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Frumento tenero, l'Italia dipende ancora dall'estero

L'Italia è stretta tra calo produttivo, lotta al fusarium, miglioramento genetico ed innovazione del settore

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Il frumento tenero è tra i principali cereali al mondo
Fonte foto: © Hans - Pixabay

Il frumento tenero è, dopo il mais, il cereale più diffuso al mondo. Nel 2015-2016 il volume complessivo è stato di 736 milioni di tonnellate, di cui il 5,4% di frumento duro, mentre nel 2016-2017 è stato di 753 milioni di tonnellate, di cui il 5,3% di frumento duro (Fonte dati SC Confagricoltura su dati Fao e Icg, 2016). Per la stagione 2017-2018 si prevede una produzione mondiale di quasi 736 milioni di tonnellate, con un calo quindi di circa il 2,3% rispetto alla stagione precedente.

Questa contrazione produttiva potrebbe determinare effetti negativi sui prezzi, già messi a dura prova dalle vicende geopolitiche ancora in via di soluzione. La Cina, con circa 130 milioni di tonnellate, è il principale produttore al mondo (Dati Fao 2015), seguita dall'India con 90 milioni, dalla Russia con 61 milioni, dagli Stati Uniti con 56 milioni e dalla Francia con 43 milioni. L'Italia ha prodotto 3,5 milioni di tonnellate nel 2015 mentre nel 2016 sono state circa 4 milioni. 

Al di là del dato eccezionale del 2016, sia per quantità che per qualità, il trend in Italia del frumento tenero è negativo. Basti pensare che nei primi anni 70 la produzione era compresa tra 7 e 9 milioni di tonnellate. La causa principale è riconducibile soprattutto alla riduzione delle superfici coltivate, che sono passate dai 3 milioni di ettari degli anni 60 agli 0,6 milioni di ettari degli ultimi anni. Questa perdita è stata solo parzialmente compensata dalla decisa crescita dei rendimenti unitari ad ettaro, che, nello stesso periodo, sono passati da 2,6 t/ha al record storico di 5,5 t/ha. 
 

FRUMENTO TENERO

 
 

Combattiamo il Fusarium

Come in tutte le produzioni agricole non dobbiamo dimenticare l'aspetto sanitario. Negli anni sono cresciute le problematiche legate alle malattie, funginee in primis, che in qualche modo ne limitano la produttività. Il sistema ha iniziato una cruenta battaglia contro queste avversità, tra cui spicca la Fusariosi della spiga causata da Fusarium spp.
La malattia, se molto diffusa, può provocare perdite consistenti di produzione per la mancata formazione della granella o per il ridotto peso della stessa. La granella risulta striminzita, slavata.

"La difesa dalla Fusariosi della spiga nel frumento - spiega Massimo Blandino, dell'Università di Torino - va gestita necessariamente con un approccio integrato, al fine di costruire percorsi agronomici che complessivamente contribuiscano a minimizzare il rischio d'insorgenza della malattia e quindi l'accumulo di contaminanti nella granella. Tra gli strumenti di contenimento che possiamo sfruttare ci sono: gestione dei residui colturali con le lavorazioni del terreno, rotazione colturale, scelta varietale e applicazione di fungicidi in fioritura. Sebbene la loro efficacia risulti variabile in funzione della pressione della malattia e delle condizioni metereologiche. Il tutto anche per minimizzare il rischio di contaminazione da deossinivalenolo (Don)".

 
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Le fusariosi sono una delle principali avversità del frumento
(Fonte foto: © Amjorsfeldt - Morguefile) 
 

Occhio alle micotossine

Oltre alla ridotta produttività e alla minore redditività dell'agricoltore la Fusariosi della spiga porta a problematiche legate alla salute dell'uomo, a seguito della contaminazione della granella da micotossine (in particolare da Don-deossinivalenolo).

