Negli ultimi anni la cerasicoltura italiana ha invertito una tendenza negativa che aveva portato l’Italia a cedere la leadership di principale Paese esportatore comunitario.

“Il principale motivo di questa ripresa – spiega Stefano Lugli del Dipartimento Colture arboree dell’Università di Bologna  è legato alla crescente domanda di ciliegie da parte dei mercati e dei consumatori. In modo particolare è cresciuta la richiesta verso prodotti d'elevati standard qualitativi di cui l’Italia è forte produttore. Da sottolineare come un contributo alla crescita sia dato dalle allettanti quotazioni di mercato  che permettono ai produttori di poter sperare in un aumento del reddito”. 

Il vero cambiamento è però dovuto ai radicali mutamenti attuati nei vari settori cardine della cerasicoltura: nuovi sistemi d’allevamento, nuova gestione degli impianti, nuove tecniche colturali, nuove varietà, un controllo del processo produttivo sempre più orientato verso produzioni specializzate, introduzione del concetto dell’eco-sostenibilità.

“La tendenza verso una maggiore razionalizzazione degli impianti - prosegue Lugli - è divenuta dunque una scelta obbligata, legata all’aumento delle produzioni, efficienza degli impianti, al contenimento dei costi di produzione e al raggiungimento di produzioni d'elevata qualità”.

 

Alcuni dati sulle produzioni

Secondo i dati Istat, per l’anno 2010 la coltivazione del ciliegio in Italia copre una superficie di 30.836 ettari totali per una produzione totale complessiva pari a 1.403.090 quintali. In modo particolare sono suddivise in 5.633 ettari al nord (per una produzione di 384.110 quintali), 1.371 ettari al centro (69.000 quintali) e 23.832 ettari al sud (949.920 quintali).
Al nord i principali produttori sono Veneto (2.738 ettari), Emilia-Romagna (2.020 ettari) e Piemonte (378 ettari). Mentre al sud Puglia (17.886 ettari), Campania (3.707 ettari) e Basilicata (944 ettari). 

“Guardando questi dati e in base ad elaborazioni fatte dal Dipartimento di Colture arboree – precisa Lugli – si evince come le aree del nord abbiano colto la nuova opportunità di crescita che il settore cerasicolo offre.
Queste aree produttive hanno un valore del rapporto tra superfici in allevamento e superfici totali coltivate più elevato rispetto a quello medio nazionale. Questo significa che c’è una volontà di creare nuovi impianti con caratteristiche innovative e rivolti alle nuove esigenze di mercato”.

 

Anticipazioni dal 'Convegno nazionale del ciliegio 2011'

Dall’8 al 10 giugno 2011 si terrà a Vignola il Convegno nazionale del ciliegio.
Ecco alcune interessanti anticipazioni dalle relazioni tecniche che saranno presentate. 

 

Nuove introduzioni nei portinnesti
Negli ultimi anni la ricerca ha portato a creare nuovi portinnesti che hanno permesso di ampliare il panorama e indirizzare la scelta verso nuovi soggetti più adatti ad una cerasicoltura di tipo intensivo. Ecco un breve elenco dei portinnesti consigliati: Colt, Franco, Magaleppo, MaxMa Delbard® 60 Broksec, SL64, Weiroot 10, Weiroot 13 (tra quelli vigorosi), CAB 6P, Ceravium® PHL A, Maxma Delbard® 14 Brokforest, Pi-Ku 1 (tra quelli semi-nanizzanti), Gisela® 5, Gisela® 6 (tra quelli nanizzanti).

 

Evoluzione dei sistemi di impianto
Grandi cambiamenti anche in termini d'allevamento e gestione dell’impianto. Oggi l’indirizzo generale è realizzare ceraseti di media densità (da 500 a 800 piante/ha). "In questi modelli d’impianto - spiega Lugli - si utilizzano portinnesti tradizionali, vigorosi, molto rustici e forme d’allevamento in volume come il vasetto basso catalano o il vaso multiasse oppure forme in parete come la palmetta o la bandiera. Da specificare che questi sistemi d’impianto hanno trovato larga diffusione in quanto, rispetto ad altri modelli, meglio si integrano con le condizioni pedo-climatiche, il livello professionale e la dotazione di mezzi tecnici delle aziende".

