Da svantaggi a punti di forza

L'esperienza dell'azienda agricola "Le Campestre", che in provincia di Caserta ha sviluppato una zootecnia redditizia in area collinare grazie a multifunzionalità e antiche ricette

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Le Campestre vista dalla montagna sovrastante, mentre il gregge torna dal pascolo
Fonte foto: © Cajati per Le Campestre

Multifunzionalità, qualità, recupero e rispetto dei prodotti tradizionali, gusto per le nuove sfide lanciate dal mercato: sono questi gli elementi che fanno dell’azienda agricola “Le Campestre”, 14 ettari, un pratico esempio di come sia possibile sviluppare una zootecnia redditizia in un’area collinare sotto la vetta del Monte Maggiore, a Castel di Sasso, in provincia di Caserta, dove bisogna trasformare in vantaggi competitivi tutti i vincoli che la natura pone. A cominciare dalla pendenza del suolo: si va dai 300 ai 1000 metri sul livello del mare tra il cancello dell’azienda ed i pascoli più alti.

Manuel Lombardi, pastore di 40 anni, ricava dal latte delle sue 200 pecore, allevate allo stato brado, un formaggio anforato: il Cacio conciato romano, prodotto tradizionale riconosciuto dal Mipaaf e certificato Presidio Slow Food. Una ricetta antica, che affonda le radici nelle tradizioni pastorali del popolo campano, divenuta per l’azienda una vera e propria attrazione, riservata ad pubblico di raffinati intenditori. Un pubblico attirato anche dall'agriturismo e dalla fattoria didattica, resa possibile dal suggestivo paesaggio nel quale l'azienda è collocata.

“L’azienda non ha un solo indirizzo, perché l’intento è stato quello di coltivare e allevare tutto quanto si poteva valorizzare direttamente nel piatto e con la vendita diretta per la clientela dell’agriturismo" spiega Lombardi.

L’azienda si estende lungo una stretta valle che guarda verso il tratto terminale del Medio Volturno – sfruttando anche terreni in affitto e di proprietà pubblica per il pascolo - e vi hanno trovato posto 800 olivi di cultivar Caiazzana, le cui drupe sono buone sia per il consumo in salamoia che per il frantoio, un vigneto a Casavecchia, dal quale si ricava il vino necessario al consumo in azienda, ed un frutteto con le cultivar della tradizione campana.

“La particolarità del nostro formaggio è nella concia di stagionatura, ottenuta con olio extraverigine di oliva locale, timo serpillo, vino da uve di Casavecchia e peperoncino piccante, che consente di conservare il prodotto in anfore di terracotta fino a 24 mesi, quando può spuntare un prezzo da 90 euro al kg – spiega Lombardi, che aggiunge - e già dopo soli 6 mesi il Cacio conciato viene venduto in azienda a 55 euro”.

I gourmet prenotano 23 mesi prima il formaggio da 24 mesi, con la formula dell’adozione a distanza: “Ogni mese via e-mail inviamo la foto del formaggio, così che il cliente possa avere contezza dello stato del formaggio e dell’andamento della stagionatura" riporta Lombardi.

“Coltiviamo mela cotogna, mela annurca e pera volpina – aggiunge Lombardi, che sottolinea – sin da quando i miei genitori si resero conto che il formaggio prodotto con la ricetta tramandata dalla nonna poteva avere successo, in azienda non abbiamo mai più smesso di proporre i sapori antichi, tanto è vero che uno degli ultimi passi lo abbiamo fatto avviando anche l’allevamento del maiale ‘pelatello’ il tipo genetico autoctono del casertano”.

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