Le mele del domani in anteprima allo Iasma

Presentati al Cda dell'Istituto Agrario i risultati dell'attività di miglioramento genetico

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Iasma, la degustazione delle nuove mele

Riflettori puntanti sulle mele più promettenti. Oggi 27 gennaio i consiglieri di amministrazione dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige hanno avuto modo di valutare lo stato di avanzamento del progetto di miglioramento genetico del melo, visionando e degustando le migliori selezioni.

Sono stati esposti e presentati circa 40 campioni di mele, selezionati nei diversi anni di attività da circa 30.000 piante originate da incrocio e quindi geneticamente diverse una dall'altra, costituite a partire dal 1999. Su alcune di queste selezioni le aspettative sono molto forti in quanto già apprezzate dal mondo vivaistico frutticolo e pronte per ulteriori test agronomici per valutarne la produttività e l'adattabilità ai diversi ambienti frutticoli trentini.

Il progetto dispone di ulteriori 40.000 semenzali, più giovani rispetto ai precedenti, che andranno in produzione e saranno quindi selezionati nei prossimi anni. Frutti che non hanno ancora un nome, ma un codice che identifica l'anno di incrocio, i 'genitori' (ad esempio, Royal Gala x Pinova) e la pianta selezionata. Si tratta di mele ottenute con tecniche di incrocio naturali come l'impollinazione manuale incrociando varietà diverse scelte con accuratezza e con lo scopo di riunire nei discendenti le migliori caratteristiche dei genitori o di esaltarle (precocità, succosità, consistenza della polpa, shelf life, resistenza a malattie e parassiti, adattabilità alle varie condizioni di coltivazione, conservabilità). Questo è il miglioramento genetico classico, un'operazione che richiede un lavoro molto paziente e che richiede anni di lavoro.

"Tuttavia - puntualizza il dirigente del Centro ricerca e innovazione, Roberto Viola - il recente sequenziamento del genoma sta già consentendo di velocizzare questi tempi accelerando le fasi di valutazione oltre a introdurre interventi più mirati e precisi e costituendo le basi per i miglioramento genetico assistito".

"L'attività di miglioramento genetico - spiega il responsabile del programma presso il Centro ricerca e innovazione, Pierluigi Magnago - è stata strutturata in modo ciclico. Ogni anno vengono effettuati nuovi incroci e sono poste a dimora circa 5-7.000 nuove piantine nate da seme e contemporaneamente ne vengono estirpate 5-7.000 per le quali in circa 7-8 anni si conclude la fase di valutazione con l'individuazione e la moltiplicazione dei fenotipi più promettenti".

I materiali scaturiti da questa prima fase accedono ad un altro livello di valutazione, dove sono poste a dimora più piante per ogni accessione d'interesse per analisi più approfondite dei diversi caratteri vegeto-produttivi e pomologici. Circa 240 sono le selezioni della Fondazione Edmund Mach in questo livello, 40 delle quali sono state poste in visione. Dopo diversi anni di valutazione da questa seconda fase dovrebbero emergere i materiali con le migliori potenzialità per essere proposti per una sperimentazione più estesa, con analisi di validità commerciale e di gradimento da parte dei consumatori. Solo a conclusione di questo lungo iter di valutazione sarà possibile stabilire se il nuovo materiale è migliorativo rispetto alle varietà attualmente coltivate.

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