.
L'Italia è solo uno dei player nel mercato russo, per quanto riguarda le serre, molto attivi sono anche gli olandesi e i tedeschi. Viste le caratteristiche del territorio e le particolari condizioni meteo, la Russia punta molto sullo sviluppo delle serre nelle quali si coltivano pomodori, cetrioli, cavoli, patate e molta rucola, oltre ai berries.

Un comunicato ufficiale, arrivato dal Governo russo, ha reso noto che il raccolto in serra per gli ortaggi è aumentato del 30%, fra gennaio e aprile 2018, rispetto allo stesso periodo del 2017. In tutta la Russia il raccolto ha toccato le 283mila tonnellate, soprattutto di cetrioli e pomodori. D'altra parte, secondo dati ufficiali russi, nel 2017 sono entrati in produzione 251 ettari di nuove serre e la superficie totale di serre per la produzione invernale di verdura e berries è cresciuta del 6% rispetto all'anno precedente. Sempre secondo dati ufficiali anche la resa in serra sta aumentando, è pari ora a 36,9 kg/mq con un aumento del 32% rispetto al 2013. Nel 2017 la produzione in serra ha toccato le 922mila tonnellate con un +13% rispetto al 2016. Secondo gli ultimi dati, la superficie totale a serra in Russia è arrivata a circa 2.300 ettari, ma per il 2018 sono annunciati nuovi progetti, quasi tutti a Sud di Mosca, mentre le importazioni di verdure (quasi esclusivamente pomodori e cetrioli) si sono praticamente dimezzate fra il 2013/2014 e il 2017.


 
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Se da un lato c'è un danno ancora difficile da quantificare per il made in Italy, dall'altro emergono numerose occasioni per il know how nazionale.

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