Macchine agricole (e non solo) a prova di certificazione

30 risposte per l'agricoltura italiana - Intervista a Sandro Liberatori, direttore dell'Ente nazionale meccanizzazione agricola (Enama)

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Guarda la videointervista a Sandro Liberatori

Enama: cos'è e che fa?
"L'Ente nazionale di meccanizzazione agricola è una struttura molto snella e, forse per questo, uno degli attori del mondo agricolo meno noti, mentre quello che è conosciuto è la certificazione dei prodotti. Il compito di Enama in questo processo di certificazione è la traduzione delle norme in metodi di prova utili a verificare se sul mezzo meccanico o sull'impianto le norme sono rispettate. Se lo sono, Enama rilascia un certificato.

L'Ente non rilascia patenti o bollini, ma svolge il proprio compito seguendo un percorso ben definito con Accredia, la struttura di controllo degli enti certificatori; svolge il suo lavoro con l'aiuto di tutti i suoi soci e la stessa presenza di tutti gli elementi della filiera costituisce la maggiore garanzia di serietà e trasparenza e, infine, lo fa senza fini di lucro, in quanto gli eventuali utili derivati da questo tipo di attività sono interamente reinvestiti in iniziative volte ad offrire maggiore sicurezza agli operatori"
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Certificazioni, omologazioni e simili servono veramente?
"Certificare equivale a qualificare in maniera seria. La certificazione è quasi sempre un qualcosa di volontario, che consiste nella richiesta del produttore a una parte terza di valutare il proprio prodotto. È il modo più onesto e trasparente per poter dire che un determinato oggetto è fatto bene e risponde a una serie di criteri e, soprattutto, il modo per tutelare l'intera filiera, da chi costruisce a chi utilizza la macchina. Nel malaugurato caso di infortuni, la prima cosa che si va a controllare è se il prodotto era o meno conforme alle prescrizioni e tutti hanno una responsabilità nel caso di uso di un prodotto fuori.
La certificazione ha anche un valore commerciale, in quanto riconosciuta da diversi Stati come elemento necessario alla concessione di contributi, così come da alcuni Psr per l'attribuzione di punteggi in fase di richiesta di agevolazioni.

L'omologazione è un tipo di certificazione diversa, finalizzata - ad esempio - alla circolazione stradale. Si tratta di un elemento obbligatorio. Enama non fa omologazioni, ma supporta le aziende a soddisfare una serie di requisiti di carattere tecnico necessari per ottenerla. Spesso le aziende piccole non hanno le strutture o il know how necessario; in questo caso possono ricorrere al nostro supporto"
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Come vi inserite tra tanti interlocutori?
"I tre principali interlocutori di Enama hanno spesso interessi diversi: lo Stato fa le norme seguendo una serie di logiche tra cui quella fiscale; il costruttore si trova a dover rispettare queste norme per produrre al meglio cercando di minimizzare i costi e l'utilizzatore vuole acquisire e usare i mezzi al minor prezzo possibile e con le massime garanzie.

Tra le tante voci, la sicurezza è un comun denominatore, ma spesso chi fa le norme non sempre conosce o usa le macchine e i problemi connessi, per chi costruisce la sicurezza è solo un costo e per chi usa i mezzi anche, dovendo occuparsi di particolari manutenzioni o lavorare con protezioni particolari che limitano l'uso della macchina o le sue prestazioni. L'unica soluzione è quella di trovare compromessi che vadano bene a tutti e l'unico compromesso da tutti ritenuto inaccettabile è quello dell'accettazione degli infortuni sul lavoro, il cui numero deve sempre e comunque tendere a zero. La certificazione tende a questo.

Non bisogna dimenticare che il prodotto a norma e fatto a regola d'arte è solo metà del lavoro. L'altra metà è il suo uso ottimale. Per questo organizziamo iniziative anche nel campo della formazione. Un esempio sono i corsi di guida sicura, che non consistono in lezioni teoriche in aula o in esami per conseguire una qualche sorta di patentino, ma in corsi fatti sui mezzi in campo, dove insegniamo a condurre il mezzo agricolo nella migliore maniera possibile, limitando al massimo i consumi e sfruttandone le potenzialità al massimo"
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Enama non si occupa solo di macchine agricole…
"A fianco della sua attività di certificazione nel settore meccanico, Enama si occupa di altri tipi di certificazione. Partendo dal concetto di multifunzionalità dell'azienda agricola, da diversi anni siamo attivi nel settore delle agroenergie.

