Mais, granella a 20 tonnellate/ettaro? Risultato possibile

A Robbiano di Mediglia (Mi) sono stati presentati i risultati del progetto Combi Mais 3.0. L'obiettivo? Produrre 20 tonnellate di granella di qualità ad ettaro. AgroNotizie ha visitato i campi di prova

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Mario Vigo, presidente di InnovAgri
Fonte foto: InnovAgri

Con gli attuali prezzi riconosciuti agli agricoltori per granella e trinciato, molte aziende agricole cercano di stringere sui costi di produzione, limitando al minimo indispensabile l'uso di agrofarmaci e scegliendo sementi a buon mercato.
Il progetto Combi Mais Idrotechnologies prova a dimostrare l'esatto contrario: per estrarre reddito dal terreno bisogna investirci, utilizzando i migliori prodotti in modo da avere produzioni eccellenti che coprano i costi di produzione e generino profitto per l'agricoltore.

Al progetto Combi Mais partecipano alcuni giganti dell'agricoltura tra cui Syngenta, Kuhn, Unimer, Cifo e Netafim.
L'obiettivo è quello di arrivare a produrre in un ettaro "20 tonnellate di granella di qualità in modo sostenibile" seguendo un protocollo di produzione ad hoc.
Al terzo anno di vita Combi Mais ha sfiorato questo obiettivo. I risultati della trebbiatura sono stati presentati a Robbiano di Mediglia (Mi) all'interno dell'azienda agricola Folli, dei fratelli Vigo, che sono tra i promotori del progetto.
 

Nell'azienda agricola Folli sono stati dedicati al progetto ventotto ettari. Per raggiungere l'obiettivo delle venti tonnellate di granella è stata usato il meglio per quanto riguarda genetica, lavorazione del terreno, nutrizione, irrigazione e difesa.
Il campo è stato diviso in quattro appezzamenti. Due sono stati seminati con una densità media di 7,4 semi/m2 e irrigati a scorrimento. Mentre gli altri due, con un impianto di subirrigazione, avevano una densità media di 8,6 semi/m2.
Il terreno è stato lavorato con la tecnica della minima lavorazione per rispettare al massimo la struttura del suolo, contenere i fenomeni erosivi e non danneggiare l'impianto di subirrigazione in due delle quattro parcelle.
 

Il terreno è stato concimato con Flexifert 10.0.20 di Unimer alla dose di 300 chilogrammi/ettaro. Cifo ha fornito il concime Granverde Top Start, distribuito alla semina alla dose di 20 chilogrammi/ettaro. Mentre Syngenta ha messo in campo il suo ibrido di mais di punta, il Sy Brabus, conciato con Force 20CS e Celest.
Per il diserbo in pre-emergenza e post-emergenza precoce è stato invece usato Lumax e Elumis insieme a Dual Gold.
Alla settimana 21 è stato impiegato un concime azotato, il Super Azotek N32 alla dose di 300 chilogrammi/ettaro.
Mentre negli gli impianti di subirrigazione è stato utilizzato Idrofloral 35.3.8 e Idrofloral 15.10.30.

Per finire sono stati usati Quilt Xcel e Kendo Bi-Active di Syngenta per sostenere la fisiologia della pianta e proteggerla dalla piralide. Mentre Sinergon 2000 a 2 chilogrammi/ettaro ha lavorato come antistress e biostimolante.

Insomma, alle piante di mais non è stato fatto mancare nulla. Ma quali sono stati i risultati della trebbiatura? La produzione è stata in media di 15,9 tonnellate ad ettaro, un risultato di tutto rispetto e sopra la produzione media aziendale (13,5 tonnellate/ettaro). Ma è interessante andare a vedere le differenze tra le varie parcelle.

Nella parcella con impianto di fertirrigazione e densità del seme a 9,4 si è raggiunta la produzione di 180,17 quintali per ettaro. Molto vicina alle 20 tonnellate obiettivo di Combi Mais.
La differenza, oltre la densità di semina, l'ha fatta l'impianto di fertirrigazione, che ha permesso alla pianta di non andare mai in stress idrico e avere sempre nutrimento. La quantità è scesa a 175,02 dove è stato seminato a 7,9 piante per metro quadro con la sola subirrigazione.

Ha tenuto bene anche la parcella irrigata a scorrimento e seminata con una densità di 7,2 piante per metro quadro che ha prodotto 177,07 quintali. Mentre la parcella che ha fatto peggio è quella con densità a 7,7 che ha prodotto 153 quintali.
In questo caso nonostante una densità maggiore, la parcella ha prodotto di meno perché ad agosto non è stato irrigato, come consuetudine. Ma la coda di calore agostana, con l'assenza di piogge, avrebbe richiesto una terza bagnatura, effettuata nella prima parcella.

I dati dimostrano inoltre che una densità maggiore non si traduce sempre in una produzione più elevata, questo perché molto dipende dalla qualità del terreno, dall'apporto idrico e dalla precessione colturale.
 

Un dato positivo riguarda la sanità della granella. Le analisi condotte su tutte le parcelle hanno rilevato una assenza totale di micotossine.
Questa garanzia, unita al fatto di aver usato una genetica pensata per l'industria molitoria, ha permesso di vendere il prodotto al Molino fratelli Martini ad un prezzo premium, concordato prima della semina, di 200 euro a tonnellata.

Il ricavo è stato dunque di circa 89mila euro, mentre il costo di produzione medio è stato di 1.800 euro/ettaro (più alto nelle parcelle in fertirrigazione, dove pesa anche l'ammortamento dell'impianto) per un totale di 50.377 euro.
Il profitto è dunque di 38.623 euro, pari a 1.379 euro ad ettaro.

E se l'azienda Folli avesse lavorato come faceva prima di Combi Mais, proteggendo lo stretto indispensabile e irrigando per aspersione o scorrimento? Il ricavo si sarebbe aggirato intorno ai 675 euro ad ettaro. Meno della metà.

Con questi dati ogni maidicoltore può fare i suoi calcoli e scegliere la strategia migliore per il suo campo. Quello che emerge però è che i maggiori costi di produzione corrispondono ad un aumento delle rese e della qualità della granella.

La maiscoltura italiana soffre del problema delle micotossine che degradano la qualità della granella rendendola spesso inadatta all'alimentazione umana e addirittura a quella animale. Questo comporta una perdita economica notevole.

A settembre 2015 alla Borsa di Milano la granella alimentare era quotata 186 euro a tonnellata, il nazionale zootecnico a 173, mentre quello energetico a 124.
Produrre una granella di qualità e stipulare accordi di filiera è essenziale per proteggere il reddito, anche in annate difficili, come spiega il professore Amedeo Reyneri, dell'Università degli studi di Torino - Disafa (dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari).