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Advice&Consulting, la prova che la Russia ha bisogno del know how italiano

L'azienda si è posta l'obiettivo di fornire agli investitori russi progetti, chiavi in mano, di impianti di nuovi frutteti. E per il 2018 c'è già anche un piano per il post raccolta

Barbara Righini di Barbara Righini

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Consulenza, assistenza e formazione sono le tre parole chiave dell'azienda
Fonte foto: © onepony - Fotolia

La Russia ha bisogno di tecnologia europea e di know how per raggiungere l'obiettivo che si è data di ridurre al minimo le importazioni di cibo dall'estero e di diventare autosufficiente entro il 2020. Chi ha intravisto in questo obiettivo una possibilità di business con la Federazione Russa, soprattutto dopo l'embargo del 2014, è stata Alexandra Caminschi, fondatrice assieme a Paolo Bonato, nel 2016, dell'Advice&Consulting.

L'azienda, che ha sede nel bolognese, si è posta l'obiettivo, assieme ad aziende partner italiane, di fornire agli investitori russi progetti, chiavi in mano, di impianti di nuovi frutteti. Non solo, la Advice&Consulting segue, fornendo consulenza con agronomi che compiono frequenti viaggi in territorio russo e in paesi storicamente legati alla Russia, tutto il processo di produzione, compresa l'assistenza per quanto riguarda il post raccolta.

"Si parte con l'analisi del terreno e delle condizioni meteo nella zona, costruiamo un business plan con l'investitore interessato, lavoriamo con i nostri partner fornitori di tecnologie tutte made in Italy e seguiamo poi il prodotto fino al confezionamento", ha raccontato proprio Alexandra Caminschi ad AgroNotizie.

L'azienda, partita solo due anni fa, conta già quindici dipendenti e si prevede che cresca ulteriormente perché, soprattutto per quanto riguarda l'impianto e la gestione di frutteti, gli imprenditori agricoli russi non sono affatto pronti a raggiungere gli obiettivi che l'ambizioso piano autarchico voluto dal Governo russo prevederebbe. Al momento la Advice&Consulting riesce a coprire infatti solo il 10% del potenziale di mercato. Non tutto però è così semplice come sembra, per riuscire a entrare nel mercato russo, ci ha detto ancora Alexandra Caminschi, "bisogna avere conoscenze e studiare molto, creare contatti con le ambasciate, le Camere di commercio e occorre conoscere le dinamiche per non prendersi rischi troppo grandi. Noi ci siamo dati come obiettivo quello di incassare il 100% del contratto prima di spedire le piantine".

Per quanto riguarda le colture sulle quali i russi stanno puntando, la Caminschi ha spiegato: "Ultimamente sta crescendo molto l'interesse anche per i berries, ma fino ad ora noi abbiamo seguito mele, ciliegie e drupacee. Ciò che manca in Russia è la competenza. Sono molto indietro. Non sanno gestire un frutteto. Sono convinti che piantando poi basti attendere e le piante daranno spontaneamente i loro frutti, quindi non rendono quanto potrebbero e molte aziende, dopo essersi impegnate per centinaia di ettari di nuovi frutteti, falliscono".

Angelo Mazzanti è l'agronomo che periodicamente compie viaggi in Russia e nei paesi ex URSS per dare consulenza e formazione: "Al momento siamo in Russia con circa 800 ettari, in Armenia con 30, in Moldavia con circa 400 ettari, in Kazakistan con 200 e il Kirghizistan è appena partito, con 20 ettari. In Russia la dimensione di un'azienda varia molto, ce ne sono da 20 ettari ma si può arrivare anche ad aziende di 10mila ettari", ci ha raccontato.

Per il 2018 ci sono già progetti in corso di realizzazione, anche per quanto riguarda il post raccolta: "Stiamo seguendo un parco logistico che nascerà a Namangan, in Uzbekistan. Si chiamerà Little Italy" ha raccontato ancora la Caminschi. "Comprenderà un centro di conservazione per la frutta fresca con una capacità di 3mila tonnellate al giorno, dotato di linee di calibratura e packaging e affiancato da una fabbrica per la produzione di concentrato di mela. Ci sarà anche la possibilità di essiccare la frutta con tecnologia di sublimazione. Il centro dovrebbe essere inaugurato entro il prossimo autunno".
 

 
A quattro anni dall'embargo russo, introdotto in risposta alle sanzioni dell'Unione europea per la crisi in Crimea, AgroNotizie ha realizzato una fotografia del settore ortofrutticolo italiano intervistando i protagonisti: vivaisti, consorzi e aziende che offrono consulenza e formazione.
Se da un lato c'è un danno ancora difficile da quantificare per il made in Italy, dall'altro emergono numerose occasioni per il know how nazionale.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura formazione consulenza agricola embargo

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