Corpo 8, non chiamatelo "climate change"

Cambiamenti climatici, un impegno che richiede più di un giorno. Intanto è allarme siccità. Cui si aggiunge la Xylella. Ma il vino "tiene" e Bruxelles va in difesa degli agricoltori. Questi alcuni degli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dall'8 al 14 marzo

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani

Il 15 marzo è la giornata dedicata ai cambiamenti climatici. Intanto è già allarme siccità e i frutteti in fiore dicono che la primavera è in anticipo.

La protesta degli olivicoltori divide le organizzazioni agricole. Nel frattempo la Xylella continua ad avanzare al ritmo di due chilometri al mese.

Raggiunto un accordo per il prezzo del latte ovino che mette fine alle proteste dei pastori, anche se ancora si lamentano episodi criminali.

In soccorso dei pastori arriva il decreto emergenze, destinato ad aiutare anche gli olivicoltori. Che lamentano però l'esiguità delle risorse.

L'olio italiano guarda con preoccupazione agli accordi commerciali fra Spagna e Tunisia. Intanto aumenta sugli scaffali la presenza dell'olio di oliva importato.

Ancora numeri in crescita per le esportazioni di vino italiano. Bene anche i prosciutti, che ora puntano sul Giappone.

Il pomodoro da industria saluta con soddisfazione l'accordo per il coordinamento unico fra le organizzazioni del Nord e del Sud.

Il Parlamento europeo approva a larghissima maggioranza la direttiva per il contrasto alle pratiche commerciali sleali.

Questi sono solo alcuni degli argomenti incontrati sui quotidiani in edicola in questi ultimi giorni. Vediamoli più in dettaglio di seguito.


La giornata del clima

Pur apprezzandone lo spirito, non ho particolare simpatia per le inflazionate "giornate del", che alternano inviti a ricordarsi di nonni e papà oppure a non sprecare acqua o energia. Suonano come un'assoluzione a comportarsi male nei 364 giorni precedenti e nei 364 a seguire.
Vale anche per il 15 marzo, dedicato ai cambiamenti climatici (poi lo chiamano climate change, come se dirlo in italiano ne riducesse l'importanza).
Il problema è importante e va affrontato a livello globale, con un impegno continuo, e ci vorranno anni, non giorni.

Lo conferma la sempre maggiore frequenza di eventi climatici estremi, dei quali sono testimoni i quotidiani in edicola in questi giorni.
Mentre “La Stampa” dell'8 marzo ci ricorda che smog e siccità sono le costanti delle pianure del Nord, “L'Arena” del 9 marzo raccoglie l'allarme dei frutticoltori veneti, preoccupati per l'anticipo di primavera e per le conseguenze di eventuali gelate.

Analoghe preoccupazioni quelle espresse il 10 marzo da “Il Sole 24 Ore”, che prende le misure al basso livello del Po e si augura che arrivi presto la pioggia.
I grandi laghi del Nord, come quello di Como e di Iseo, denunciano un preoccupante calo dei livelli (“Avvenire”, 13 marzo), mentre il lago di Garda sembra per il momento non risentire troppo della scarsità di precipitazioni (“Brescia Oggi”, 13 marzo).

Poi, a macchia leopardo, ecco scatenarsi le tempeste di grandine, come sulle colline romagnole (“Il Resto del Carlino”, 12 marzo), che non placano la sete dei campi, ma arrecano solo danni a colture e frutteti.
Un "clima malato", così lo definisce “Repubblica” del 13 marzo, puntando il dito sulle attività dell'uomo che sono all'origine del cambiamento del clima.

A ribadire quanto sia importante intervenire al più presto per fermare i cambiamenti climatici lo dice a gran voce Greta Thunberg, l'adolescente svedese che guida la protesta, intenzionata a non fermarsi sino a quando le emissioni di gas serra non saranno scese sotto il livello di allarme. E' quanto dichiara nell'intervista raccolta il 14 marzo da "Repubblica".

Che il riscaldamento globale sia una realtà lo ribadisce dalle pagine di "Avvenire" del 14 marzo il presidente del Cnr, Massimo Inguscio, invitando a mettere in atto quanto si è stabilito con gli accordi internazionali.


In protesta, ma divisi

Il corretto impiego degli agrofarmaci ha molte connessioni con i temi ambientali. Lo ricorda il “Corriere dell'Alto Adige” del 9 marzo a proposito delle presunte contaminazioni nel "regno delle mele", la Val Venosta.
Nell'articolo si legge che "la Val Venosta è perennemente sotto l'effetto della contaminazione dell'aria con diversi pesticidi".
Accuse alle quali le autorità locali rispondono affermando che si tratta di allarmismi ingiustificati.

