Che fretta c'era maledetta primavera?

Allarme Coldiretti: i cambiamenti climatici hanno portato temperature record nel 2015 e nei primi mesi del 2016, maturazioni anticipate e frutti tropicali in Sicilia

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Alberi già in fiore nelle campagne e prati ricoperti di primule e viole
Fonte foto: familmarche - fotolia

Nei banchi dei negozi e dei supermercati sono già arrivate le primizie con oltre trenta giorni di anticipo, dalle fragole lucane agli asparagi della Sardegna, fino al carciofo romanesco. Questo è quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti dai campi agli scaffali a meno di un mese dalla fine di un inverno che sembra non essere mai iniziato, sulla base dei dati Ucea, relativi alla prima decade.

La causa è rappresentata dalle anomalie climatiche che hanno caratterizzato il 2015. L’anno appena trascorso, infatti, si è classificato come il più bollente dal 1800 (anno in cui sono iniziate le rilevazioni), con una temperatura superiore di 1,42 gradi la media di riferimento, secondo un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr. L’inizio del 2016, non è da meno: a gennaio si sono registrati 1,2 gradi in più della media e, a febbraio, le temperature minime sono state superiori di 3,5 gradi la media del periodo. Il risultato - sottolinea la Coldiretti - è che sembra primavera, con primule, viole e margherite nei prati, mentre nelle campagne sono fioriti mandorli, albicocchi e tutte le piante da frutto si sono risvegliate in forte anticipo rispetto all’arrivo della primavera.

Negli orti broccoli, cavolfiori e cime di rapa tardive sono diventate precoci, ma l’inverno pazzo - precisa la Coldiretti - ha fatto accelerare in generale la maturazione di tutte le primizie. Con questa finta primavera è possibile trovare una grande varietà di offerta made in Italy a prezzi economicamente convenienti, considerata la stagione, per effetto dell’accavallamento nella maturazione delle diverse varietà di ortaggi provocato dal clima.

Il riscaldamento provoca anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto - sostiene la Coldiretti - mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali ed umani. Una sfida che - continua la Coldiretti - mette alla prova la capacità dell’agricoltura di trovare l’innovazione nella tradizione, cercando di ottenere il meglio dai mutamenti economici e climatici.

Anche a livello globale il mese di gennaio è stato il più bollente di sempre, facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 1,04 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo, confermando la tendenza al surriscaldamento. La Coldiretti, basandosi sulla situazione italiana, ha sottolineato come l’anno scorso è stato superato il precedente record di temperatura del 2014, ma gli anni più bollenti sono quasi tutti successivi al 2000 con il 2003 sul podio al terzo posto, seguito dal 2007, 2012, 2001, 1994, 2009, 2011, 2000 e 2008.

Per effetto di questi cambiamenti climatici la coltivazione dell’ulivo è arrivata a ridosso delle Alpi, mentre nella Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. Una situazione che - rileva la Coldiretti - ha avuto effetti straordinari in Sicilia dove si coltivano i primi avocado made in Italy, frutto tipicamente tropicale, a Giarre ai piedi dell’Etna, mentre a Palermo si riescono a produrre le prime banane nostrane. E’ tuttavia importante verificare sempre l’origine nazionale in etichetta che - conclude la Coldiretti - è obbligatoria per la frutta e la verdura.

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