Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'utilizzo della certificazione agroalimentare Global Gap? Per rispondere a questa domanda è stato promosso uno studio presso il Dipartimento di Scienze agrarie dell’Alma mater studiorum Università di Bologna, basato su un sondaggio delle opinioni degli agricoltori, circa i pro ed i contro, oltre che le prospettive associate all’adozione o meno di questo strumento.

Lo studio è seguito direttamente da Giorgio Baffa, laureando nel corso di Laurea magistrale in Scienze e tecnologie agrarie, sotto la supervisione del professore Maurizio Canavari.
 
Il sondaggio è realizzato attraverso un questionario online, al quale i titolari di aziende agricole (sia quelli non certificati, sia quelli certificati) possono rispondere collegandosi al link, che resterà attivo fino al 7 maggio 2016.

Il concetto di qualità ha assunto un ruolo considerevole in ambito agricolo e alimentare. A partire dall’inizio degli anni ’90, vicende legate a problemi di qualità e sicurezza degli alimenti sono talvolta divenute vere e proprie emergenze ed hanno inciso sul livello di fiducia dei consumatori nel settore agroalimentare.

Per rispondere alle esigenze di maggiori garanzie circa qualità e sicurezza degli alimenti, nel tempo l’attenzione degli operatori e dei responsabili pubblici e privati dell’assicurazione della qualità si è spostata dal mero controllo del prodotto finito, alla gestione e controllo del processo produttivo e del sistema gestionale aziendale e dell’intera filiera produttiva.

Si sono quindi sempre più diffusi i sistemi di assicurazione della qualità che si ispiravano ai principi della “gestione della qualità totale” e sulle norme internazionali volontarie definite dall’Iso, l’organismo internazionale di standardizzazione. I nuovi approcci alla qualità hanno interessato anche il settore agricolo, con particolare attenzione a qualità e sicurezza, ma anche al rispetto nei confronti dell’ambiente ed alla riduzione dell’impatto dell’attività produttiva.

Insieme alla definizione delle norme ed alla loro applicazione in praticamente ogni ambito del sistema produttivo e distributivo, si è diffuso l’interesse per le certificazioni di qualità (sia di prodotto, sia di sistema).
Per certificazione s’intende l’atto mediante il quale una terza parte indipendente dichiara che, con ragionevole attendibilità, un determinato prodotto, processo o servizio, è conforme a requisiti specificati.
Si parla di certificazione volontaria quando non solo vi è una libera adesione alla certificazione, ma le stesse regole - norme tecniche - sono di derivazione privatistica.

Tuttavia il ricorso alla certificazione rappresenta una garanzia per il consumatore finale o il cliente intermedio di ricevere prodotti dalle caratteristiche costanti e definite nel tempo.
Le certificazioni possono rappresentare una strategia di tutela e salvaguardia della qualità, soprattutto perché l’agricoltura di oggi risponde alle necessità di una società in evoluzione che ha ulteriori esigenze rispetto ai semplici bisogni primari legati alla sussistenza.
 
Il settore primario, stimolato dalle altre componenti del sistema alimentare, ha dovuto anch’esso farsi carico della necessità di fornire beni e di rispondere al contempo alle crescenti preoccupazioni provenienti dai consumatori. Negli anni in questo settore sono stati messi a punti diversi schemi di norme per le buone pratiche agricole (da cui Gap, che sta per: Good agricultural practices), sia da organismi internazionali come la Fao, sia da singoli Stati, sia da organismi privati.
 
Tra i vari standard, Global Gap è oggi uno di quelli maggiormente accreditati per la produzione agricola mondiale. Si tratta di un insieme di norme che rappresentano un modello di riferimento a cui rifarsi per poter determinare la buona riuscita di un processo produttivo agricolo e l’ottenimento del prodotto che risulti rispondente ai requisiti di qualità predefiniti.

Global Gap è una certificazione privata, di natura volontaria, che serve a garantire la qualità e sicurezza dei beni alimentari. Ciò viene realizzato attraverso la tracciabilità, il minimo e controllato utilizzo degli agrofarmaci, la salvaguardia dell’ambiente e la gestione dei problemi di qualità attraverso una precisa metodologia di intervento.
 
Un po’ di storia
 La certificazione Global Gap trae origine dal protocollo Eurep Gap, nato nel 1997 su iniziativa di distributori appartenenti all’Eurep (Euro-retailer produce working group). In sostanza gli attori principali furono i retailer britannici e i distributori dell’Europa continentale, che presero atto delle crescenti preoccupazioni nei confronti della sicurezza alimentare, dell’impatto ambientale della produzione agricola, così come della salute, sicurezza e benessere dei lavoratori e degli animali.

Lo standard fu inizialmente sviluppato tenendo conto delle linee guida dettate dal sistema cogente Haccp, ma aveva principalmente l’obiettivo di armonizzare gli standard di prodotto e di processo richiesti contrattualmente ai vari fornitori della grande distribuzione, sviluppando un sistema di certificazione indipendente per le buone pratiche agricole.

