La vitivinicoltura è (anche) donna

Valorizzare le produzioni con un metodo innovativo. La storia della Fattoria Zerbina

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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Cristina Geminiani, titolare della Fattoria Zerbina Srl
Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie

Se ci si guarda intorno sembra di stare davanti ad un quadro. Ci sono vigne, vigne in prevalenza ad alberello ad alta densità che hanno come cornice le colline che caratterizzano la Valle del Marzeno a Faenza, in provincia di Ravenna. Qui si trova la Fattoria Zerbina Srl, una società agricola che da più di trenta anni si dedica alla vitivinicoltura e che al timone ha una donna che ha saputo valorizzare il Sangiovese e l'Albana con un approccio del tutto innovativo in vigna.

"Oggi posso dire - afferma ad AgroNotizie la titolare Cristina Geminiani - che dopo trenta anni sono sicura che abbiamo valorizzato due cose. Il Sangiovese con il progetto dell'alberello e in seguito il concetto delle mappature, ovvero mappare nell'ambito dei singoli vigneti, a seconda di come cambiano i singoli territori, le produzioni e i biotipi del Sangiovese in funzione di quella che è la risposta della pianta a situazioni pedologiche diverse".
"L'altro progetto - continua - portato avanti dal 1987 è quello sull'Albana, in particolare sui vini passiti che sono stati elaborati non come dice la parola attraverso un appassimento in graticci, ma attraverso uno studio molto particolare fatto sulla interazione tra l'Albana e la muffa nobile".

Vigna ad alberello ad alta densità
Vigna ad alberello della Fattoria Zerbina Srl
(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie)

Ma facciamo un salto indietro.

"Tutto ha avuto inizio nel 1966 con mio nonno Vincenzo Geminiani e diciotto ettari di vigna", racconta la titolare. "Oggi gli ettari sono quaranta, suddivisi tra tre proprietà diverse: Zerbina, Vicchio e Montignano, ma il 'corpo' originale è Zerbina".
Cristina precisa che ha iniziato per divertimento ma poi, complice anche la passione che le ha trasmesso il nonno, dopo esserci laureata in Agraria ed aver lasciato la Lombardia per tornare nella terra d'origine della sua famiglia, ha dato il via ad una vera e propria attività che ben presto si è trasformata in un lavoro.

All'inizio hai incontrato delle difficoltà?
"Ovviamente quando uno è giovane e ha davanti il mondo è pieno di entusiasmo, progetti, sfide, desideri e vuole realizzare qualcosa di inusuale o addirittura quasi impossibile soprattutto in una regione come l'Emilia Romagna che era sempre stata vista solo ed esclusivamente come produttrice di quantità ma non qualità".

Ma nonostante all'inizio ci fosse un po' di scetticismo nei confronti delle sue idee, Cristina non ha mai avuto dei ripensamenti anche perché iniziando a coinvolgere sempre più le persone nel ciclo produttivo, "capivano cosa succedeva nella bottiglia e c'era quindi una rivalutazione sia delle scelte strategiche e quindi dell'operatività, sia del fatto che la titolare era una donna".
"Non mi piace pensare - aggiunge - che abbia avuto più difficoltà rispetto ad un uomo solo perché sono una donna. Diciamo che questo è un settore dove in passato la figura femminile era un po' meno scontata". Oggi le cose sono un po' diverse e sono molte le aziende vitivinicole guidate da donne che danno una loro interpretazione e un loro carattere ai vini che producono. Recentemente Cristina, proprio per ribadire questi concetti, ha organizzato un evento dal titolo "Caratteri forti" dove ha coinvolto numerose colleghe che hanno fatto della loro professione una scommessa.

Come anticipato, la Fattoria Zerbina si è saputa distinguere da molte altre aziende per l'approccio innovativo della sua titolare. "In vigna abbiamo recuperato l'alberello come sistema di allevamento antico di questa regione, rivisto e ristrutturato attraverso un filtro un po' francesizzante grazie all'esperienza bordolese, di cui uno dei cardini della viticoltura sono i vigneti ad alta densità".

