Siccità e grandine, conto salato per l'agricoltura

Non c'è pace nei campi: l'estate pazza ha causato almeno mezzo miliardo di danni alle colture. A rischio anche la vendemmia

Francesca Bilancieri di Francesca Bilancieri

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Mais riarso dal sole e dalla siccità
Fonte foto: Coldiretti

Scipione, Caronte, Minosse, Circe: i colossi della mitologia classica hanno portato sull'Italia prima lunghi mesi di afa e siccità (con annesso dibattito sull'estate più calda negli ultimi cinquant'anni, definizione che per ora sembra spetti ancora a quella del 2003) e ora grandinate, nubifragi e trombe d'aria soprattutto sulle Regioni del Nord Italia.

 

'L'agricoltura rischia il collasso da calore'

Il grido d'allarme viene da Confagricoltura, che come le altre organizzazioni agricole sta monitorando le conseguenze della siccità nei campi

L'organizzazione stima una perdita già avvenuta di 500 milioni di euro per il solo settore cerealicolo, cifra destinata a salire visto che si prevede una diminuzione dei raccolti del 20-30% per il mais e del 40-50% per la soia. A ciò si aggiungono, tra l'altro, le perdite di pomodoro, bietola, girasole e frutta estiva.

Sono arse da caldo e siccità perfino zone tradizionalmente immuni: è il caso, per esempio, del Basso Polesine. Un paradosso per un territorio che si snoda tra i due più grandi fiumi d'Italia e termina con il delta del Po. "Eppure in almeno 30 mila dei 60 mila ettari di mais del Polesine le pannocchie non sono neppure nate e le piante stanno avvizzendo - fa sapere la Regione Veneto - Per gli altri 30 mila ettari si vedrà, anche se la perdita del prodotto si farà sentire in ogni caso pesantemente". Sorte analoga tocca anche alle altre tradizionali colture estensive della zona e all'ortofrutta.

In Emilia-Romagna la situazione è aggravata dal fatto che la distribuzione delle acque irrigue è limitata per problemi alle centrali di pompaggio conseguenti al terremoto, quindi si ha minore afflusso per le irrigazioni di soccorso. Oltre tutto la piovosità nella Regione è stata di 25 mm inferiore alla media 1991-2005 (dato Arpa).

"La siccità, anche al Nord, non è più un evento episodico ma una situazione strutturale che va fronteggiata con una politica pluriennale imperniata su azioni ed interventi di fondo su obiettivi concreti – osserva Confagricoltura – Occorrono invasi adeguati, politiche indirizzate alla ricerca ed all'innovazione per sostenere le aziende nelle scelte colturali e produttive e per individuare nuove varietà di piante a minore esigenza idrica, finanziamenti per favorire investimenti aziendali per un migliore uso delle acque".

"Non possiamo affrontare una situazione di questo genere con mentalità e strumenti tradizionali e contingenti – ribadisce l'assessore veneto all'Agricoltura, Franco Manzatoprima di tutto perché per avversità di tal genere e su colture come queste si è risarciti solo se si è provveduto ad assicurarsi. Ma soprattutto dobbiamo ragionare e operare in prospettiva, riprogettando il sistema irriguo, in Veneto e in tutta Italia, per razionalizzare la risorsa idrica e garantire la massima estensione dell'irrigazione in tutte le situazioni. Ne va non solo dell'agricoltura veneta, ma di quella nazionale".

 

L'appello di Condifesa Veneto: 'Assicuraratevi per salvaguardare il reddito'

In questo scenario, i Consorzi di difesa delle attività agricole dalle calamità di Veneto e Friuli Venezia Giulia si sono dati appuntamento presso l'Azienda agricola Piacentini di Abano Terme (scelta a campione) per valutare insieme i danni arrecati dalla prolungata mancanza d'acqua e decidere come intervenire attraverso il supporto assicurativo.

Nel rodigino gli ettari coltivati a seminativi sono circa 50.000 per molti dei quali si stima una perdita superiore all'80% del raccolto. Di poco distanti i dati che riguardano il padovano che ha circa 100.000 ettari di terreno coltivati a seminativi: nel caso del mais la perdita è di circa il 50% del raccolto, seguono la soia con il 40% e la barbabietola con un danno che oscilla tra il 30% e il 40% delle colture. Si stima, al momento, che la perdita nella provincia di Padova ammonterà a circa 80-100 milioni di euro.

Non stanno meglio le colture orticole e frutticole. Nel Polesine pomodori, cocomeri e meloni stanno manifestando danni da scottatura e la ridotta pezzatura, a causa della mancanza d'acqua, influirà sui prodotti ritenuti scarti perché troppo piccoli per il mercato, portando così ad un inevitabile deprezzamento del prodotto.

