Blue tongue, allarme a Nord Est

La virosi che colpisce ovini e bovini si è presentata nel bellunese e poi nel trevigiano. Scattate le procedure di controllo per bloccarne l'espansione

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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La febbre catarrale ha colpito solo ovini e il virus responsabile appartiene al ceppo BTV4
Fonte foto: preston

Questa volta la Blue tongue, conosciuta anche con il nome di febbre catarrale, ha fatto la comparsa in provincia di Belluno. Eravamo abituati a incontrarla in Sardegna e a volte in alcune regioni del Centro Italia, come in Umbria e in Abruzzo dove si è presentata nel 2014.

Poi le campagne di vaccinazione hanno sortito il loro effetto e le emergenze da lingua blu sembrano essere solo un ricordo.

Ora però l'allarme si presenta nel Nord Est, prima nel bellunese il 31 agosto, poi in provincia di Treviso il primom 5 e 6 settembre.

I sintomi
Tutti i casi segnalati riguardano allevamenti di ovini e il ceppo, come confermato dalla “Rete di sorveglianza epidemiologica” del Veneto (che fa capo all'Izs delle Venezie), è il BTV4. Il virus è però in grado di colpire anche i bovini, sebbene con una sintomatologia meno evidente.

I principali sintomi sono la comparsa di febbre, congestione cutanea, zoppie (dovute a coronite), edema alla testa e agli arti, cianosi della lingua (da cui il nome blue tongue o lingua blu), emorragie alle mucose, respiro irregolare. Il tutto si traduce in gravi perdite economiche per gli allevatori che si sommano alle misure di contenimento dell'infezione, come il blocco della movimentazione degli animali nelle aree colpite.

Il piano di controllo
Il ministero della Salute, infatti, ha già approvato un Piano per il monitoraggio straordinario della malattia in Veneto. In particolare è prevista la delimitazione di area infetta in cinque comuni (Alano di Piave, Cavaso del Tomba, Pederobba, Segusino e Valdobbiadene) dove saranno eseguiti controlli in tutti gli allevamenti di ovini e bovini.

Le aree limitrofe, che comprendono le province di Belluno e Treviso, sono considerate “aree a rischio” e anche qui scatteranno controlli negli allevamenti.

Stop alla movimentazione
Per arginare l'espandersi dell'infezione è poi scattato il blocco della movimentazione degli animali, che nelle aree interessate coinvolgono un significativo numero di bovini da latte e da carne (complessivamente quasi 200mila capi) e oltre 30mila fra ovini e caprini.

Rischio contenuto
L'infezione si potrebbe mettere sotto controllo anche con le vaccinazioni, ma l'elevato numero di animali coinvolti rende molto complicato adottare questo strumento di profilassi. La prontezza con la quale le autorità sanitarie sono intervenute ha comunque ridotto il rischio di una diffusione della malattia.

Il ruolo degli allevatori
La collaborazione degli allevatori, tenuti a segnalare ogni caso sospetto, sarà indispensabile per circoscrivere l'infezione. Un'aiuto verrà poi dall'avanzare della stagione invernale e dalla scomparsa dell'insetto, appartenente al genere Culicoides, responsabile della trasmissione del virus da un animale all'altro. E' opportuno ricordare che per l'uomo non vi è nessuna conseguenza.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento veterinaria ovini salute animale

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