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Agricoltura 4.0, ci sono le competenze giuste?

Le competenze tecnologiche necessarie per fare agricoltura 4.0 sono sempre maggiori. I nostri operatori sono preparati? E il sistema scolastico ha percorsi di formazione adatti? Abbiamo provato a fare il punto

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il comparto legato all'agricoltura 4.0 è in forte espansione
Fonte foto: Osservatorio Smart AgriFood

Il modo di fare agricoltura sta cambiando molto velocemente. Se fino a pochi anni fa le tecnologie utilizzate in campo si limitavano a trattori, agrofarmaci e fertilizzanti, oggi la realtà è molto più complessa. Nelle aziende agricole più evolute si fa ricorso a piattaforme digitali per la gestione dell'impresa. Si sfruttano sensori in campo, Dss (Decision support system) e attrezzature a rateo variabile per la semina o la concimazione. Si fa analisi dei big data per ottimizzare le produzioni e si sfrutta la tecnologia blockchain per garantire la tracciabilità dei prodotti agroalimentari.

Tecnologie in divenire, che saranno sempre più presenti in campo. Ma la domanda è: ci sono le competenze in Italia per sviluppare nuovi prodotti e per sfruttarne le potenzialità in campo? Secondo l'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e Università degli studi di Brescia il settore dell'agricoltura 4.0 è enorme e potrebbe dare lavoro a migliaia di giovani, purché abbiano le competenze adatte.

Basta dare uno sguardo all'infografica che riportiamo a fine articolo per averne un'idea. Il valore di mercato attuale dell'agricoltura 4.0 è di 100 milioni di euro, ma è destinato a esplodere nei prossimi anni visto che solo l'1% della Sau nazionale è gestita con tecnologie innovative (e il governo vorrebbe arrivare al 10% nel 2021). Le soluzioni disponibili vanno dall'irrigazione di precisione alla guida autonoma dei trattori, passando per la robotica e lo sviluppo di nuovi prodotti per la difesa.
 

Sviluppo di nuovi prodotti: l'Italia c'è

Fare una valutazione sul livello di preparazione del sistema Italia relativamente all'agricoltura 4.0 non è semplice, principalmente perché le competenze necessarie spaziano dall'Information technology, alla meccatronica, passando per le biotecnologie e il Gis (Geographic information systems). In secondo luogo perché i soggetti coinvolti nel settore primario sono molti: gli agricoltori ovviamente, ma anche i consulenti, i contoterzisti, i rivenditori, i concessionari, le aziende e le startup.

A livello di sviluppo di nuovi prodotti il sistema Italia si piazza bene. Nel campo della meccanizzazione ad esempio le nostre imprese, pressate anche dalla competizione globale, hanno sviluppato soluzioni tecnologiche all'avanguardia. Le associazioni di categoria lamentano la mancanza di figure professionali ibride, come gli esperti in meccatronica, ma il sistema dell'Istruzione si sta allineando alle richieste del mercato del lavoro.

Le università del paese sfornano professionisti preparati in materie scientifiche che trovano lavoro con facilità, anche se spesso finiscono all'estero. Mentre c'è una carenza di figure professionali qualificate. Guardando ai giovani che vogliono buttarsi nell'avventura di una startup i dati sono confortanti. Secondo l'Osservatorio Smart AgriFood sono 481 le startup operanti nel settore agroalimentare a livello globale, di cui 44 in Italia. Il problema non è dunque la voglia di fare, semmai le possibilità che il sistema paese offre.

Come livello di capacità innovativa l'Italia si piazza bene, ma quando poi le innovazioni devono essere implementate in campo day by day le nostre aziende hanno gli strumenti per farlo?
 

La difficoltà di fare agricoltura 4.0

Da ormai qualche anno gli agronomi che escono dalla maggior parte delle facoltà di Agraria del paese hanno delle competenze legate al precision farming, soprattutto in certi settori, come il vitivinicolo. Quando il ventaglio si amplia e si inizia a parlare di agricoltura 4.0, robotica, analisi dei big data e blockchain le competenze scricchiolano. Il motivo è che si tratta di settori nuovi, in perenne divenire, spesso distanti dal mondo dell'agricoltura (basti pensare che la blockchain ha trovato il suo primo utilizzo con i Bitcoin).

Anche negli istituti tecnici e professionali accanto ad estimo e produzioni animali hanno iniziato a farsi strada lezioni sull'uso delle nuove tecnologie, anche se c'è ancora molta strada da fare. Per dare la possibilità ai futuri agronomi, agrotecnici e periti agrari di utilizzare gli strumenti digitali per l'agricoltura Image Line ha lanciato AgroInnovation Edu, un programma che mette a disposizione delle scuole tecniche e professionali strumenti come Fitogest+QdC® - Quaderno di Campagna e premi per le più innovative tesi di laurea in Agraria grazie al protocollo di intesa con l'Accademia dei Georgofili.

Grazie ai corsi realizzati dalle aziende anche i rivenditori di trattori e macchine agricole stanno prendendo sempre maggiore dimestichezza con le nuove tecnologie oggi disponibili. Un ruolo importante è quello giocato dai contoterzisti, spesso gli unici che per dimensioni aziendali ed economie di scala sono in grado di acquistare le attrezzature più complesse (e costose), magari sfruttando incentivi come l'iper-ammortamento.

Associazioni come Uncai organizzano corsi di formazione per gli associati, spesso in partnership con le aziende del settore. Tra i contoterzisti la consapevolezza delle possibilità offerte dall'agricoltura di precisione ormai c'è, anche se, senza generalizzare, l'età avanzata di molti di loro tende a frenarne la diffusione. A mancare piuttosto sono giovani trattoristi che abbiano una formazione ad hoc. C'è poi il grande tema, che abbiamo approfondito in questo articolo, della sostenibilità economica dell'innovazione.

La maggioranza degli agricoltori lamenta infatti prezzi di mercato troppo bassi che impediscono investimenti in innovazione. Se a questo aggiungiamo la frammentazione delle aziende agricole, spesso di piccole dimensioni e spesso condotte da over 65, si capisce perché siano in pochi a chiedere ai contoterzisti o consulenti soluzioni 4.0.

Una certezza però c'è: la formazione di nuove professionalità attraverso percorsi scolastici e non riceverà un impulso quando sarà il mercato a richiederle.



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