Limiti inadeguati, allarmismi gratuiti

Prosegue l'adozione dei limiti di legge per le acque potabili quale criterio di valutazione per quelle superficiali. Urge porre rimedio a tale anomalia metodologica

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Le acque superficiali non sono quelle di falda e richiedono limiti differenti per gli agrofarmaci
Fonte foto: © Naj - Fotolia

A volte si superano i limiti, ma sono quelli sbagliati. Per lo meno, sono limiti che valgono in uno scenario, ma non valgono in quello sul quale si stanno operando le proprie valutazioni in tema di sicurezza sanitaria e ambientale.

Quando si parli di agrofarmaci, per esempio, capita sovente di veder utilizzare il limite di legge per le acque potabili quale standard di riferimento per quelle superficiali, ovvero laghi e fiumi. Un errore marchiano. Un po' come applicare i postulati della geometria euclidea, adatta alle misurazioni degli spazi in ambiente terrestre, per misurare distanze di competenza dell'astronomia, basate invece su geometrie non euclidee. Sempre geometrie sono, ma inadatte alla sostituzione reciproca. Ciò che vale sulla Terra, infatti, non è detto valga nello spazio siderale. Per lo stesso motivo, ciò che vale per le acque potabili non vale e non dovrebbe esser fatto valere per quelle superficiali.

Nonostante ciò, si assiste spesso a tale confusione di acque, vedendo giudicare la qualità di un'acqua superficiale in funzione del rispetto o meno del limite valido per quella potabile. L'ultima testimonianza della serie proviene da Ferrara. Secondo un comunicato stampa diffuso dalla locale Cia, infatti, le analisi dell'Arpae (Agenzia regionale prevenzione, ambiente ed energia) avrebbero riscontrato presenze di glifosate e di ampa, suo metabolita, al di sopra del limite di legge di 0,1 µg/L. Peccato che le analisi siano presentate dal comunicato come relative alle acque superficiali, mentre il suddetto limite valga, come detto, solo in tema di acque potabili.

Per giunta, come si è già avuto modo di spiegare a più riprese, tale limite è stato fissato per via puramente normativa, non tossicologica. Tanto è vero che tale soglia è stata affibbiata a tutte le molecole indipendentemente dai rispettivi parametri tossicologici. Ben diverso l'approccio adottato dai Paesi anglosassoni extra-europei, come Usa, Canada o Australia, ove i limiti vengono invece fissati partendo dalla tossicologia. Ciò fa sì che per glifosate vi siano negli Usa limiti superiori fino a 7.000 volte quello europeo e italiano, ovvero 700 µg/L. Applicando le formule contenute nelle  linee guida australiane, invece, il cadusafos avrebbe un limite di soli 0,03 µg/L, cioè pari a un terzo del limite europeo. A dimostrazione che l'approccio normativo può anche riservare sorprese quando litighi con quello tossicologico.

Non paghi di applicare alle acque potabili un limite che nulla ha a che vedere con il rischio tossicologico ed ecotossicologico reale, tale valore viene spesso utilizzato perfino in sostituzione dei cosiddetti Criteri di qualità (QA: Quality Criteria), ovvero quelli da applicarsi alle acque superficiali. I diversi QA, uno per molecola, dovrebbero essere infatti calcolati in funzione del dato tossicologico peggiore rilevato sugli organismi acquatici, ad esempio dividendo per dieci le concentrazioni che non hanno causato alcun effetto, oppure per 100 quelle relative alla tossicità acuta. Un lavoro "interessante" che implica una ricerca bibliografica corposa di dati tossicologici relativi all'ambiente acquatico, seguita poi dal debito calcolo dei singoli QA, appunto molecola per molecola. Lavoraccio.

Invece, in assenza di un QA viene sovente adottato "pilatescamente" lo 0,1 µg/L delle acque potabili. Così facendo, però, si applica alle acque superficiali un criterio di valutazione già di per sé anacronistico e fallace per le acque per le quali era stato ideato. Un errore nell'errore.

Stando sempre al comunicato Cia, la campagna di monitoraggio dell'Arpae di Ferrara è ancora in corso e servirà almeno un anno per avere dati finali e non solo anticipazioni. Quindi si attende ansiosamente di sapere quali valori saranno mai stati riscontrati nelle acque e di quanto essi siano superiori al suddetto limite "euclideo".

Nel frattempo, Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, sottolinea come "Negli ultimi mesi sia a livello regionale che nazionale si stanno facendo grandi passi avanti per la salvaguardia dell’ambiente e delle persone da potenziali rischi per la salute causati dal glifosate, seguendo quello che è il giusto principio di prevenzione".

E la domanda a questo punto diviene: chi adotterà il giusto principio di precauzione a difesa dell'agrochimica? Perché proseguire in tale corsa al massacro non gioverà sicuramente né all'ambiente, né alla salute, mentre penalizzerà ulteriormente un comparto, quello dei produttori agricoli, il quale di tutto ha bisogno tranne che gli vengano sottratte ulteriori armi. Specie se inutilmente.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agrofarmaci acqua glifosate

Temi caldi: Glifosate

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