Viticoltura eroica, per fortuna che c'è il drone

La Fondazione Fojanini ha effettuato dei test di applicazione con il drone di concimi fogliari a base di rame e zolfo su viti coltivate su terrazzamenti, con ottimi risultati

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Un esempio di viticoltura eroica
Fonte foto: Cervim

La viticoltura italiana è probabilmente la più complessa al mondo, sia in termini di varietà coltivate che di ambienti trasformati dall'uomo in luoghi adatti alla crescita delle piante. Nelle zone montane si pratica quella che viene definita dal Cervim (Centro di ricerca, studi, salvaguardia, coordinamento e valorizzazione per la viticoltura montana) la viticoltura eroica, l'impianto cioè di vigneti su pendii con una inclinazione superiore al 30% e ad altitudini superiori ai 500 metri slm. Situazioni spesso proibitive, sia per le condizioni meteo, sia perché in questi ambienti la meccanizzazione delle coltivazioni è quasi impossibile e tutte le operazioni colturali devono essere effettuate a mano, compresa la difesa.

Per questo motivo la Fondazione Fojanini ha deciso di fare delle prove di applicazione di mezzi tecnici con il drone. Attenzione però, perché in Italia la normativa sull'utilizzo degli agrofarmaci (il famoso Pan) vieta l'applicazione di prodotti fitosanitari con mezzi aerei, a meno di chiedere una deroga. E il drone, nonostante le ridotte dimensioni e l'assenza di un pilota a bordo, viene considerato un velivolo. Per questo i tecnici della Fondazione hanno utilizzato nelle prove concimi fogliari contenenti rame, zolfo e alcuni fosfiti, per i quali la legislazione non ne vieta l'applicazione con mezzi aerei non essendo registrati come prodotti fitosanitari.
 

Le prove di difesa contro peronospora e oidio

Le prove sono state effettuate nel 2017, nell'azienda agricola La Castellina, in provincia di Sondrio (Valtellina), con viti della varietà Nebbiolo coltivate su terrazzamenti. L'obiettivo primario è stato quello di valutare la copertura fogliare assicurata dal drone e solo su un secondo piano l'efficacia del trattamento (proprio perché trattasi di concimi e non fungicidi).

Il drone utilizzato, prodotto dalla ditta Aermatica 3D, chiamata come partner per svolgere il servizio, era un multicottero dotato di un serbatoio con payload di dieci litri per un peso complessivo dell'apparecchio in volo pari a 25 chilogrammi. L'autonomia di volo era di dodici minuti mentre l'area trattabile in un'ora (quindi con quattro fermi intermedi) era pari a tre ettari.

Sono state predisposte tre tesi, ognuna delle quali comprendente una superficie di 900 metri quadrati. La prima prevedeva il trattamento con il drone il cui serbatoio era caricato con una miscela di volume pari a 150 litri/ettaro. Nella seconda tesi il volume era di 300 litri/ettaro. Nella terza tesi invece si è proceduto con una lancia a mano con volume 1.500 litri/ettaro. E infine si è tenuta una tesi non trattata come testimone.

I volumi utilizzati nella prima tesi sono ridottissimi rispetto a quelli impiegati con lancia a mano o con i normali atomizzatori. Mentre quelli impiegati nella tesi due, il doppio rispetto alla uno, sono stati utilizzati per verificare se un utilizzo di acqua maggiore garantisse una maggiore copertura.

Sono stati utilizzati un concime fogliare a base di rame e microelementi, un concime a base di zolfo e un concime fogliare a base di fosfiti di potassio, con l'aggiunta di lecitina di soia per appesantire la soluzione e diminuire la deriva.
 

I risultati delle applicazioni con drone

I ricercatori della Fondazione Fojanini hanno valutato come positiva l'accuratezza di copertura fogliare garantita dall'utilizzo del drone che volando a 2-4 metri dalla chioma delle viti è stato in grado di essere preciso nelle applicazioni, limitando al contempo la deriva. Mentre non hanno rilevato significative differenze tra la tesi uno e due, giudicando non impattante positivamente un aumento dei volumi di distribuzione.

Nel caso dei danni da peronospora su foglie si può notare come la tesi uno (trattamento con drone a 150 litri/ettaro) sia quella che ha offerto i migliori risultati di protezione, sia come percentuale di infezione sia come di diffusione. Nella tesi due la percentuale di diffusione è più elevata, anche se statisticamente non rilevante. Buono anche il trattamento con la lancia, oggetto della tesi tre.
 
Grafico dei risultati

Nel caso invece dei danni da peronospora sui grappoli la tesi uno e la tesi tre hanno ottenuto risultati comparabili, mentre la tesi due ha assicurato una minore protezione, anche se pure in questo caso il risultato non è statisticamente significativo. Non sono invece stati fatti rilievi su oidio visto che anche sul testimone non trattato questo fungo non ha dato segni di infezione.
 
Grafico dei danni su grappoli


Vantaggi e svantaggi di utilizzo del drone

La diffusione dei velivoli senza pilota, resa possibile dal basso costo di acquisto e dalla relativa semplicità di utilizzo, offre il grande vantaggio di rendere possibile il trattamento di aree coltivate poste in luoghi difficilmente accessibili a uomini e soprattutto a mezzi.

A questo si deve aggiungere il fatto che il drone, trattando localmente, genera una deriva ridotta, come hanno dimostrato le prove con le cartine idrosensibili effettuate dalla Fondazione Fojanini. Un impatto ambientale positivo che non deve essere sottovalutato anche in relazione alla tutela degli astanti e dell'operatore, che non deve stare a contatto con i prodotti distribuiti.

Un punto che deve essere attentamente valutato è il costo/opportunità di utilizzo del drone rispetto ad una classica lancia a mano. In quest'ultimo caso infatti è il conducente stesso del vigneto che entra in campo per i trattamenti, in maniera tempestiva e senza la necessità di coordinarsi con nessuno.

Nel caso del drone invece deve essere un pilota autorizzato ad effettuare il volo, a meno che l'agricoltore non si doti di un mezzo proprio e si metta in regola con i requisiti di legge. Il pilota a sua volta avrà bisogno di pianificare in anticipo il volo con almeno un sopralluogo per identificare eventuali criticità (presenza di aree segregate, infrastrutture sensibili, linee elettriche, etc) e la rotta ottimale per la copertura del vigneto.

A questo si deve poi aggiungere una questione 'logistica'. Se la superficie da trattare è elevata bisognerà attrezzare un piccolo cantiere con una postazione a terra che sia dotata di batterie sufficienti a garantire l'autonomia per tutta la durata del trattamento e procedere al riempimento del serbatoio con la miscela ad ogni sosta.

Resta infine aperta la questione regolatoria. Ad oggi, come ricordato, non è possibile effettuare l'applicazione di agrofarmaci con il drone e tutti quei soggetti che pilotano un drone per finalità professionali devono dotarsi di patentino e assicurazione. Se quest'ultima condizione potrebbe decadere a breve, l'utilizzo dei droni per l'applicazione di agrofarmaci resta vietata. Si tratta tuttavia di una occasione persa, perché i velivoli senza pilota, vista la facilità di utilizzo e la bassa deriva che producono se adeguatamente equipaggiati, possono dare una mano a rendere l'agricoltura in zone difficili più sostenibile dal punto di vista economico e ambientale.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura innovazione difesa unione europea sostenibilità pan droni

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