Mosca dell'olivo ko grazie all'uso del drone

"Sfida" è un progetto di ricerca che prevede l'impiego del drone per l'applicazione in campo di insetticidi biologici per il controllo della mosca dell'olivo

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La mosca dell'olivo è la principale avversità dell'olivicoltura
Fonte foto: Fondazione Edmund Mach

La mosca dell'olivo (Bactrocera oleae) è la principale avversità con cui gli olivicoltori devono fare i conti. Questo insetto, se non controllato, è infatti in grado di arrecare pesantissimi danni alla produttività dell'oliveto sia in termini di drupe raccolte sia per quanto riguarda la qualità dell'olio estratto.


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Dopo l'addio al dimetoato, storica molecola insetticida con proprietà larvicide, in grado cioè di eliminare le infestazioni attive di mosca, la difesa dell'olivo è passata da un approccio di tipo curativo (che avveniva dopo l'ovideposizione) ad uno preventivo, che prevede l'eliminazione degli adulti per scongiurare la deposizione delle uova da parte delle femmine di B. oleae.

In questo scenario un ruolo di primo piano lo rivestono le esche insetticide, che attirano gli adulti di mosca attraverso esche alimentari (proteine e zuccheri) per poi devitalizzarli grazie all'impiego di sostanze attive insetticide. Il limite di questi prodotti riguarda la metodologia di applicazione. Bisogna infatti irrorare le piante non con atomizzatori classici, ma con speciali apparecchiature o con lance a mano realizzando "macchie" di prodotto sulla vegetazione degli olivi.


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Per migliorare e semplificare l'applicazione delle esche insetticide in campo è nato il progetto Sfida, Smart Farming: Innovare con i Droni l'Ambiente, che vede coinvolti Assam, l'Agenzia per i Servizi nel Settore Agroalimentare delle Marche, l'Azienda Agricola Passacantando Andrea (in conduzione biologica), le Università di Camerino e di Macerata, e l'Associazione Alessandro Bartola per la parte di informazione e divulgazione scientifica.


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Il drone contro la mosca dell'olivo

Come spiegato da Sandro Nardi, tecnico di Assam, il progetto prevede di impiegare droni realizzati appositamente per portare in volo la miscela fitoiatrica e una pompa in grado di irrorare le chiome degli alberi. Il drone, muovendosi su traiettorie prestabilite, sorvolerebbe le piante per rilasciare piccole quantità di prodotto in maniera autonoma. Si replicherebbe quindi in maniera automatica ciò che normalmente fa l'operatore con la lancia mano o con attrezzature montate su trattore.

I vantaggi riguardano il risparmio di tempo e di manodopera in quanto una volta selezionato il piano di volo e caricato con la miscela, il drone è in grado di coprire 1 ettaro di oliveto con una batteria (circa 15 minuti). Questo è ancora più importante negli impianti realizzati su terrazzamenti oppure in forte pendenza, dove i normali mezzi agricoli fanno fatica ad arrivare e si deve dunque operare con la lancia a mano, con tutti gli inconvenienti del caso.


Sandro Nardi durante una giornata dimostrativa dedicata agli olivicoltori
Sandro Nardi durante una giornata dimostrativa dedicata agli olivicoltori
(Fonte foto: Assam Marche)


Ma come ricordato da Nardi, il progetto vuole anche indagare eventuali migliorie sul fronte dell'efficacia. L'ipotesi, tutta da verificare, è che applicazioni fatte sulla parte superiore degli alberi possano essere maggiormente attrattive e quindi efficaci nei confronti della mosca.

Inoltre, una parte del progetto, finanziato dalla Misura 16 del Psr delle Marche, avrà anche il compito di analizzare gli effetti di un minor compattamento del suolo garantito dal minor passaggio dei mezzi agricoli.


Gli ostacoli all'impiego del drone contro la mosca

L'ostacolo principale riguarda l'autorizzazione alla sperimentazione. Ad oggi infatti l'applicazione di prodotti fitosanitari attraverso mezzi aerei è vietata dalla legge. Per questo i partner del progetto, coadiuvati da Pamela Lattanzi, docente di Diritto agrario presso l'Università di Macerata, hanno chiesto ai ministeri competenti una deroga per finalità di ricerca scientifica. Deroga che in Francia è già stata concessa erga omnes nel caso in cui l'uso dei droni sia destinato al trattamento di vigneti in forte pendenza, la cosiddetta viticoltura eroica.

 

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C'è poi il tema dei costi. Affinché il drone possa portare in volo la miscela fitoiatrica la pompa deve avere un payload superiore ai 10 chilogrammi. Si tratta quindi di apparecchiature non di basso costo. Inoltre deve essere utilizzato da un pilota in possesso di regolare patentino e di assicurazione. Nell'ipotesi in cui l'olivicoltore si affidi ad un contoterzista per questo genere di trattamenti (come oggi avviene per il rilascio di insetti utili) deve prevedere un costo aggiuntivo e un adeguato coordinamento con l'operatore. Se invece l'olivicoltore vuole fare da solo deve mettere a budget il costo dell'acquisto del mezzo e l'assicurazione per poter volare (oltre alla formazione).

L'uso dei droni per l'applicazione di prodotti fitosanitari è certamente molto interessante per i vantaggi che potenzialmente potrebbe apportare all'agricoltura e anche l'Unione Europea, all'interno di documenti come la Strategia From Farm to Fork, ha sottolineato l'importanza di indagare l'impiego dei velivoli senza pilota per aumentare la sostenibilità del settore primario.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione difesa olivicoltura droni mosca delle olive

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