"L'unica soluzione a questo tipo di calamità è la stipula preventiva di un'assicurazione - sottolinea Valerio Nadal, presidente del Condifesa Veneto - perché la situazione meteorologica instabile rende sempre più precaria la sicurezza di portare a termine la stagione produttiva per qualunque tipo di coltura: alluvioni, grandinate, trombe d'aria e caldo eccessivo stanno diventando oramai normali e come tali vanno trattati. Il suggerimento agli agricoltori è quello di stipulare polizze assicurative multirischio agendo in modo preventivo, perché non è più prevedibile quale calamità naturale si abbatterà sulle nostre campagne".

 

 

Periti nei campi di mais
Fonte: Condifesa Veneto

 

Record per i prezzi di frumento tenero e mais

Le quotazioni del frumento tenero e del mais sono aumentate di oltre il 20% nel solo mese di giugno sui mercati internazionali e nazionali, raggiungendo il massimo livello in un anno.

Lo segnala Confagricoltura, evidenziando che lunedì 2 luglio scorso sul mercato a termine di Chicago un bushel di grano (circa 25 kg) per consegna a settembre valeva 7,5 dollari, in confronto ai 6,1 del 15 giugno scorso. Calcolato in euro per tonnellata, l'aumento in quest'ultimo mese è stato di circa 40 euro (da 182 a 221 euro/tonn). Di poco inferiore l'aumento registrato da EuroNext, il mercato a termine di Parigi, dove una tonnellata di grano tenero, per consegna in agosto, oggi vale 229 euro – picco massimo degli ultimi 12 mesi - mentre due settimane fa era quotata 24 euro in meno.

Questo decollo 'verticale' dei prezzi del frumento e del mais si sta realizzando sotto la spinta delle crescenti preoccupazioni per l'esito dei raccolti negli Stati Uniti, colpiti da una prolungata ondata di calore nelle pianure centro-occidentali, in particolare nella cosiddetta 'Corn Belt', regione agricola nel Midwest considerata il cuore dell'agricoltura statunitense, dove si concentra la cerealicoltura.

La siccità negli Usa, la più grave dalla disastrosa annata del 1988, porterà ad una sensibile riduzione dei raccolti cerealicoli: il 45% del prodotto è infatti giudicato in condizioni "scarse o molto scarse", riporta il Dipartimento dell'Agricoltura americano.

Un taglio alle produzioni è previsto anche in Ungheria, Romania e Ucraina. 

 

A rischio anche la vendemmia

Se non pioverà entro la fine di luglio e gli inizi di agosto sarà a rischio anche la vendemmia.

"Gli acini di uva non ingrosseranno e perderanno colore; insomma non matureranno adeguatamente, con il rischio di poca gradazione – avverta Confagricoltura – Già veniamo da un'annata di basse rese e c'è il rischio che vengano confermate anche quest'anno. Chi ha la possibilità mette in conto irrigazioni di soccorso, che comportano oltre tutto aumenti dei costi aziendali. Al Nord i produttori già si attendono una vendemmia anticipata al 20 agosto".

 

 

Mais bruciato e sferzato dal vento
Fonte immagine: Regione Veneto

 

 

L'incantesimo di Circe: grandinate e trombe d'aria

Se la mancanza di pioggia per mesi ha fatto appassire decine di migliaia di ettari, la grandine portata dalla perturbazione denominata "Circe" ha provocato altri gravissimi danni. Dalle pesche alle albicocche, dalle mele alle pere ma soprattutto l'uva in attesa di vendemmia, gli agricoltori rischiano di vedere sfumare il lavoro di un intero anno. 

"Dalla Lombardia, dove nell'Oltrepò pavese sono state colpite le uve Pinot e Bonarda, fino al Piemonte, nell'alessandrino, con chicchi grandi come uova che hanno causato la perdita in vigneto sino al 90% delle produzioni di Barbera e Timorasso" riporta la Coldiretti.

I danni sono stati ingenti, nonostante le reti antigrandine che non sono ancora sufficientemente diffuse: la grandine ha colpito proprio le zone più vocate alla frutticoltura, distruggendo coltivazioni di melanzane, cavolfiori, zucchine, insalate e spinaci.

Coldiretti Lombardia riporta che nella Regione i danni causati dalla grandine superano i 3 milioni di euro.

"Le violente piogge hanno causato allagamenti nei terreni agricoli e nelle strutture aziendali – riporta la Cia - Confederazione italiana agricoltoriperché i terreni aridi non sono riusciti ad assorbire l'acqua. Ci sono stati smottamenti e frane. Le forti folate di vento, che in alcune zone si sono trasformate in violente trombe d'aria, hanno avuto conseguenze per le serre e le attrezzature aziendali". 

"L'arrivo della pioggia – commenta la confederazione – era molto atteso, anche se non è certo sufficiente a mitigare i campi colpiti dallo stress idrico. Il problema è che i temporali violenti creano solo danni e non irrigano affatto le campagne". 

 

Basta misure tampone

"La variabilità del clima rende difficile prevedere la mole dei danni al comparto agroalimentare, ed è per questo che diviene ancor più importante monitorare e prevenire". Lo afferma il presidente della Confeuro, Rocco Tiso, sottolineando l'importanza di attivare meccanismi di aiuti immediati.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: assicurazioni cerealicoltura azienda agricola maltempo siccità

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