Convegni e contraddizioni

L’agroalimentare del futuro - Si è svolta a Milano la seconda edizione di ‘Forum Food & Made in Italy’. Sul tavolo, molteplici punti di osservazione del settore agroalimentare, con un’attenzione particolare a Expo 2015

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Fonte foto: @ Donatello Sandroni - Agronotizie

Moderato da Fernanda Roggero de “Il Sole 24 ORE”, il 6 novembre si è svolto a Milano il secondo “Forum Food & Made in Italy”, evento che mette al centro le molteplici opportunità e criticità del mercato agroalimentare italiano.

Del reportage sul "Forum Food & Made in Italy" leggi anche:
Semplificare, unire, rilanciare
Marchi tanti, materie prime poche
Tanto cibo sprecato. Tanto fiato pure
2 pance su 100
Gli Italiani e il cibo
Export: c'è molto da migliorare
Decrescita felice e follie collettive
 

Temi caldi a Convegno


Presenti Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, come pure in collegamento da Bruxelles Paolo De Castro (link ad articolo), Presidente commissione agricoltura e sviluppo rurale Parlamento europeo. Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, ha invece inviato un videomessaggio, in quanto all’estero.
Fra i temi messi sul tavolo, le prossime azioni del Governo in materia di tracciabilità, certificazione ed etichettatura dei prodotti alimentari, ma anche le problematiche legate alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane.
I punti di vista in tal senso sono stati molteplici, a partire da quelli di Coldiretti, nella persona del Presidente Roberto Moncalvo, e di Fedealimentare, avente come portavoce il Presidente Filippo Ferrua Magliani, con le ovvie divergenze quanto al concetto di “Made in Italy” e di “Igp/Dop”.
Forte la difesa del concetto di territorialità del cibo fornita da Carlo Petrini, il quale ha parlato espressamente di "appropriazione indebita di italianità". Il problema del falso Made in Italy, secondo il Presidente di Slow Food ,non sarebbe più eludibile. Petrini teme però che il nuovo marchio implichi un ulteriore inghippo burocratico a carico delle aziende, già oggi abbondantemente stressate dalla burocrazia. Chi assume questo impegno dovrebbe quindi poterlo fare senza pagare ulteriori dazi dovuti alla già eccessivaburocratizzazione. Certe produzioni, prosegue Petrini, non hanno tutte quelle garanzie che possono invece offrire le produzioni 100% italiane, molto più foriere di garanzie. Bisogna quindi evitare di favorire i soliti "furbi" che si appropriamno dei concetti di qualità italiana senza però metterla dentro le confezioni. In ultima analisi, insieme al prodotto italiano si deve vendere, oltre al buon gusto dei cibi in sé, anche la nostra storia, i nostri borghi e i nostri paesaggi.


(link ad articolo).


Fra le diverse esperienze in tema di progetti di qualità spicca quella condivisa da Marco De Matteis, Amministratore Delegato De Matteis Agroalimentare, il quale ha sintetizzato il progetto “Grano Armando” incentrato su pasta di grano duro 100% italiano. ,
In materia di strategie verso l’estero anche i players privati hanno potuto testimoniare le proprie iniziative, come per esempio Silvana Ballotta, Ceo Business Strategies, Nicola Farinetti, Amministratore Delegato Eataly, Valentina Scotti, Riso Scotti, Claudio Sposito, Presidente e Amministratore Delegato Clessidra e Maurizio Tamagnini, Amministratore Delegato Fondo Strategico Italiano. Già, perché anche la finanza ha interessi nell’agroalimentare e, viceversa, parte dell’agroalimentare italiano ha interessi nella finanza. Leggasi quotazione in borsa per ottenere quella liquidità necessaria a espandere le proprie attività all’estero. Eataly in prima linea.
 

Un’Italia, un solo identificativo

 
Una delle vie individuate per rilanciare l’agroalimentare italiano è senz’altro la formazione di un unico “ombrello” identificativo del Made in Italy

(link ad articolo).

La frammentazione dell’offerta italiana penalizza infatti i produttori nazionali e a ciò si spera di porre rimedio realizzando un “segno unico distintivo”, concetto molto diverso dal semplicistico “marchio”.
Expo 2015 dovrebbe rafforzare anche questi concetti di unità nazionale verso l’estero, almeno secondo le parole di Roberto Arditti, Direttore Affari Istituzionali dell’Evento.
 

Italiani e rapporto con il cibo

 
Andrea Segrè, Fondatore Last Minute Market, Direttore Dipartimento Scienze agroalimentari Università di Bologna, ha invece presentato i risultati della ricerca "Waste Watcher-Knowledge for Expo: le abitudini alimentari delle famiglie italiane”, la quale ha fornito lo stato dell’arte circa il rapporto che gli Italiani hanno con il cibo.
 
(link agli articoli tratti da Segrè)
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Ultimi ma non ultimi, sono stati toccati anche temi come quello del “digitale”, trattati da Massimo Fubini, Founder & CEO ContactLab e Fabrizio Renzi, Director Technical Executive IBM.                                
 
Sulle strategie mirate all’internazionalizzazione e ai modelli di sviluppo sono invece intervenuti Lisa Ferrarini, Vicepresidente per l’Europa Confindustria, Leo Bertozzi, Responsabile Rapporti Estero AICIG, Duccio Campagnoli, Presidente Bologna Fiere, Roberta Crivellaro, Managing Partner Withers Studio legale, Giovanni Mantovani, Direttore Generale Veronafiere  ed Enrico Pazzali, Amministratore Delegato Fiera Milano.
 
In attesa di Expo, le fiere vengono viste quindi come punto focale per incrementare i punti di incontro con i mercati esteri. 

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Tag: agroalimentare cibo e alimentazione

Temi caldi: Agroalimentare del futuro

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