Gli impianti di biometano e biogas si sono sviluppati in passato grazie alle politiche incentivanti e stanno conoscendo un nuovo sviluppo grazie al recente decreto sul biometano. Per l'azienda agricola la produzione di bioenergie non è solo un modo per diversificare le fonti di reddito, ma anche per smaltire in maniera produttiva reflui e sottoprodotti dell'agricoltura, trasformandoli da scarto a risorsa. Tutti questi processi comportano problemi di convenienza e sicurezza per l'uomo e l'ambiente e, quindi, richiedono e meritano certificazioni. L'azienda certificata si dota di accorgimenti e dispositivi per rispondere ai requisiti normativi, ma anche per produrre al meglio.

Enama ha quindi iniziato a certificare gli impianti a biogas congiuntamente al Consorzio italiano biogas ed è andata oltre, certificando altre componenti del settore energetico, come le biomasse. In pellet, legna da ardere e così via, certifichiamo non solo le caratteristiche del prodotto ma, soprattutto, che provenga da coltivazioni sostenibili. Si tratta di un aspetto che può apparire secondario ma che, parlando di 'rinnovabili', è invece fondamentale"
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Alla luce del decreto biometano, avete un piano per riconvertire i trattori dove possibile?
"No. Non ci sono misure in questo senso. Col decreto biometano si aprono nuove e grandi possibilità per le imprese agricole, perché fornisce loro la possibilità di immettere biometano in rete e utilizzarlo per l'autotrazione. Qui si possono trovare spazi molto interessanti per le grandi imprese agricole, i consorzi, e per tutti quei soggetti che sono in grado di avere una produzione costante nel tempo, di poter vendere la loro produzione, cosa non così semplice in precedenza. Il prezzo del metano per autotrazione alla pompa è intorno a un euro, il che dà ampi margini economici per la produzione di biometano da scarti reflui. Non dimentichiamo che le aziende agricole sono su tutto il territorio nazionale e potrebbero costituire una rete molto capillare per la vendita di questo carburante. Il biometano è perfettamente compatibile con il gas naturale, ma mentre estrarre gas dal sottosuolo è estremamente dannoso per l'ambiente, produrlo oggi non lo è affatto e ridurrebbe le importazioni".

Per quale motivo avete aderito al sistema "biogasfattobene" del Cib, invece di sviluppare un disciplinare proprio di Enama, adatto alla realtà dell'azienda agricola media italiana?
"Il Consorzio italiano biogas ha sviluppato un primo disciplinare, che noi abbiamo discusso con tutte le filiere. Con queste abbiamo deciso di partire con una prima certificazione che presenta degli aspetti positivi e altri che necessitano di miglioramenti. Si tratta dunque di un primo lavoro condiviso da tutti, suscettibile di modifiche nel tempo, a cui il Cib ha dato un contributo fondamentale. L'alternativa era non avere nulla.

Va considerato che, a parte i singoli adempimenti di legge, si tratta della prima certificazione su impianti biogas a livello mondiale. Questo primo disciplinare è stato fortemente apprezzato anche all'estero. Sulla sua base abbiamo stipulato, ad esempio, un accordo con l'associazione indiana del biogas che va verso una qualificazione anche dei loro impianti.
All'accusa di aver fatto un lavoro tagliato per le grandi aziende posso rispondere che noi certifichiamo impianti di tutte le dimensioni. È ovvio che la grande realtà, rispetto alla piccola, abbia maggiori strumenti per operare al meglio, ma grazie alla tecnologia oggi disponibile, anche quella piccola ha una serie di opportunità data dall'abbassamento della soglia di convenienza negli ultimi venti anni"
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Altro tema 'caldo': la revisione obbligatoria.
"La revisione è un tema molto dibattuto. Mettiamo insieme due numeri: in Italia abbiamo un parco macchine di circa 1 milione e 500mila trattori. Ipotizziamo anche che buona parte di questi - le macchine più vecchie - sia utilizzato ormai esclusivamente come generatore di potenza fisso e che il dato reale sia poco più di 1 milione.
Con vendite annue sotto i 20mila trattori, per rinnovare completamente questo parco circolante servono poco più di cinquanta anni. Da questo semplice calcolo emerge la fotografia di un parco estremamente obsoleto, dove le protezioni sulle macchine non funzionano più al meglio o dove le stesse macchine hanno subito interventi di manutenzione non sempre impeccabili. In questi casi la prestazione generale del mezzo, inclusa la sicurezza, può essere ridotta e la revisione deve servire a far sì che i requisiti minimi del trattore, da un punto di vista di sicurezza e prestazionale, siano mantenuti nel tempo.

