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A Bolzano si estrae valore dai torsoli di mela

Grazie ad una nuova tecnologia, i ricercatori dell'Università di Bolzano hanno estratto molecole antiossidanti dagli scarti di mela. Un processo che trasforma un rifiuto in un prodotto di cui l'industria alimentare ha bisogno

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Ricercatori dell'Università di Bolzano hanno trovato un modo per valorizzare gli scarti di mela
Fonte foto: © Johanna Mühlbauer - Fotolia

In Alto Adige, dove la melicoltura è una colonna portante dell'economia locale, vengono prodotte oltre 10mila tonnellate di scarti di mela all'anno. Si tratta di bucce, semi e residui di lavorazione dei frutti che vengono usati per produrre succhi di frutta e purea distribuiti poi in Italia e all'estero. Uno scarto che per le imprese è un costo, visto che solo poche aziende lo riutilizzano in impianti a biomasse, mentre la maggior parte lo smaltisce come rifiuto o lo utilizza come concime o ammendante.

"Questi scarti di lavorazione racchiudono tuttavia un grande valore perché sono ricchi di sostanze antiossidanti", spiega ad AgroNotizie Matteo Scampicchio, professore di Tecnologie alimentari dell'Università di Bolzano e a capo di un progetto di ricerca per la valorizzazione degli scarti di mela. "Attraverso un innovativo processo di estrazione siamo stati in grado di ricavare composti fenolici e antiossidanti molto richiesti dal mercato".


Grafico scarti dell'industria alimentare in Alto Adige

Scarti dell'industria alimentare in Alto Adige
(Fonte foto: TIS Innovation Park report)

Il team di ricercatori, da poco insediati presso il nuovissimo Parco tecnologico di Bolzano, ha utilizzato l'anidride carbonica in fase supercritica per estrarre, senza l'uso di solventi, gli oli essenziali dagli scarti di mela. "Una tecnologia sicura, che utilizza un gas che ad alte pressioni permette di estrarre la componente funzionale da qualunque matrice solida senza lasciare alcun tipo di traccia. Una volta ottenuti i composti antiossidanti la soluzione viene riportata a pressione ambiente e l'anidride carbonica si disperde sotto forma di gas senza lasciare residui".

Elemento critico, in questo tipo di progetto, è sempre l'opportunità economica. Spesso estrarre valore dagli scarti di produzione costa più dello smaltimento. Non sembra essere questo il caso delle mele. "L'Unione europea e anche i consumatori sono sempre più attenti agli ingredienti nei prodotti alimentari. Stiamo andando verso una graduale diminuzione degli antiossidanti sintetici disponili per le aziende e verso un utilizzo sempre maggiore di ingredienti naturali", spiega Scampicchio.
"Gli oli che estraiamo sono assolutamente naturali e hanno una spiccata funzione antiossidante che li rende utilizzabili nell'industria alimentare, ma anche farmaceutica o dell'alimentazione animale".

Un tipo di impianto del genere ha senso se ha a disposizione grandi volumi da processare. E un territorio come quello dell'Alto Adige, che con il vicino Trentino è il centro della produzione di mele nazionale, sembra la location ideale. Un territorio che se aggregasse interessi pubblici e di aziende private potrebbe incentivare un processo di economia circolare generando economie di scala che andrebbero a beneficio di tutti.

Il mercato degli antiossidanti d'altronde è enorme. Ogni prodotto alimentare conservato ne contiene almeno un po'. Restando nel campo delle mele, quelle pre-tagliate e confezionate (la cosiddetta quarta gamma) sono cosparse di acido ascorbico, la vitamina C, per evitare che non diventino marroni a contatto con l'ossigeno dell'aria.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare ricerca unione europea melo mela nutraceutica Alto Adige

Rubrica: AgroInnovAzione

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