La felice intuizione di questo gruppo di attori della grande distribuzione europea ha avuto tanto successo al punto che oggi il protocollo ha assunto un’importanza di livello mondiale: giunto alla sua terza revisione nel 2007 ha cambiato nome, assumendo una maggiore visibilità di livello “globale”; nel settembre 2007, in occasione dell’incontro annuale tenutosi a Bangkok, fu sancito il passaggio da Eurep a Global Gap.
Nel nuovo protocollo è del tutto evidente un approccio più deciso verso l’applicazione del metodo della produzione integrata, andando oltre il concetto di Buone pratiche agricole. L’attenzione è, infatti, rivolta alla conoscenza specifica delle tecniche di difesa adottate, ai metodi preventivi, alle attività di monitoraggio in campo ed alle modalità di intervento (“…favorendo il ricorso, per quanto possibile, a metodi non chimici”).

Inizialmente messo in pratica nel settore ortofrutticolo, l’innalzamento del livello di attenzione ed il successo ottenuto a livello mondiale hanno permesso di ampliare il campo di applicazione di questa norma, oggi esteso a tutte le produzioni vegetali, ma anche a quelle animali (latte, carni e prodotti ittici) e ai relativi mangimi, e a produzioni particolari come thè, caffè, fiori e piante ornamentali.
 
Global Gap detta regole precise (requisiti) agli agricoltori e la sua applicazione è controllata da valutatori indipendenti, i quali solitamente lavorano per conto di compagnie commerciali di certificazione. Il protocollo propone un sistema di gestione integrato per le aziende che è stato sintetizzato nel modulo Ifa (Integrated farm assurance) che, a partire da luglio 2016 sarà obbligatorio osservare secondo la versione aggiornata 5.0.
Esso è composto da 236 punti di controllo e relativi criteri di adempimento, che possono essere valutati come maggiori o minori doveri, o come raccomandazioni.

Più in particolare, gli elementi principali sviluppati da Global Gap sono riassumibili nelle seguenti tematiche:
  • Salute, sicurezza e welfare dei lavoratori;
  • Tutela e conservazione dell’ambiente;
  • Gestione dei rifiuti e residui aziendali e loro riutilizzo;
  • Tracciabilità;
  • Gestione consapevole degli Ogm e del materiale di propagazione;
  • Gestione del suolo e della fertilizzazione;
  • Gestione delle risorse idriche e irrigazione;
  • Difesa integrata delle colture e corretto utilizzo dei fitofarmaci;
  • Gestione della raccolta e manipolazione dei prodotti in condizioni controllate di igiene e qualità. 
Stando a fonti recenti (ccpb, 2013) Global Gap è cresciuto in maniera notevole dall’anno della sua diffusione (1997) con il nome di Eurep Gap.
Lo standard è applicato prevalentemente al settore ortofrutticolo (74%), ma abbraccia anche altri settori, come l’allevamento (16%), pesca e acquicoltura (9%), floricolo (1%).

Attualmente sono certificate aziende operanti in 112 Paesi, distribuiti in tutti i continenti. Le aziende certificate sono dislocate per il 70% in Europa, di cui il 19% in Italia. Si è avuto un aumento evidente nei Paesi africani e medio-orientali dove si è molto sviluppata la tendenza a richiedere la certificazione di gruppo, nell’ottica di unire le forze al fine di raggiungere un obiettivo comune.

La certificazione Global Gap rappresenta un’opportunità importante per tutte quelle aziende che hanno imboccato decisamente la strada della qualità, e vogliono rendersi responsabili nel gestire le differenti richieste dei mercati.

Per ottenere la certificazione ci si può rivolgere ad un Organismo accreditato riconosciuto dal segretariato Global Gap per la certificazione Global Gap.

L’iter di certificazione prevede:
  • Formulazione dell’offerta
  • Accettazione dell’offerta
  • Stipula del contratto di certificazione e dell’accordo di sublicenza Global Gap
  • Registrazione del richiedente al sistema Global Gap
  • Visita di valutazione in azienda
  • Rilascio del certificato di conformità
La certificazione si applica tanto alle singole aziende agricole (opzione 1), quanto ai gruppi di produttori (opzione 2) come per esempio cooperative, consorzi, organizzazioni di produttori.
Se da un lato però per un’azienda agricola, in forma singola o associata, questa certificazione può essere considerata un’opportunità di ottenere o mantenere l’accesso ai mercati, dall’altro essa può costituire un aggravio di costi derivanti dall’adattamento delle strutture e delle procedure aziendali alle norme a cui l’azienda decide di aderire.
Inoltre, i costi della certificazione ricadono sulle aziende, le quali non necessariamente sono in grado di reclamare una compensazione o un contributo da parte dei clienti per coprire tali maggiori costi.

Questa situazione ha quindi generato un dibattito e generato opinioni diverse circa l’effettiva utilità per il settore agricolo dell’adesione a tali forme di garanzia della qualità.
 
Per rispondere al sondaggio clicca qui