Sin da quando frequentavo i banchi di scuola, ho imparato che i concimi erano quei prodotti che apportavano elementi utili alla nutrizione delle piante.
Ma negli ultimi anni sta succedendo una cosa molto strana… si sta assistendo al proliferare di concimi a base di rame che… vengono tranquillamente impiegati nella “fertilizzazione della vite” a seguito di piogge infettanti che potrebbero portare all’insorgenza della Peronospora.
Visto che l’esperienza mi ha insegnato che “le cose non capitano mai a caso” ho cercato innanzi tutto di capire il perché di questo strano fenomeno.
Le sette giustificazioni le ho raccolte nella tabella che segue dove ho messo a confronto i diversi “iter” a cui è sottoposto lo stesso identico prodotto a base di rame se venduto come agrofarmaco o come fertilizzante.
 
Ecco la mia elaborazione:
Tabella rame come agrofarmaco e rame come fertilizzante
Clicca sulla tabella per ingrandirla

In pratica per evitare una serie di costi, adempimenti fiscali, adempimenti normativi e amministrativi… meglio dire che stai fertilizzando piuttosto che ammettere che stai facendo un trattamento fitosanitario.
 
Ma è legale?
A quanto pare sì…
La normativa sui fertilizzanti regola chiaramente la produzione e la vendita di questi prodotti; tant’è che il Registro dei fertilizzanti tenuto presso il Sian, ministero delle Politiche agricole, riporta tre fertilizzanti a base di rame per l’utilizzo “convenzionale” (anche se dal 1 gennaio 2014 non esiste più l’agricoltura convenzionale, sostituita dall’agricoltura integrata e integrata avanzata) e la bellezza di 295 fertilizzanti a base di rame utilizzabili in agricoltura biologica.

Rame: tabella uso biologico e convenzionale

Un bel numero di concimi a base di rame utilizzabili, di gran lunga superiore al numero di agrofarmaci regolarmente registrati per la difesa delle colture (227).
 


Tutto bene?

Come dice Shade in una sua recente canzone… bene ma non benissimo!
Da una parte abbiamo i fabbricanti di fertilizzanti che sono legittimati a produrre fertilizzanti a base di rame senza alcuna specifica autorizzazione a patto che registrino il prodotto nel registro Sian e che propongano un’etichetta “formalmente corretta”.
In tutta la fase commerciale c’è molto interesse a risparmiare il 6% di Iva (pagando il 4% come fertilizzante anziché il 10% come agrofarmaco).
Abbiamo poi gli agricoltori che sono legittimati ad utilizzare il fertilizzante come ritengono più opportuno, anche in agricoltura biologica, senza vincoli di quantità, senza dover disporre del “patentino”, senza dover rispettare tempi di carenza o vincoli di etichetta e senza dovere rispettare vincoli imposti dalle autorità territoriali.
E in caso di controlli, incredibilmente, tutto potrebbe essere regolare… a patto che si dimostri una reale carenza di rame dove è stato impiegato il prodotto.
 

Il rame come fertilizzante

Interessanti gli studi disponibili sulla presenza di metalli pesanti nel suolo (sì, perché il rame è un metallo pesante…).
Prendiamo, ad esempio quello del “Centro tematico nazionale territorio e suolo“. Lo troviamo qui.
http://ctntes.arpa.piemonte.it/Indicatori/Qualita_contenuto_metalli.htm
Relativamente al rame cita:
 
Contenuto in rame (Cu) totale
La concentrazione di rame nel suolo, riportata in tabella 12.6, è funzione delle caratteristiche dei materiali originari e dell’utilizzo di sostanze contenenti metalli pesanti utilizzate per la difesa antiparassitaria o per la fertilizzazione (…omissis…). Le concentrazioni più elevate di rame sono caratteristiche di molti suoli utilizzati per la viticoltura
”.
 
Incredibile! Possibile che la vite sia così “ghiotta” di rame?
In realtà relativamente a questo elemento, in bibliografia non esistono particolari evidenze di carenze e, al massimo, si consiglia di “reintegrare le perdite” che, come ci dice Mario Fregoni, non superano i 60 grammi per ettaro. Si, 60 grammi. Non decine di kilogrammi!


E’ quindi palese che il “rame fertilizzante” viene usato in campagna solo ed esclusivamente come “rame fungicida”.
 

Che senso ha…

I risvolti di questa vicenda (ovviamente tutta italiana) sono veramente controversi.
Se da una parte si fa di tutto per normare e garantire la filiera produttiva e la salute del consumatore con regole sempre più rigide nella difesa (sto pensando alla revisione europea delle sostanze attive, al Pan, al Reach, al Clp) e i controlli sempre più pressanti (da parte di Ausl, Nas, Repressione Frodi intente a controllare Quaderni di campagna, presenza cdi etichette Clp, disponibilità delle schede di sicurezza e pieno rispetto delle etichette degli agrofarmaci), allo stesso tempo il legislatore permette l’uso libero di questi prodotti se “spacciati per fertilizzanti”.
Non vorrei che per colpa di qualche sprovveduto commerciante e qualche miope legislatore arrivasse qualche servizio di “Report”, “Presa diretta”, “Striscia la Notizia” o “Le Iene” a smontare un sistema agricolo ricco di eccellenze agroalimentari che, per risparmiare il 6% di Iva e non essere soggetto a controlli, usa prodotti illegali per la difesa delle colture. Anche nel biologico. A buona pace dell’impegno profuso negli ultimi 30 anni di difesa integrata delle colture e nella professionalizzazione degli imprenditori agricoli.

A meno che, qualche “illuminato ricercatore”, sia in grado di dimostrare che la Peronospora (o altre malattie fungine) provochino nella pianta un’improvvisa carenza di rame che deve essere reintegrata con immediate concimazioni fogliari…


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