Emilia Romagna, la vespa samurai avanza contro la cimice asiatica

Il Consorzio fitosanitario di Modena anticipa i risultati dell'indagine agroecosistemica su tutto il territorio regionale: la mortalità delle uova di cimice asiatica è stata del 50%. Il 23% delle uova è stato parassitizzato

Barbara Righini di Barbara Righini

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Il programma di lotta biologica contro H. halys sta dando i suoi frutti (Foto di archivio)
Fonte foto: © saccobent - Adobe Stock

Trissolcus japonicus, meglio conosciuto con il nome volgare di vespa samurai, insetto alieno proveniente dall'estremo Oriente, si sta facendo avanti in Emilia Romagna.

Il programma di lotta biologica contro H. halys, la cimice asiatica, sta dando i suoi frutti anche se Luca Casoli, direttore dei Consorzi fitosanitari di Modena e di Reggio Emilia, ha ancora qualche remora a usare la parola "insediato""Si sta diffondendo", ha detto commentando i dati di un'indagine agroambientale approfondita, portata avanti su tutto il territorio dell'Emilia Romagna a seguito proprio dei lanci dell'estate 2020 che hanno coinvolto trecento punti di rilascio.

La regione è stata quella che, nel 2019, ha subito i maggiori danni alle colture da parte della temuta cimice asiatica. Secondo gli ultimi dati si tratta di una cifra che ha sfiorato, solo in Emilia Romagna, i 300 milioni di euro. Proprio questa è la motivazione che ha portato la regione ad essere quella che ha allevato il maggior numero di esemplari di vespa samurai, nel 2020.
 
Il programma di lotta biologica, autorizzato con una lunga e gravosa procedura burocratica da Mipaaf e ministero dell'Ambiente per l'anno 2020, prevedeva una fase di controllo pre e post-rilascio, omogenea per tutte le regioni coinvolte, sostanzialmente tutte quelle del Nord, ma l'Emilia Romagna è andata oltre il protocollo. I dati che Casoli ha anticipato sono il risultato di indagini su parassitoidi oofagi della cimice asiatica realizzate con il contributo finanziario del Servizio fitosanitario regionale ed attraverso un progetto Psr coordinato dal Crpv, a cui hanno partecipato diverse strutture, fra cui il Consorzio fitosanitario di Modena e le Università di Modena e Reggio Emilia e di Bologna.

Già nel 2019, quando si stava preparando la documentazione necessaria a richiedere le autorizzazioni ai lanci, il Crea di Firenze aveva coordinato un'indagine su tutto il Nord Italia per verificare come il territorio stesse rispondendo all'invasione di H. halys. Nel 2020 il lavoro è proseguito, anche al fine di verificare se i lanci della vespa samurai fossero andati a buon fine e, nel contempo, come l'agroecosistema stesse reagendo.
 
Nell'agosto 2020 sono state raccolte oltre 1.700 ovature di cimice (Pentatomidi e Coreidi) che corrispondono circa a 50mila uova. La raccolta ha coinvolto 169 siti, con caratteristiche ecologiche diverse tra loro. Di questi, un centinaio sono stati interessati dal lancio di T. japonicus, nei restanti non sono stati eseguiti rilasci di vespa samurai. Lo scopo era verificare quante di queste ovature fossero state parassitizzate e da chi.

Cartina Emilia Romagna: punti di campionamento delle ovature
Cartina Emilia Romagna: punti di campionamento delle ovature
(Fonte foto: Consorzio fitosanitario di Modena)
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Delle oltre 1.700, circa il 90% sono ovature di cimice asiatica, le restanti appartengono ad altre specie di cimici. La buona notizia per gli agricoltori è che la mortalità constatata delle uova di cimice asiatica ha raggiunto circa il 50%.
Il 23% circa delle uova raccolte è stato parassitizzato, ciò significa che qualcuno, un antagonista naturale, ha deposto il proprio uovo all'interno di quello di H. halys. Chi? E come è andata rispetto al 2019, dopo i lanci di vespa samurai portati avanti proprio con lo scopo di dar supporto agli alleati nella lotta contro la cimice? "Il sistema sta reagendo" ha detto Luca Casoli. "Questa mortalità, sebbene non ancora sufficiente a contrastare a pieno delle popolazioni di H. halys, è comunque di un certo rilievo e, in particolare, è interessante notare come la percentuale di uova parassitizzate sia ben più elevata rispetto a quella rilevata nei primi anni di insediamento di H. halys. Nel 2019 la percentuale era attorno al 21% ma si ricorda che, dai rilievi eseguiti in provincia di Modena già i primi anni di invasione della cimice asiatica, sebbene le indagini fossero decisamente limitate rispetto a quelle del 2019 e 2020, venne rilevata una percentuale che si aggirava attorno al 2-3%. Possiamo quindi affermare che negli ultimi due anni la risposta dell'ambiente verso il raggiungimento di un equilibrio delle popolazioni ha fatto un notevole balzo in avanti". Ciò non è ancora sufficiente a mettere al riparo le colture ma qualcosa si muove, gli agricoltori probabilmente dovranno stringere i denti ancora un po' ma il sistema dà segnali positivi.