Partendo da questa premessa, peraltro generalmente condivisa, si apre tutta una serie di dibattiti tra chi vuole vendere che potrebbe vedere nella sicurezza un modo di vendere di più e chi vuole continuare a utilizzare, che potrebbe vedere nella revisione un problema.
A mio avviso il corretto punto di incontro dovrebbe essere in una revisione che vada a controllare solo quello che realmente serve e costi cifre ampiamente accettabili. Una revisione del genere consentirebbe di avere una attestazione statale di rispondenza di un mezzo alle normative, offrendo una garanzia all'imprenditore agricolo e mettendolo al riparo da una serie di conseguenze in caso di infortunio. Una revisione del genere, che può costare fino a 150 euro ma che vale cinque anni, sarebbe un ottimo investimento per le imprese agricole e consentirebbe di rimettere in piena efficienza tutta una serie di macchine che magari oggi non lo sono.
In Spagna la revisione si fa da tanti anni e ha portato a una qualificazione dell'agricoltura"
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Il trattore di nonno funziona ancora bene! Vuoi vedere che se non passa la revisione non me lo fanno più usare?
"Enama ha presentato su questo tema un documento, sottoscritto da tutti i suoi soci, in cui si individuavano le parti critiche su un trattore. Da questo emergono una serie di scenari, che vanno dalla macchina di età media che deve fare piccoli adeguamenti che può essere data in modo del tutto illegale a un dipendente con tutti i rischi del caso, oppure riportata alla piena efficienza, con tanto di certificazione, con una piccola spesa, sino alla macchina molto vecchia e totalmente inefficiente, che non passerà mai la revisione. Questa macchina, quella di nonno per intenderci, però, prima o poi dei problemi li darà e potrebbero essere molto seri se diventa causa di un infortunio.

Chiaramente la revisione deve essere fatta a prezzi calmierati, controllando solo elementi fondamentali quali la frenatura, lo sterzo o la struttura di protezione… considerando diverse variabili abbiamo previsto delle soglie di tolleranza e, penso di poter affermare, abbiamo raggiunto con quel documento un compromesso più che accettabile per tutti. Non a caso è stato condiviso da tutti i nostri soci, dai costruttori ai venditori, agli utenti"
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Come si declina l'innovazione agricola nella prospettiva di Enama?
"Ogni attività deve avere un'innovazione; non averla significa fermarsi completamente. A nostro avviso l'agricoltura sta vivendo un'innovazione molto più grande di quella che immaginiamo. Quei bei filmini della macchina che si muove da sola sono molto interessanti, perché testimoniano che l'agricoltura sta diventando intelligente seguendo un percorso che ricorda quello dell'automobile, dove si è passati dalla pura meccanica con una manciata di componenti elettrici a centraline elettroniche programmabili.

Il fatto è che nel settore primario si è andati molto più avanti, con l'agricoltura di precisione che rappresenta la principale innovazione. La precision farming è costituita da tutta una serie di dispositivi che stanno cominciando a dialogare tra loro seguendo un'unica regia. Noi, ad esempio ci occupiamo di Isobus, il protocollo di dialogo tra trattrici e operatrici, ma in grado di dialogare anche con droni, centri aziendali… Dall'Isobus parte una serie di informazioni infinita, ma la tecnologia sta andando oltre. Ora si può sapere dove ci saranno certe produzioni, con quale livello qualitativo e, soprattutto, quantitativo. Questo consente di fare i prezzi dei prodotti sui mercati agricoli con notevole anticipo e introduce un elemento che dovrà interessare il decisore politico, giacché c'è il rischio che pochi soggetti si ritrovino a gestire tutto il settore primario.

A livello tecnico Enama certifica tutta la tecnologia Isobus, certificando i centri che rilasciano le certificazioni. Per farlo abbiamo un accordo con il Consorzio Af, che ha sviluppato la tecnologia Isobus e ne detiene il brevetto.
Quella dell'agricoltura di precisione è una innovazione che aiuta molto l'agricoltore delle grandi aziende e delle piccole, sia che si rivolgano all'agromeccanico, sia che vogliano fare degli interventi direttamente. È qualcosa di molto complesso, ma con un'interfaccia molto semplice per l'utente.

