Ambiente e paesaggio culturale, nuove prospettive per l'agricoltura italiana

L'agricoltura svolge un importante ruolo di tutela dell'ambiente

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A cura della Dott. Agr. Paesaggista Barbara Invernizzi

 

Se vogliamo riassumere un processo storico della sensibilità ambientale nella legge italiana, nel concetto di ambiente inizialmente vennero identificati tre aspetti:

- l'ambiente come paesaggio;

- l'ambiente come difesa del suolo;

- l'ambiente come urbanistica.

Successivamente è stato considerato come composto da due parti, anziché tre, ovvero: l'assetto del territorio e la difesa del suolo, dell'aria e dell'acqua, andando così ad unire sotto la singola voce di assetto del territorio il paesaggio e l'urbanistica. Più recentemente, invece, l'ambiente viene considerato come entità unica, un bene giuridico composto da tutte le risorse naturali e culturali che interagiscono con l'uomo. La Corte Costituzionale, in linea con questa tendenza, sembra orientata a considerare l'ambiente secondo questa visione, come unitario, aggregando così in un unico elemento il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, l'ecologia e la salute. Unisce quindi le due norme che sono a fondamento della tutela dell'assetto del territorio e della difesa del suolo, dell'aria e dell'acqua, gli artt. 9 e 32 della Costituzione, in modo da formare una materia unica che è l'ambiente.

L'agricoltura viene così ad avere un ruolo fondamentale per l'entità definita Ambiente: protezione della natura, paesaggio e urbanistica, comprendendole tutte nel concetto di 'territorio', inteso come sintesi di cultura e natura, considerandone la dimensione storica, economica e sociale. In questo quadro le misure europee dettate dalla nuova concezione della pratica agricola, ossia tutti gli incentivi volti alla salvaguardia delle tecniche e delle varietà tradizionali, alla conservazione dei suoli ed alla produzione di energia da fonti rinnovabili e la conservazione dell'architettura rurale, permettono all'attività degli agricoltori di fungere da trait d'union tra la concezione urbanistica del Nuovo Codice del Paesaggio (D.Lgs 63/2008) e le norme di tutela della fauna e d egli ambienti naturali (D. Lgs n. 394/1991). 

Tale concezione permette di superare la dicotomia che dalla descrizione sopra esposta sembra insanabile e pone l'accento su un'attività produttiva, che si articoli secondo concetti di vera sostenibilità. Un'attività di salvaguardia ambientale che non sia economicamente utile, deve forzatamente basarsi su risorse pubbliche che sappiamo sempre più esigue, mentre riscoprendo un governo del territorio che sia volto al mantenimento, ma non escluda un ritorno economico sull'esempio delle esperienze nord europee, è possibile mantenere in vita anche ambiti naturali particolarmente delicati.

Nei paesi anglosassoni la disciplina che si interessa del verde urbano è conosciuta come urban forestry, (letteralmente: 'forestazione urbana'), quasi ad indicare come le aree verdi possano proporsi come oasi di ruralità entro gli ambiti urbani, con una sottolineatura della wilderness delle aree verdi inserite in un 'arido' edificato.

L'auspicabile diffusione del verde urbano, indicata anche da Agenda 21 e dalla Carta di Aalborg, è un elemento di grande importanza ai fini del miglioramento della qualità della vita nelle città. E' però necessaria una valutazione attenta di alcune delle caratteristiche, al fine di migliorarne la funzione e di favorirne le modalità di gestione, oltre che per consentire una razionale pianificazione degli interventi volti alla estensione delle aree verdi. Per questo sarebbe auspicabile che nel maggior numero possibile di Comuni (e non solo in quelli più illuminati o di maggiori dimensioni) al piano urbanistico comunale (PUC) fosse affiancato, funzionalmente, anche il Piano del verde urbano, un documento progettuale oggi poco utilizzato, la cui assenza produce un rilevante spreco di denaro pubblico e rende di fatto meno fruibile il verde per i cittadini. 

Il protocollo di Kyoto e le leggi europee sulla produzione di biomasse sono un'opportunità imperdibile per il rilancio delle attività agricole connesse alla selvicoltura ed allo sport e turismo.

Sul territorio italiano appare quanto mai rilevante l'azione dell'uomo nella formazione del paesaggio; nei tempi passati le attività agricole, nella loro strutturazione sociale, erano le principali artefici della connotazione paesaggistica, oggi i costruttori di verde devono essere particolarmente preparati e sensibili per fornire prodotti e servizi di qualità. Qualità che dovrà esprimersi sia negli spazi rurali che, soprattutto, in quelli urbani e peri urbani, dove il verde pubblico e privato giocano un ruolo primario sul paesaggio, l'ambiente, e la salubrità dell'aria, ovvero sul benessere sociale.