"Con il termine micotossine - prosegue Blandino - si intendono delle sostanze chimiche prodotte a seguito del metabolismo secondario di alcune specie fungine, che possono svilupparsi sulle colture in campo o sulle derrate agricole conservate. Queste sostanze hanno un'azione tossica confermata sull'uomo e sugli animali allevati. I danni conseguenti all'assimilazione di micotossine con la dieta sono dette micotossicosi. E' infrequente avere forme acute ma è possibile avere forme croniche, grazie ad un'esposizione prolungata degli organismi all'assimilazione di questi contaminanti". 
 
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Nel 2017-2018 si prevedono quasi 736 milioni di tonnellate di frumento tenero
(Fonte foto: © Hotblack - Morguefile)
 

Fusariosi, al top coi frumenti tolleranti

Per combattere queste problematiche è necessario quindi contrastare il problema fin dalla radice, e cioè già in campo. Oggi la ricerca ci può aiutare attraverso l'uso di varietà resistenti alla fusariosi, anche se una sua completa resistenza genetica al Fusarium spp. non esiste. Infatti la fusariosi è causata dall’infezione di oltre 20 differenti specie, fra cui Fusarium gramineaum e F. culmorum. L’infezione comincia a inizio fioritura ed il principale veicolo d'inoculo è la pioggia.

Syngenta è molto vigile sul fronte varietale. "Tutte le nostre varietà presenti a catalogo - spiega Dario Manuello, Field crop expert per cereali e riso di Syngenta Italia - hanno una base genetica che da una discreta tolleranza al Fusarium. Tra tutte, però, ve ne sono alcune che spiccano più delle altre, grazie alla loro ottima tolleranza a questa avversità. Tra le principali proposte abbiamo: Illico®, SY Moisson, Ades e Annibale. Tutte e quattro inoltre hanno buona tolleranza a Septoriosi e Ruggine. Per il futuro c'è anche Lancillotto, una recente novità. Se si vuole avere la certezza di ottenere un buon raccolto sia in termini quantitativi che qualitativi non si può prescindere dalla copertura con fungicidi specifici, soprattutto in fioritura e in presenza di piogge infettanti".
 
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Nel frumento è sempre più importante l'innovazione varietale
(Fonte foto: © Slavor-Pancevac - Fotolia)
 

L'Italia dipende dall'estero

Nonostante la marcata crescita delle rese, la produzione di frumento tenero nazionale non è sufficiente a coprire le esigenze quantitative dei molini italiani. Per questo motivo l’industria molitoria italiana ha sviluppato una forte dipendenza dall'estero. I principali paesi da cui ci riforniamo sono: Francia, Germania, Austria e Ungheria, Stati Uniti e Canada.

Non dimentichiamo che esistono altri fattori che incidono negativamente sulla competitività della produzione nazionale rispetto alla produzione estera. Ricordiamone alcuni: frammentazione dell’offerta, un sistema logistico inadeguato, un'insufficiente politica di stoccaggio.
Anche l'aspetto qualitativo in alcuni casi incide, in particolare nella produzione di frumenti teneri di forza, destinati essenzialmente alla produzione di prodotti ad alta lievitazione o all'utilizzazione in miscela con altre tipologie di frumento tenero.

"Un frumento di qualità oggi - prosegue Blandino - è soprattutto una produzione che risponde alle richieste della filiera produttiva, quindi ha un alto valore d'uso in funzione dell'utilizzo a cui è destinato. La qualità tecnologica è quindi misurata in funzione del raggiungimento degli obiettivi qualitativi (contenuto proteico, indici reologici, proprietà dell'amido...) e che possono quindi essere diversi per i processi di trasformazione. La qualità sanitaria invece è un pre-requisito e quindi è necessario ridurre nei diversi contesti la probabilità di incorrere in valori di contaminanti (micotossine, metalli pesanti) che ne penalizzino l'impiego in filiera".

"Sempre di più oggi la qualità anche per le produzioni cerealicole è fatta soprattutto in campo - 
conclude Blandino -, con l'adozione delle più opportune delle scelte agronomiche (scelta varietale, concimazione, difesa, eccetera) per seguire percorsi agronomici che mirano al raggiungimento non solo degli obiettivi produttivi ma anche e soprattutto di quelli qualitativi".
 

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