A Sud c'è fame di distretti del cibo

Pubblicato il decreto ministeriale con i criteri generali per la gestione della misura dei contratti di distretto, le regioni devono ora riconoscere i distretti produttivi. E Agrocepi propone il distretto del Sud per la Dieta mediterranea

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Sul piatto 30 milioni nel triennio 2018-2019
Fonte foto: © monticellllo - Fotolia

Sulla Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 233 del 23 settembre 2019, è stato pubblicato il Decreto 22 luglio 2019 del ministero per le Politiche agricole  – “Criteri, modalità e procedure per l’attuazione degli interventi per la creazione e il consolidamento dei distretti del cibo”.
Di fatto si avvia il procedimento che permetterà con bandi esperiti dal Mipaaft di finanziare i contratti di distretto. Ma per poter accedere a tale opportunità, però, vi è la necessità che le regioni abbiano già riconosciuto o riconoscano i distretti del cibo, previsti dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, così come modificato dalla legge di bilancio per il 2018 del 27 dicembre 2017, n. 205. E tra le regioni del Mezzogiorno vi è molta attenzione: poiché sarà possibile finanziare progetti di investimento nelle aziende agricole ed agroalimentari contemporaneamente con i Programmi di sviluppo rurale e coi contratti di distretto del cibo, a patto che le tipologie di spesa ammessa e coperta dai due interventi di sostegno siano diverse.
 

Le poste finanziarie in gioco

Modeste le risorse sul piatto per finanziare i contratti dei distretti del cibo: 30 milioni di euro in tutto nel triennio 2018-2020, ma occorre mettere in conto la previsione di rifinanziamento dello stanziamento dei distretti del cibo oltre il 2020 per 10 milioni l’anno, se non dovessero intervenire nuove norme finanziarie ostative.

Alla regione Puglia, il comma 126 dell’articolo 1 della legge di bilancio per il 2018 riserva nel triennio 2018-2020 5 milioni di euro, un milione sul primo anno e due milioni per ciascuna delle successive annualità, “al fine di realizzare un programma di rigenerazione dell'agricoltura nei territori colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità" da sostenersi mediante il "finanziamento di contratti di distretto per i territori danneggiati dal batterio”.

Il successivo comma 499, nel ristrutturare l’articolo 13 del decreto legislativo 288/2001,  pone sullo stesso piano – ovvero capaci di stipulare contratti di distretto come distretti del cibo – i distretti rurali ed i distretti agroalimentari di qualità, i sistemi produttivi locali caratterizzati da una elevata concentrazione di piccole e medie imprese agricole e agroalimentari, i sistemi interregionali basati su almeno un prodotto a denominazione di origine, i biodistretti, i sistemi di imprese agricole votate alla vendita diretta, e stanzia 5 milioni sull’anno 2018 e 10 milioni “a decorrere dall’anno 2019.
 

A Sud c’è la febbre da Distretto

Ecco come si stanno muovendo le regioni a fini del riconoscimento dei Distretti del cibo, dove si registra un notevole attivismo da parte dei soggetti privati e tanta voglia di fare aggregazione.

In Calabria sono già presenti i distretti rurali e agroalimentari riconosciuti e sono gli stessi che potrebbero partecipare al bando nazionale sui distretti del cibo. Ed è sentito il problema della limitatezza delle risorse nazionali. Agrocepi, con una nota di qualche giorno fa invita la Regione Calabria a definire delle reti interdistrettuali “che partecipano in modo unitario al bando ministeriale”. Ma Agrocepi, che ha al timone il presidente nazionale Corrado Martinangelo, suggerisce anche di “proporre, con accordo di programma alle regioni del Sud, il Distretto interregionale della Dieta mediterranea quale distretto del cibo per il Sud”.

In Puglia vige dal 2007 la legge regionale n.23 “Promozione e riconoscimento dei distretti produttivi” e il 9 settembre 2019, con delibera di giunta n. 1597, si è dato luogo al  “Primo riconoscimento di Distretto produttivo agroalimentare di qualità Puglia Federiciana”. Un primo passo, al quale, sicuramente ne seguiranno altri, legati alla gestione dell’emergenza Xylella fastidiosa.

In Sicilia si è recentemente svolto un incontro tra l’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, e i distretti produttivi agroalimentari dell’isola.
“Ci fa piacere – ha affermato qualche giorno fa Federica Argentati, presidente di Distretto agrumi Sicilia - che l'assessorato voglia adesso procedere speditamente con il riconoscimento dei distretti come previsto dalla legge. Si è convenuto con l’assessore un doppio canale: un avviso che preveda un iter immediato per i distretti che hanno già presentato la documentazione per il rinnovo del riconoscimento e un altro avviso specifico per i distretti che ancora devono ottenere il riconoscimento per la prima volta o che non hanno presentato documentazione per il rinnovo”.
L'iter è in corso: si avvia a soluzione un problema rimasto insoluto per anni, quello del rinnovo del riconoscimento dei distretti “scaduti” che senza un ulteriore riconoscimento sarebbero fuori dalla possibilità di partecipare ai bandi del ministero per le Politiche agricole.

Ad un passo dai primi riconoscimenti c’è la Campania, dove è pronto ai nastri di partenza il Distretto agroalimentare di qualità della Piana del Sele del Cilento e delle colline salernitane. Ma Regione Campania, benché tutta la procedura sia stata portata a termine, non ha ancora pubblicato il regolamento attuativo per il riconoscimento dei Distretti. E giusto ieri Confagricoltura Salerno ha chiesto al presidente Vincenzo De Luca di accelerare l’iter di approvazione, che è già avvenuta con modifiche e pare manchi solo la definitiva pubblicazione sul Bollettino ufficiale dell’atto definitivo, messo a punto con gli emendamenti dell’ottava commissione agricoltura del Consiglio regionale della Campania.

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