Entrando più nel dettaglio, Cristina spiega che nelle vigne ad alberello ad alta densità la vite ha un portamento ridotto, i grappoli sono esposti al sole ed al vento a 360° e le piante sono molto vicine l'una all'altra, sia sulla fila che tra le file: non ci sono quegli spazi molto larghi che di solito vengono percepiti tra una fila e l'altra, ma nonostante ciò è possibile vendemmiare lungo qualsiasi direttrice con facilità.
"Se una vigna media in Romagna è da 3.500 a 4.500-5mila piante per ettaro, noi le abbiamo tutte molto più fitte, 7-8mila piante fino a 11mila. Più fitte vuol dire che ci sono molte più piante una vicina all'altra, ed essendo molto ravvicinate hanno anche una produzione per pianta molto limitata".

"Siccome - continua - producono di meno, vegetano di meno e quindi hanno una superficie fogliare più limitata che non permette di avere così tanta uva per pianta". E' un sistema che si autoseleziona: se gli lasci un carico di uva troppo importante non la porta a maturazione. C'è quindi una sorta di vincolo per l'uomo che deve rispettare l'equilibrio e l'armonia della pianta.

Se la produzione, dal punto di vista della quantità, non è così abbondante, dal punto di vista della qualità è ottimale. Ma la qualità, come ricorda Cristina, va costruita a monte. "Essendo un sistema di allevamento poco vigoroso bisogna che siano utilizzati dei cloni con vigoria ridotta di Sangiovese e dei portinnesti a loro volta che non stimolino troppo la vigoria della cultivar prescelta, in modo tale che si rispetti l'equilibrio tra clone e portinnesto".

Vigna ad alberello ad alta densità
I grappoli sono esposti al sole ed al vento a 360°
(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie)

Però, accanto a tutti questi vantaggi questo tipo di allevamento si caratterizza anche per costi abbastanza elevati e per una potatura piuttosto faticosa in quanto basso.

Altro punto di forza della società agricola è l'approccio innovativo con l'Albana: Cristina ha intrapreso la via della muffa nobile in pianta e della vendemmia scalare.

"Grazie alla muffa nobile è nato Scaccomatto con tutti i suoi procedimenti produttivi che sono molto più difficili e onerosi rispetto a un passito qualsiasi in graticci perché prevede l'appassimento in pianta che non è un appassimento artificiale e come tale va seguito in maniera sistematica e scalare, a seconda di quello che è l'andamento stagionale e in funzione di quella che è la comparsa di Botrytis cinerea".
"Una volta che Botrytis cinerea arriva a infavare l'acino - afferma Cristina Geminiani - c'è poi tutta una sequenza di passaggi successivi che porta alla disidratazione. Passaggi che devono essere perfettamente seguiti e orientati per quanto è possibile".

Cosa si intende per vendemmia scalare?
"Quando la muffa colpisce l'acino non colpisce mai il grappolo nella sua interezza, ma lo colpisce in momenti diversi. La scalarità serve proprio per fa sì che si raccolga solo quello che è fortemente concentrato e disidratato e poi tutto quello che non corrisponde ai requisiti di raccolta si lascia a una raccolta successiva".

Grappolo con muffa nobile
Quando la muffa colpisce l'acino non colpisce mai il grappolo nella sua interezza, lo colpisce in momenti diversi
(Fonte foto: Fattoria Zerbina Srl)

Quali sono le condizioni ideali per la formazione della muffa nobile?
"Il vitigno di per sé ha una forte sensibilità ad essere attaccato da questo fungo. Le condizioni che prevedono la sua insorgenza sono una certa entità nelle precipitazioni primaverili ed estive, soprattutto nel periodo di maggio-giugno e soprattutto nel periodo di agosto che anticipa l'ultima fase prima della raccolta. Una volta che la muffa si installa bisogna che siano perfettamente seguite tutte le fasi che servono per concentrarla: il vigneto deve essere opportunamente esposto, ci deve essere una buona ventilazione e non ci deve essere un ristagno di umidità".

Non solo muffa nobile però. Botrytis cinerea, in condizioni climatiche avverse, può evolvere anche in muffa grigia portando alla perdita irreparabile del prodotto.

Ciò si può verificare in annate in cui alle piogge non seguono giornate soleggiate ma giornate umide con la classica cappa e mancanza di vento.

"In questo caso non si raccoglie" spiega Cristina. "Anzi, di solito si toglie questa frazione che poi degenera anche in marciume acido. Si raccoglie separatamente il grappolo e si mette nello scarto: non si getta per terra perché si potrebbe inquinare tutto il resto".

Se all'inizio non è stato semplice e magari non tutti condividevano questo tuo optare per un vino da muffa nobile, oggi questa scelta ha ripagato?
"In realtà non era un fatto di condivisione, ma un fatto di consapevolezza perché qui in Romagna, a volte in maniera approssimativa, li hanno sempre chiamati 'i vini con il marciume'". Ma come ci tiene a precisare, "tutte le cose innovative all'inizio vengono percepite con un po' di diffidenza".

E per quanto riguarda l'oidio e la peronospora?
"Sono malattie che bisogna assolutamente evitare, di conseguenza faccio i trattamenti necessari. In generale l'unico trattamento che non faccio è l'antibotritico. Quest'anno abbiamo fatto la richiesta di conversione al biologico per cui i trattamenti a cui mi affido sono rame e zolfo".

Per quanto riguarda la vendemmia, in generale alla Fattoria Zerbina è manuale al 100%, ad esclusione di annate molto calde e siccitose dove negli ultimi anni hanno sperimentato, su piccole superfici, quella meccanica opportunamente preparata essendo l'alberello un sistema di allevamento che si presta a questo tipo di raccolta. "Quando fa molto caldo la raccolta meccanica permette di portare in cantina in poche ore una quantità di uva che noi non riusciremmo mai a raccogliere manualmente in così poco tempo, privilegiando una concentrazione degli zuccheri ottimale rispetto ai valori rilevati nel corso delle analisi pre raccolta".

Dopo la raccolta si passa alla lavorazione.

In cantina come siete attrezzati?
"Non siamo dei fanatici delle tecnologia, ma abbiamo tutto ciò che serve per far sì che si lavori sempre meno dal punto di vista chimico in cantina e si lavori più sugli aspetti fisici che mantengono e rispettano l'integrità di quello che si raccoglie. Secondo me il grande valore aggiunto di un produttore di vino oggi è riuscire a dare personalità ai propri vini attraverso una consapevolezza estrema di quello che ha nella propria azienda. Se si raggiunge questa consapevolezza, si sa cosa si deve raccogliere e finalizzato a cosa e gli interventi di cantina diventano minimi".

Parte della cantina della Fattoria Zerbina
Parte della cantina della Fattoria Zerbina
(Fonte foto: Fattoria Zerbina Srl)

Alla Fattoria Zerbina, inoltre, da qualche anno utilizzano QdC® - Quaderno di Campagna®*, il software online di Image Line, l'azienda faentina che si occupa di servizi per l'agricoltura, che aiuta gli agricoltori a gestire la loro azienda agricola.

Com'è cambiata la vostra attività da quando lo utilizzate?
"Lo utilizziamo già da tre anni e ci troviamo molto bene. E' uno strumento molto importante perché mantiene la storicità aziendale: è estremamente razionale ed una volta compilato permette di ricostruire e confrontare sempre i dati storici".

Esportate i vini che producete?
"Facciamo circa un 40% di export. I paesi sono soprattutto Nord America, con Stati Uniti e Canada, Russia, Giappone e un po' tutta l'Europa".

 
*QdC® e Quaderno di Campagna® sono marchi registrati da Image Line S.r.l. Unipersonale
 

Racconti, esperienze e realtà di chi, nella propria azienda agricola, ha riscoperto la tradizione unendola all'innovazione.
Leggi tutte le altre testimonianze nella rubrica AgroInnovatori: le loro storie

 


Fattoria Zerbina Srl - Società agricola
Via Vicchio, 11 48018 Faenza - Ravenna
Tel: 054640022
E-mail: info@zerbina.com

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