I dati raccolti indicano anche chi siano gli antagonisti che stanno ostacolando H. halys: Trissolcus japonicus, la vespa samurai protagonista del programma di lotta biologica, al momento fornisce un contributo di poco superiore all'1% nelle aree ove è stato effettuato il lancio mentre è inferiore nelle altre aree di indagine. Può sembrare poco ma, rispetto al 2019 l'avanzata è evidente: infatti nel 2019 la vespa samurai era stata trovata, in Emilia Romagna, solo in un sito, a Campogalliano (Mo). "Il rinvenimento in alcuni siti di rilascio - ha commentato Casoli - rappresenta un incoraggiante segnale del buon esito dell'introduzione di T. japonicus. Nel 2020 T. japonicus è stato ritrovato in quindici diversi siti, fra quelli campionati, sia di lancio sia esclusi dai rilasci, in provincia di Modena, Ravenna e Piacenza. Ciò potrebbe indicare che la specie si stia diffondendo, probabilmente anche in maniera naturale".

Chi ancora dà il contributo maggiore alla parassitizzazione è il nostrano Anastatus bifasciatus per il quale si ritiene, in base a quanto noto nella bibliografia internazionale, che probabilmente abbia già raggiunto una percentuale di parassitizzazione stabile intorno al 10%. Ci si può quindi attendere d'ora in avanti un incremento degli esotici T. japonicus e T. mitsukurii. I due antagonisti provenienti dall'estremo Oriente, come noto, hanno maggior specializzazione verso le ovature di cimice asiatica, una maggior efficienza di parassitizzazione e, ancora, un ciclo biologico più rapido. Il loro potenziale di fitness è quindi superiore rispetto ad A. bifasciatus.
 
Da sottolineare, per coloro che siano preoccupati rispetto ai lanci di un insetto esotico in chiave di lotta biologica nei nostri ecostistemi, che la percentuale di contributo di A. bifasciatus è sostanzialmente identica nei siti di rilascio della vespa samurai e in quelli fuori dai siti di rilascio. La vespa samurai non infastidisce quindi l'insetto nostrano, anzi, sembrano lavorare assieme in un'unica direzione.

E paiono andare nella stessa direzione rassicurante i dati che riguardano la parassitizzazione di uova non target da parte di T. japonicus. Si sa infatti che un potenziale difetto della vespina sta nel non essere specifica, non depone cioè le sue uova solo dentro quelle di H. halys, ma può scegliere anche quelle di altre cimici. I campionamenti però dicono che, su 1.744 ovature raccolte in tutta la regione, solo in un caso sono state parassitizzate uova off-target. È stato trovato un esemplare di vespa samurai su uova di Nezara viridula, un'altra cimice che i coltivatori ben conoscono per i notevoli danni arrecati a più colture.

Fra i dati da tener presente troviamo l'1% circa di uova di cimice asiatica parassitizzate da Acroclisoides sinicus, un iperparassitoide. Quest'insetto, quindi, depone in uova già occupate da altri, può essere la vespa samurai o il nostrano A. bifasciatus. Il dato potrebbe essere letto in due modi: da un lato potrebbe rappresentare un ostacolo all'ulteriore diffondersi della vespa samurai ma, dall'altro, dovrebbe essere di conforto a chi teme il dilagare della vespa samurai in maniera incontrollata. A. sinicus potrebbe fungere da limitatore naturale.

C'è un altro attore che va tenuto presente, un parente molto stretto di T. japonicus: un'altra vespa samurai, T. mitsukurii. Agisce come T. japonicus e non è stata rilasciata, è arrivata sul territorio dell'Emilia Romagna spontaneamente così come in altri territori del Nord Italia. T. mitsukurii è avanzata spontaneamente anche nel 2020 contribuendo con oltre il 5% alla parassitizzazione di uova di cimice asiatica. L'andamento conferma il fatto che T. mitsukurii è insediata in Emilia Romagna.

Cartina Emilia Romagna: Diffusione di T. mitsukurii
La cartina mostra la diffusione di T. mitsukurii. I punti neri indicano dove sia stato ritrovata, gli aloni rossi indicano dove siano state ritrovate ovature. Più l'alone rosso è intenso, più ovature sono state ritrovate
(Fonte foto: Consorzio fitosanitario di Modena)
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I dati, come si è detto, riguardano la sola Emilia Romagna ma sono da ritenersi comunque significativi considerati i numeri dell'indagine. I lanci di T. japonicus si sono realizzati anche in altre regioni, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e le province autonome di Trento e Bolzano principalmente.
Quanto riscontrato sull'effetto dei lanci anche dalle altre regioni autorizzate al rilascio è stato trasmesso al Crea di Firenze a supporto delle valutazioni per l'eventuale rinnovo dell'autorizzazione alla prosecuzione del programma di lotta biologica nel 2021, per il quale si attende il parere dal ministero dell'Ambiente e dal Mipaaf.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: difesa cimice asiatica vespa samurai

Temi caldi: Emergenza cimice asiatica

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