In Campania gli allevatori bufalini della provincia di Caserta, in particolare quelli dell'area cluster d'infezione per brucellosi e tubercolosi - localizzata nei comuni di Cancello ed Arnone, Castel Volturno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa - sono da giorni in stato di agitazione e molti di loro sono in sciopero della fame. "Salviamo le bufale" è lo slogan della protesta.


Contestano duramente il "Programma Obbligatorio di Eradicazione delle Malattie Infettive delle Specie Bovina e Bufalina" predisposto dalla Regione Campania, supervisionato dal Ministero della Salute e approvato anche dalla Commissione Ue, che recentemente ha autorizzato anche il piano vaccinale con RB51 per la brucellosi: è obbligatorio vaccinare i capi in età prepubere in area cluster, ma solo negli allevamenti indenni. Mentre la vaccinazione resta facoltativa nei territori dei comuni circostanti, quelli nell'area buffer: Villa Literno, Pignataro Maggiore, Carinola, Capua, Francolise, Mondragone, San Tammaro.


 Si tratta di un'indubbia vittoria degli allevatori, i quali invece continuano a contestare il Programma, perché non ne condividono i criteri ed i test diagnostici utilizzati per individuare i capi positivi alle infezioni. Allevatori che chiedono la sospensione del Programma, anzi, il suo annullamento, con tanto di istanza al Tar Campania, sulla scia delle sospensioni già ottenute per i singoli abbattimenti.


La ribellione - che origina da molte sigle sindacali locali, riunite in un coordinamento - è appoggiata e sostenuta da l'Altragricoltura, l'organizzazione agricola presieduta da Gianni Fabbris, che da 6 giorni è in sciopero della fame. Per solidarietà si sono uniti a questa forma di protesta estrema anche Francesco Geremia, presidente della Cna Nord Campania e storico leader dell'organizzazione che riunisce i piccoli caseifici e Antonio Lucisano, ex direttore del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop.

 

L'utilizzo di test diagnostici sierologici, secondo gli allevatori in lotta, sarebbe inappropriato per la specie bufalina e avrebbe prodotto ingenti danni: negli ultimi anni sarebbero stati così abbattuti molti capi sani, stando alle indagini di laboratorio post mortem: 140mila secondo gli allevatori. Una tesi accolta dal Tar Campania e Consiglio di Stato, che hanno sospeso gli abbattimenti di 1.774 capi per brucellosi e di 1.165 capi per tubercolosi, questi i dati ufficiali dei primi di maggio, tutti in area cluster.

 

La tesi degli allevatori è invece pesantemente avversata dalla Sanità veterinaria, come dato ampiamente conto da AgroNotizie che ritiene pienamente validi questi test anche per l'individuazione dai casi confermati d'infezione. Il Programma della Regione Campania è stato recentemente e pubblicamente difeso dal ministro della Salute, Roberto Speranza.


AgroNotizie ha sentito Gianni Fabbris, che ha detto la sua sul perché di questa ferma opposizione al Programma della Regione Campania proprio su questo punto.


Con riguardo agli esami clinici per individuare le infezioni di brucellosi e tubercolosi, secondo gli allevatori oggi Regione Campania dove starebbe sbagliando?

"La normativa di riferimento è il Regolamento 689/2022, articolo 9, che con molta precisione stabilisce le Definizioni di caso con una netta distinzione tra casi sospetti e casi confermati di malattia infettiva degli animali. L'articolo 9 non viene rispettato dal Programma Obbligatorio di Eradicazione della Campania".

 

Non sembrerebbe, ma perché afferma tanto?
"Semplice. Il caso sospetto, quando non è individuato da esami clinici o di laboratorio post mortem è definito sulla base di un metodo diagnostico che indichi la probabile presenza dell'agente patogeno in un animale o in un gruppo di animali. In alternativa, deve essere stabilita la connessione epidemiologica tra il caso sospetto e altri casi confermati della stessa malattia. In Campania si sta procedendo all'abbattimento dei casi sospetti e non di quelli confermati".

 

State contestando i test indiretti e quelli sierologici, ma sono quelli previsti anche dall'articolo 9 del Regolamento 689/2020 per i casi confermati, non le pare?
"Attenzione! Il secondo paragrafo dell'articolo 9 al punto a) indica innanzitutto che vadano prelevati campioni ed isolati gli agenti patogeni, nel nostro caso il batterio della brucella e il micobatterio della tubercolosi. Tali analisi di laboratorio sono state effettuata solo post mortem e hanno confermato i casi di tubercolosi bovina solo nell'1,4% dei casi su bufalo, questa è la verità".

 

Fabbris, allora diciamoci tutto: vanno bene anche i test indiretti e sierologici, è scritto nell'articolo 9, il legislatore non obbliga Regione Campania ad isolare i batteri sul sangue, lo sa?
"Al contrario, visto che nel Regolamento 689/2022 nell'allegato I 'Definizione specifica di caso di malattia degli animali terrestri' che fa diretto riferimento all'articolo 9 inerente la definizione dei casi, non c'è nessuna prescrizione ulteriore per brucellosi e tubercolosi, come invece per esempio vi sono per altre malattie; questo significa che l'Autorità sanitaria competente deve dare la priorità all'isolamento dei batteri, per altro unico caso in cui è realmente ammesso dichiarare caso confermato un animale senza sintomi e in assenza di connessione epidemiologica: questa posizione è stata già accolta dal Tar Campania e dal Consiglio di Stato, che hanno evidenziato la necessità che le autorità sanitarie mettano a disposizione i test e le analisi migliori per ridurre il danno economico agli allevatori".

 

Bene, poniamo che le cose stiano come dice, ma le autorità sanitarie parlano di un Piano di Eradicazione necessario, senza il quale non si risana il settore, cosa ne pensa?

"Guardi, le do una notizia: il sistema sanitario è interessato agli abbattimenti e sa perché? L'Unione Europea o comunque la Regione finanziano l'abbattimento di ogni capo con 8mila euro, soldi che finiscono in larga misura a compensare la macchina dei controlli e dell'abbattimento di capi. E poi si è creato un mercato della carne molto conveniente per chi macella acquistando a basso costo, atteso che la carne degli animali abbattuti per legge è sana e può essere commerciata: tutto sulla pelle delle aziende zootecniche, delle quali oltre 350 hanno già chiuso".


Fin qui Fabbris. Per dovere di cronaca va detto che il Regolamento 689/2022 per brucellosi e tubercolosi ammette l'utilizzo di test sierologici e immunologici, ovvero indiretti, ma lo fa nell'allegato V, che contiene la normativa tecnica finalizzata alla concessione e al mantenimento degli status di stalla, zona o Stato membro indenni da queste due zoonosi. Un dettaglio che può ben aver innescato l'equivoco sul piano giurisprudenziale, trattandosi di fattispecie giudica a sé stante rispetto alla definizione di capo sospetto o confermato e quindi da abbattere nel quadro di un Programma di Eradicazione. E che forse varrebbe la pena chiarire meglio in ambito normativo.

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AgroNotizie ha intervistato il leader di Altragricoltura, Gianni Fabbris, per meglio comprendere le ragioni della protesta (Foto di archivio) Fonte foto: © Maurizio Malangone - Adobe Stock