 

Scelta dei sistemi di impianto legata alla varietà
La scelta varietale e le perfomance vegeto-produttive delle piante portano delle conseguenze dirette alla scelta del modello d’impianto. Questo significa che è necessario focalizzare la scelta del sistema d’impianto valutando con attenzione le caratteristiche agronomiche e qualitative delle varietà. "In funzione del legame tra impianto e varietà - dice Lugli - si possono individuare tre gruppi varietali, che permettono d'indirizzare la scelta del produttore verso uno o più modelli. Per varietà a bassa fertilità direi che è maggiormente indicato utilizzare portinnesti nanizzanti e seminanizzanti per creare impianti ad alta densità e ad altissima densità. Per varietà a media fertilità si utilizzeranno portinnesti vigorosi e seminanizzanti, nanizzanti e seminannizzanti per creare impianti di media o alta densità. Per varietà ad alta fertilità i portinnesti da utilizzare sono quelli vigorosi e vigorosi/seminanizzanti per creare impianti a bassa e media densità. In tutti questi modi si potrà ottenere una precoce messa a frutto, buona o elevata produttività, facile controllo delle piante e frutti di buona qualità”.

Novità nella raccolta
Grazie ai nuovi concetti introdotti, oggi è possibile raccogliere ciliegie al secondo anno dall’impianto. "Anticipando la produzione  osserva Lugli  si può sfruttare al meglio la produzione e sarà più facile reintegrare gli investimenti fatti. Dobbiamo anche dire che oggi queste innovazioni permettono di stabilizzare le produzioni intorno alle 10-15 tonnellate per ettaro, con prodotti con calibri di 28 mm e oltre, per il 90% dell’intera produzione". Infine è stato possibile - grazie all’utilizzo di nuovi portinnesti e di nuovi sistemi d’allevamento - ottenere una raccolta e tutte le operazioni manuali eseguibili esclusivamente da terra.

 

Interesse per le produzioni molto precoci
Sta crescendo in Italia e in tutto il mondo l’interesse per produzioni di ciliegie extra-precoci ottenute da colture protette. Questo deriva dalla mancanza a livello mondiale di un’offerta di ciliegie nel mese di marzo e nella prima metà di aprile: in questo periodo sono infatti terminate le produzioni provenienti dall’emisfero sud e non sono ancora pronte le ciliegie coltivate nelle aree mediterranee.
"Per ottenere queste produzioni  spiega Lugli – alcuni produttori spagnoli hanno realizzato impianti di ciliegio in quota per garantire agli alberi un naturale soddisfacimento del fabbisogno in freddo. Inoltre per anticipare le fasi fenologiche della fioritura e della maturazione hanno allevato le piante in vere e proprie serre riscaldate di grandi dimensioni".

 

Spaccatura dei frutti
Il cracking o spaccatura dei frutti causata dalle piogge durante il processo di maturazione rappresenta la principale avversità nel ciliegio. Le soluzioni più idonee per controllarlo sono sicuramente le coperture antipioggia.
"Oggi esistono soluzioni  spiega Lugli  in grado di prevenire i danni causati dalle piogge (oltre che dalla grandine e dagli uccelli). Attualmente i principali impianti sono a gestione manuale anche se esistono in fase di sperimentazione soluzioni automatizzate in grado di aprire e chiudere meccanicamente i teli di copertura. In questo modo si abbattono i costi di gestione e si dà la possibilità d’intervenire solo in caso di effettivo rischio di pioggia. Da sottolineare come questi impianti automatici possano eliminare tutte le problematiche legate ai possibili riflessi negativi causati dalle coperture permanenti".

 

Preservare la qualità post-raccolta
Appena staccate le ciliegie dalla pianta ha inizio una rapida disidratazione che porta all’avvizzimento dell’epidermide, intenerimento della polpa, calo di peso, insorgenza di processi infettivi. Tutto questo è fortemente accentuato in presenza di condizioni d’elevata temperatura e bassa umidità relativa dell’aria. Grazie a recenti studi è stato possibile individuare nella catena del freddo (dalla pre-refrigerazione fino alla conservazione e al confezionamento in atmosfera modificata) l’adeguata tecnica in grado di ridurre il processo di senescenza.