Il 2021 è stato molto positivo per il mercato delle macchine agricole e un insieme di diversi fattori ha significativamente trainato il mercato: forte aumento dei prezzi delle commodity, Green Deal, Pnrr, credito d'imposta, Nuova Sabatini, Psr e bandi Inail.

 

"L'Italia - conferma Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma, di fronte alla platea di costruttori associati riuniti allo Stadio Renato Dall'Ara di Bologna a fine marzo scorso per un Think Tank sull'attuale situazione - è cresciuta in modo importante e anche più dell'Europa che, con 180mila trattrici, segna un +16%. L'export è andato molto bene e abbiamo raggiunto un valore della produzione di 13,7 miliardi".

 

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Ora lo scenario è cambiato. Dal 24 febbraio scorso, senza davvero essere usciti dalla pandemia, siamo entrati in una fase di guerra che ha aggiunto incertezze a quelle che già ad inizio anno facevano capolino.

 

Prima della crisi in Ucraina, a febbraio 2022, il 51% dei produttori di macchine agricole consultati dal Cema, l'Organizzazione Europea dei Costruttori di Macchine Agricole, aveva affermato di aspettarsi uno stop produttivo nelle quattro settimane successive per carenza di fornitori. Tra i produttori di trattori, ad aspettarsi questo fermo era il 64% e si saliva al 71% tra i costruttori di macchine da raccolta. La guerra in Ucraina ha peggiorato sensibilmente il quadro.

 

Tempo incerto al barometro del Cema

A rendere tutto questo evidente è il rapporto mensile prodotto dal Cema che "tasta il polso" della situazione attraverso la raccolta delle impressioni dei costruttori europei di macchine agricole.

Il sentiment di marzo indica un crollo verticale del punteggio come non lo si vedeva da inizio pandemia, nonostante i rappresentati dell'industria europea prevedano per il 2022 crescite del fatturato di circa cinque punti percentuali.

 

L'indagine rileva, infatti, che le perdite in termini di export causate dalla guerra in Ucraina - che unite a quelle del mercato russo e bielorusso non quotano più del 5% del fatturato delle aziende del settore - saranno compensate da crescite in particolare in Nord e Sud America, Europa occidentale, Australia e Nuova Zelanda. Ciò che preoccupa i costruttori, e lo sottolinea anche la Vdma, l'Organizzazione di Rete importante portavoce dell'ingegneria meccanica in Germania e in Europa, sono la mancanza di componenti e l'aumento di prezzi.

 

Qu Dongyu, direttore generale della Fao, scrive che la Russia è il più grande esportatore mondiale di grano e l'Ucraina il quinto. Insieme, prosegue l'esperto, forniscono il 19% della fornitura mondiale di orzo e il 4% di mais e, oltre a rappresentare il 52% della fornitura mondiale di olio di girasole, concentrano una buona parte della domanda di fertilizzanti di cui la Russia è il principale produttore.

 

Molti Paesi europei che fanno affidamento sulla Russia per il 50% della fornitura di fertilizzanti, nei prossimi mesi vivranno situazioni di carenza del prodotto ma anche rincari: Il costo dell'urea negli ultimi 12 mesi è più che triplicato. Il quadro che la Fao va delineando è, dunque, di insicurezza alimentare crescente in un momento in cui i prezzi dei fattori della produzione sono già alti e volatili.

 

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La Russia, poi, è un importante attore del mercato energetico globale con il 18% delle esportazioni di carbone, l'11% di petrolio e il 10% di gas. L'agricoltura è energivora e il rincaro delle fonti energetiche impatta sensibilmente sul comparto agricolo.

 

Carola Kantz, vice ad Power-to-X per le applicazioni di Vdma, spiega come dall'analisi delle prospettive energetiche a lungo termine in Europa, anche in relazione con il Fit for 55, idrogeno e derivati possono sostituire gas e petrolio. L'esperta sottolinea l'urgenza di iniziare con il processo di adattamento. Si tratta infatti di un cambio radicale dei vettori energetici. I vantaggi del passaggio alle nuove fonti spiegati da Kantz sarebbero una produzione meno concentrata e quindi una maggiore diffusione geografica rispetto ai combustibili fossili, a tutto vantaggio della libertà del mercato che riuscirebbe a slegarsi maggiormente dalle dinamiche alle quali siamo sottoposti oggi.

 

Quali rischi per la meccanica agricola?

"Dobbiamo leggere i segnali che arrivano, analizzare gli eventi, studiare gli scenari, mantenere l'attenzione alta e fare sistema per penetrare nuovi mercati e imparare a ragionare sul brevissimo periodo" mette in guardia Malavolti.

 

Preoccupato per ciò che accadrà in quanto a costi delle materie prime e per l'assenza di una politica energetica seria e di una politica industriale, Alessandro Malavolti esorta le aziende a cogliere nuove opportunità e il Paese a diversificare i canali di approvvigionamento delle commodity. "Dobbiamo interloquire con le istituzioni italiane ed europee per spingere sulla meccanica agricola che rappresenta l'unico modo per essere più indipendenti, aumentare le superfici a seminativo e regionalizzare in termini europei gli acquisti. Il commercio mondiale, visti anche i costi della logistica, diventerà sempre più difficile".

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Alessandro Malavolti durante il Think Tank dello scorso 31 marzo a Bologna Fonte foto: FederUnacoma