Le problematiche connesse con il moderno sviluppo ed il miglioramento delle qualità ambientali e del paesaggio possono andare di pari passo con il miglioramento delle attività economiche; le importanti funzioni espletate da un paesaggio di qualità, e qui mi riferisco a territori agricoli 'sani', e quindi produttivi, concorrono a realizzare un incremento dei valori immobiliari e un incremento delle attività connesse con il turismo, l'educazione ambientale e sociale, gli interventi sanitari.

Si ricordano, in sintesi, le importanti funzioni svolte da un'attività agricola sostenibile, dal punto di vista ambientale, economico e sociale:

- funzione ecologico-ambientale

- funzione sanitaria

- funzione protettiva

- funzione sociale e ricreativa

- funzione igienica 

- funzione culturale e didattica 

- funzione estetico-architettonica

Inoltre la gestione agricola in senso multifunzionale e per la fornitura di servizi, può consentire la formazione di professionalità specifiche e favorire la creazione di posti di lavoro.

Per questo è importante che gli sforzi siano concertati ed aderiscano di una linea comune che riconduca a ciò che l'insieme del paesaggio poteva esprimere nel momento in cui è stato forgiato.

Parlando di ambiti paesaggistici la prima preoccupazione è la ricostruzione del tessuto agrario; il territorio spesso è irrimediabilmente segnato da interventi successivi e da opere infrastrutturali che si adattano solo alla logica ingegneristica, anche le sistemazioni agrarie subiscono aggiornamenti dettati dalla meccanizzazione e dall'evolversi della proprietà terriera che modificano profondamente la partitura del paesaggio. Ricostruire, in questo caso, significa riportare alla luce, rendere leggibile una traccia che travalica e si sovrappone ai segni del tempo.

Da qui la necessità di piani coordinati, dal livello nazionale fino alla scala comunale, che definiscano gli scopi ed i metodi del recupero ed indichino chiaramente i ruoli degli operatori.

Troppo spesso, nelle forme di ambientalismo affermatisi alla fine del ventesimo secolo e che ancora non demordono nel nostro paese, la soluzione di protezione si è limitata all'abbandono ed alla creazione di aree naturali di ritorno che assai poco hanno di naturale se non la colonizzazione da parte di specie indesiderabili animali e vegetali. 

Spero che si arrivi a comprendere che riqualificare non significa solo strappare ad usi impropri, ma anche restaurare e condurre ad un uso appropriato.

Una scelta strategica discende dall'idea che  i comportamenti e le azioni della città di Roma riguardo le aree verdi, i terreni coltivati e quelli boschivi, estesi su una superficie di oltre 51 mila ettari, vadano necessariamente a ripercuotersi sull'intera organizzazione e gestione del territorio rurale del Lazio. 

In sintesi i principali fabbisogni di intervento di questa filiera sono rivolti a:

- razionalizzare alcune attività forestali, agricole e zootecniche per la produzione di materie prime d uso energico migliorando la loro efficienza energetica ed economica

- favorire l'utilizzo degli scarti delle lavorazioni agroalimentari e forestali

- migliorare la gestione sostenibile delle risorse forestali

- sviluppare adeguate competenze specialistiche attraverso l'assistenza tecnica e la formazione

- favorire una maggiore integrazione tra le diverse componenti della filiera;

Si è quindi ritenuto che le azioni di governo della campagna rurale non debbano più prescindere da quanto avviene all'interno del territorio urbano di Roma e dai cambiamenti del sistema economico e sociale dell'area metropolitana romana. Conseguentemente, la presenza della Capitale, come centro di produzione di beni e servizi, di cultura e di azioni di governo, non rappresenta più nel Psr semplicemente un 'vuoto' non rurale, ma viene considerata come un insieme di forze che si propagano influenzando i comportamenti di coloro che vivono e agiscono nel territorio circostante, fino ad estendersi a tutta la Regione ed anche più oltre.

La qualità deve essere perseguita con costanza in ogni attività umana e, in controtendenza alla peggiore tradizione italiana, sono proprio le opere pubbliche, ossia quelle che interessano patrimoni di notevole valore economico e culturale e quelle che coinvolgono aree vaste, a dover essere di esempio nell'impostazione e nella conduzione.

Un paesaggio di qualità è anche un ecosistema in buona salute, efficiente dal punto di vista delle potenzialità biologiche e positivamente influente sul rapporto carbonio/ossigeno che da Kyoto in poi, preoccupa o dovrebbe preoccupare i governi del mondo, ma ciò non può prescindere dalla produttività economica, anche di nicchia, che qualunque iniziativa deve preludere per essere intrapresa.

Fonte: Agronotizie

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