Parte oggi la commercializzazione del vino novello 2015.
Secondo i dati di Assoenologi, la produzione stimata per il 2015 sarà tra i 3 e i 4 milioni di bottiglie, contro le quasi 10 milioni del 2010. Questo tipo di vino particolare, prodotto per la prima volta in Italia nel 1975 dalla Marchesi Antinori, è stato successivamente regolamentato con almeno il 40% di uve sottoposte a fermentazione con macerazione carbonica, metodo piuttosto costoso sia in termini di materia prima che di tecnologia.

I grappoli interi vengono stipati in serbatoi di acciaio in cui viene immesse anidride carbonica – spiega Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi – le uve restano nei contenitori per circa due settimane a una temperatura di 28°-30°.
Durante questo periodo si attiva un'autofermentazione enzimatica che trasforma gli zuccheri in alcol e stimola la produzione di glicerolo, elemento principe della morbidezza del vino e responsabile dell'estrazione dei componenti della buccia, limitando il rilascio di parti significative di tannino, responsabile della sensazione di astringenza. L'uva viene poi pigiata e subisce la normale fermentazione che si completerà in quattro o sei giorni. Completata la trasformazione da mosto a vino, il novello viene travasato, filtrato e messo in commercio
”.

Martelli illustra poi le caratteristiche della vendita.
La commercializzazione del vino novello può avvenire dalla mezzanotte del 30 ottobre dell'annata di produzione delle uve – precisa – Esso non deve essere confuso con il "vino nuovo", che solitamente si commercializza a marzo-aprile e non subisce macerazione carbonica. La qualificazione "novello" o "vino novello" può essere utilizzata soltanto nella designazione dei vini a Indicazione geografica tipica o a Denominazione di origine i cui disciplinari di produzione la prevedono”.

Coldiretti pone l'accento sull'imponente riduzione della produzione.
La qualità si prevede buona, ma la produzione risulta in forte calo rispetto al passato, tanto da aver raggiunto il minimo storico, per un fatturato sceso a circa 6 milioni di euro. Basti pensare che appena una decina di anni fa se ne producevano ben 17 milioni di bottiglie. Il vino da bere giovane, anche se apprezzato come prima produzione enologica dell'anno, ha perso dunque lo smalto del passato. All'origine del fenomeno c'è una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell'arco dei prossimi 6 mesi, fino alla tecnica di produzione”.