Trovano invece giustificazione le proteste degli olivicoltori per l'avanzare della Xylella.
Meno comprensibile è la divisione degli stessi agricoltori nel dare voce alla protesta. Se ne parla il 9 marzo sul “Corriere del Mezzogiorno”, commentando la spaccatura fra le rappresentanze degli agricoltori.

A dispetto di queste scaramucce che ricordano i capponi di Renzo nei Promessi Sposi del Manzoni, la Xylella avanza e colpisce l'ulivo millenario di Lecce (“Repubblica” 9 marzo), mentre si allarga al ritmo di due chilometri al mese il raggio degli uliveti colpiti dalla patologia (“Il Tempo”, 10 marzo).

La voce preoccupata degli olivicoltori del salentino si alza dalle pagine della “Gazzetta del Mezzogiorno” del 12 marzo, con un appello al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per interventi risolutivi.


Il decreto "salvacrisi"

Dal Governo arriva nel frattempo il "decreto emergenze", nel quale sono contemplati interventi per risollevare le sorti della pastorizia e dell'olivicoltura.
Ne dà anticipazione “Libero” dell'8 marzo, ma da “La Stampa” del 10 marzo giunge la voce critica degli olivicoltori, che lamentano la scarsità di risorse economiche per il settore.
E il "Quotidiano di Puglia" del 14 marzo rincara la dose, confermando che gli olivicoltori sono pronti a incatenarsi davanti alla sede della regione per chiedere un piano straordinario da 500 milioni di euro.

Per aggirare l'ostacolo l'associazione Italia Olivicola ha lanciato dalle pagine del “Quotidiano di Puglia” dell'11 marzo un appello al commissario europeo all'Agricoltura, Phil Hogan, affinché Bruxelles metta a disposizione 550 milioni di euro per i reimpianti degli ulivi.
Ma con le elezioni alle porte, l'esito di questo appello è scontato.

La Xylella non è tuttavia la sola preoccupazione degli olivicoltori. L'asse fra Tunisi e Madrid del quale si parla su “Il Messaggero” del 10 marzo, si presta ad aggirare il sistema di controlli e a farne le spese potrebbe essere proprio l'olio italiano.
Che qualcosa non vada nel mercato dell'olio di oliva lo conferma “Libero”, segnalando la massiccia presenza di olio importato sugli scaffali della grande distribuzione.


Il vino trionfa

Non ha questi problemi il vino italiano, che continua la sua scalata alle graduatorie dell'export agroalimentare.
Avvenire” del 10 marzo conferma la crescita nelle esportazioni verso gli Usa, che in valore hanno segnato nel 2018 un incremento del 6,8%.

Più in generale, le esportazioni di vino hanno registrato il record di 6,2 miliardi di fatturato, con un incremento del 3,3%, numeri ospitati in una breve notizia de “Il Sole 24 Ore” del 13 marzo.

Numeri in crescita poi per il prosciutto di Modena, che ha chiuso il 2018 con una produzione di quasi 72mila prosciutti e ora, scrive "QN" dell'11 marzo, si guarda al mercato giapponese per trovare altre opportunità di crescita.

Merito anche degli accordi commerciali con questo paese, che consentono al contempo di contrastare i prodotti "tarocchi".
E' accaduto per una improbabile mozzarella italiana made in Tokyo che è stato possibile sequestrare, come si apprende il 13 marzo da “Italia Oggi”.

Ancora nello stesso giorno “Italia Oggi” commenta il raggiungimento di un'intesa per il coordinamento unico per il pomodoro da industria delle Organizzazioni interprofessionali (Oi) del Nord e del Sud.


Basta slealtà commerciali

Esito positivo per la lunga battaglia per portare in porto la direttiva contro le pratiche commerciali sleali, che ha visto fra i suoi principali promotori l'europarlamentare Paolo De Castro.
Ora la palla passa ai singoli Stati membri che dovranno adottarla nelle rispettive legislazioni, come ricorda “Il Sole 24 Ore” del 13 marzo.


Un prezzo per il latte ovino

Si è conclusa in questi giorni anche la vertenza che ha visto contrapposti produttori di latte ovino e industrie di trasformazione. Come ricorda il “Corriere della Sera” del 9 marzo si è trovato un punto di incontro nel fissare, per il momento, il prezzo del latte a 74 centesimi al litro.

L'intesa non ha però evitato il ripetersi di eventi delittuosi, con un altro assalto ad una cisterna adibita al trasporto del latte.
Un episodio grave del quale parla “Avvenire” del 10 marzo, ma nello stesso giorno “Unione Sarda” sottolinea che non si tratta del gesto di pastori, ma di comuni delinquenti.
Contro questi atti criminali, scendono in piazza i caseifici della Sardegna, che a Macomer hanno invitato a raccolta tutto il mondo del latte ovino, notizia che si apprende il 14 marzo da "Nuova Sardegna".

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