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L'Europa dice no allo storico fungicida Propineb

Normativa europea: non sempre biologico è bello, ma i prodotti fitosanitari di sintesi sono sempre quelli più penalizzati

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I dubbi dell’Efsa sul PTU hanno contribuito al mancato rinnovo europeo del Propineb
Fonte foto: © Jerome Romme - Fotolia

Dopo la piccola ricreazione durante la quale è stata “non approvata” una sostanza attiva di origine naturale, l’estratto di Reynoutria (=Fallopia) sachalinensis, prosegue l’ecatombe di prodotti fitosanitari di sintesi.

Questa volta tocca al Propineb, storico fungicida ditiocarbammato, che non è riuscito a superare il rinnovo dell’approvazione Ue che sarebbe scaduta il prossimo 22 marzo. La valutazione condotta dall’Italia (e stato correlatore Romania) aveva dato esito positivo: nel Rar (renewal assessment report) si proponeva il rinnovo del principio attivo addirittura senza restrizioni.
Ma i soliti metaboliti rilevanti (che i pagatissimi traduttori di Bruxelles continuano a rinominare in pertinenti, causando equivoci a non finire) sono stati ancora una volta fatali alla sostanza: il PDA (Propane-1,2-diamine) non è stato adeguatamente investigato dal punto di vista tossicologico e soprattutto per il PTU (4-Methylimidazolidine-2-thione) l’Efsa non può escludere che sia un interferente endocrino, vista la sua classificazione come tossico per la riproduzione di categoria 2 e la sua tossicità sulla tiroide. Completa il quadro un rischio elevato per le larve delle api, eventualità poco frequente per un fungicida.

La decisione è stata presa nella riunione del 25-26 gennaio scorso dello Scopaff, con 22 paesi a favore della revoca, 5 contrari e un astenuto. Gli Stati membri dovranno revocare le autorizzazioni entro il 22 giugno 2018 e concedere uno smaltimento scorte al massimo di dodici mesi, sino al 22 giugno 2019.
 

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