Altro elemento innovativo utile alla conduzione di un'impresa agricola è il drone. Il suo uso principale è quello del telerilevamento, con immagini di risoluzione maggiore e a prezzi minori rispetto a quelle ottenibili dal satellite. Per quanto riguarda gli interventi, il drone può farne alcuni, come quelli antiparassitari, ma sempre a livello molto localizzato. Proviamo a immaginare un vigneto: oggi, con la tecnologia tradizionale, se si presuppone che ci siano le condizioni per lo sviluppo di una patologia, si va con l'atomizzatore attaccato al trattore e si fa il trattamento; questo si traduce in X costi e Y prodotti fitosanitari dispersi nell'ambiente. Col drone è possibile ottenere immediatamente un'immagine, capire dove sono i focolai della patologia e fare un trattamento mirato.

Noi ancora non abbiamo preso in considerazione la certificazione dei droni. Una cosa però va fatta - e su questo abbiamo sensibilizzato il ministero - ed è la predisposizione di schede tecniche. Sui droni, così come su tutta l'agricoltura di precisione, chi oggi si occupa della divulgazione presso gli operatori è colui che vende il prodotto. Noi dobbiamo fornire degli strumenti che consentano di capire in modo chiaro quando quella tecnologia, nello specifico quel drone, è utile a conseguire dei vantaggi competitivi rispetto alla tecnologia tradizionale. Questo lavoro ancora manca. Anche nell'ambito dei Psr si danno degli incentivi sull'agricoltura di precisione e sulle sue tecnologie, tra cui anche i droni, ma non si sa quando il loro utilizzo sia effettivamente conveniente. Preparare delle schede per tutte le varie tecnologie che riportino i casi in cui lo siano o meno, sarebbe molto utile. Per chi offre dei servizi, come gli agromeccanici, con i droni si aprono opportunità enormi: il servizio non sarà solo l'aratura, la lavorazione del terreno o il trattamento. Gli agromeccanici hanno dei magnifici e assolutamente trasparenti prezzari per le loro lavorazioni; mi piacerebbe vedere comparirvi, con un costo ben determinato, l'uso del drone in determinate situazioni"
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Quale è il ruolo del web nell'agricoltura e come può contribuire alla sicurezza degli operatori?
"La rete può contribuire come strumento di trasparenza. Tutto ciò che si trova sulla rete è estremamente trasparente, comprese le informazioni non corrette o i veri e propri fake. La rete può però essere un modo per rendere fruibili da subito delle informazioni e delle pratiche corrette. 
Noi abbiamo una serie di video e di informazioni che sfruttano la rete per la loro diffusione e che, se dovessero essere stampate, richiederebbero costi enormi e non riuscirebbero a raggiungere tutti. Avendole messe in rete, invece, chiunque si colleghi può avere subito l'informazione e la notizia che cerca, sapendo immediatamente come comportarsi in una determinata situazione. In questo senso si tratta senza dubbio di uno strumento estremamente utile, efficiente ed economico. Enama prevede di sviluppare molto nei prossimi anni il web come elemento di informazione e strumento per la formazione e stiamo realizzando a tal fine tutta una serie di moduli formativi adatti"
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Come sarà l'agricoltura tra cinquanta anni?
"Tra cinquanta anni avremo, penso, due tipologie di imprenditore agricolo: la persona che fa l'agricoltore e l'imprenditore agricolo. 
Il primo è qualcuno che ha fatto altro nella vita e per passione si dedica all'agricoltura. È una figura più vicina all'agricoltore inteso nel senso più romantico.
Il secondo, l'imprenditore agricolo vero e proprio, sarà invece un soggetto che farà delle scelte imprenditoriali su come utilizzare la sua terra e cosa seminare, ma che appalterà tutti i lavori agli agromeccanici, occupando la maggior parte del proprio tempo a pensare a come vendere il suo prodotto e a valorizzarlo qualitativamente sul mercato. Non passerà più il suo tempo sui campi; per lui lo farà l'agromeccanico che gli garantirà la massima professionalità operativa e la possibilità di programmare la sua attività basandosi su costi certi.

Sarà questa la grande trasformazione a cui secondo me assisteremo; una trasformazione in parte già in atto da parte delle giovani generazioni"
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L'agricoltura vista con gli occhi dei protagonisti del settore.
Per i 30 anni di Image Line abbiamo voluto dar voce ai principali Istituti, Confederazioni e Associazioni che, dall'agrimeccanica all'agroalimentare, passando per la zootecnia, hanno tracciato il quadro presente e futuro del settore primario

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